La malattia di Felicity Lott

Il grande soprano britannico ha rivelato alla BBC di essere malata terminale di cancro

SN

13 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Felicity Lott (Foto Trevor Leighton)
Felicity Lott (Foto Trevor Leighton)

Il grande soprano britannico Felicity Lott ha annunciato di essere affetta da un cancro terminale, scegliendo di parlarne pubblicamente con una serenità e una lucidità che hanno colpito il mondo della musica. In un’intervista concessa alla BBC, la cantante ha raccontato di aver ricevuto la diagnosi pochi mesi dopo aver organizzato un’asta benefica dei suoi abiti di scena destinata agli hospice del Sussex. «È piuttosto ironico», ha detto con il tipico humour che l’ha sempre contraddistinta: pensava di raccogliere fondi per i malati e si è ritrovata a dover programmare il proprio ricovero in una struttura di cure palliative. Lott ha spiegato di convivere con la malattia da quasi un anno e di sentirsi, paradossalmente, ancora piena di energia grazie alle terapie steroidee: «Sono felice in questo momento. Non voglio che nessuno sia triste per me, perché mi sto divertendo moltissimo». Parole pronunciate senza enfasi tragica, ma con quella grazia naturale che ha sempre fatto di lei una figura amatissima, ben oltre il ristretto mondo dell’opera.

Nata a Cheltenham nel 1947, dama dell’Impero britannico dal 1996 e insignita anche della Legion d’onore francese, Felicity Lott è stata una delle più raffinate interpreti del repertorio tedesco e francese della seconda metà del Novecento. Il suo nome resta indissolubilmente legato alle opere di Richard Strauss, di cui incarnò con eleganza aristocratica e malinconica umanità alcune delle figure femminili più memorabili. Storica la sua Marschallin nel Rosenkavalier, soprattutto nelle leggendarie recite dirette da Carlos Kleiber: interpretazioni diventate di culto per equilibrio stilistico, intensità emotiva e naturalezza teatrale. Ma Lott seppe reinventarsi anche negli anni della maturità, mostrando un irresistibile talento comico nelle operette di Jacques Offenbach, in particolare in La Belle Hélène e La Grande-Duchesse de Gérolstein. Sul palco univa charme, autoironia e una recitazione scintillante, sempre percorsa da quel sense of humour tipicamente britannico che le permetteva di prendere in giro anzitutto se stessa. Celebre la sua capacità di smontare ogni atteggiamento divistico con una battuta improvvisa o con racconti pieni di autoironia sulla propria altezza, sulla timidezza giovanile e sul fatto di essersi sempre sentita, parole sue, «una specie di scusa ambulante».

Nell’intervista radiofonica alla BBC, la cantante guarda oggi alla propria esistenza con gratitudine più che con rimpianto. «Ho avuto una vita meravigliosa», racconta, ripensando alle tournée nei grandi teatri del mondo, agli incontri, agli amici, ai musicisti conosciuti lungo il cammino. «Che fortuna straordinaria ho avuto», dice ancora, quasi stupita. Ed è forse proprio questo il tratto più toccante del suo commiato pubblico: nessuna retorica, nessuna richiesta di compassione, ma il desiderio di continuare a fare del bene — anche attraverso l’asta dei suoi celebri abiti di scena — e di lasciare un ultimo messaggio di leggerezza. Una leggerezza che, per decenni, ha illuminato il teatro musicale europeo e che oggi accompagna con discrezione anche il racconto della sua malattia.