Una nuova edizione degli scritti di Hans Swarowsky
Sempre a cura di Manfred Huss, la nuova edizione presenta un approccio più scientifico e passa da 300 più di 700 pagine
04 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Nel 1979 usciva per i tipi della Universal Edition di Vienna la prima edizione dell’antologia di scritti di Hans Swarowsky (1899–1975) Wahrung der Gestalt. La silloge curata da Manfred Huss – uno degli ultimi allievi del direttore d’orchestra austriaco – comprendeva allora circa 300 pagine.
Gli scritti di Swarowsky godono ancora oggi di grande risonanza tra gli studenti e le studentesse di direzione d’orchestra e teoria musicale. La Fondazione Claudio Abbado (il direttore italiano è stato con Zubin Metha e Giuseppe Sinopoli tra gli allievi più celebri di Swarowsky) aveva annunciato anni fa il progetto di una traduzione italiana del libro. Dei vari progetti di traduzione tuttavia solo quello in lingua spagnola è andato a buon fine (Dirección de orquesta, defensa de la obra, Real Musical, Madrid 1988), mentre una traduzione in lingua inglese è da anni in attesa di finalizzazione. Di fronte a questa situazione di intrecci e complicati processi editoriali, la sorpresa nell’apprendere della realizzazione di una nuova edizione completamente riveduta e ampliata del testo è stata più che grande.
Anche la nuova edizione, presentata lo scorso settembre dalla Universal Edition di Vienna, è stata curata da Huss, ma se la prima edizione di pagine ne aveva 300, questa nuova ne vanta più di 700. E anche il titolo dell’antologia è stato ampliato: Wahrung der Gestalt. Ästhetik der Interpretation – Kunst des Dirigierens (Rispetto della forma. Estetica dell'interpretazione – Arte della direzione d'orchestra).
In seguito alla prima uscita del libro, Christoph von Dohnányi aveva definito la pubblicazione il più importante trattato di teoria musicale dai tempi di Schönberg. E prima di morire, lo scorso settembre, Dohnányi era ancora riuscito a scrivere una breve introduzione, più un ricordo personale, ad apertura della nuova edizione. Lo stesso ha fatto anche Mehta, che negli ultimi anni aveva spesso approfittato di occasioni pubbliche e ufficiali per ricordare l’importanza e l’influsso del direttore austriaco.
«La nuova edizione – spiega il curatore Huss – esplora il pensiero di Swarovsky in un contesto contemporaneo, ampliandone la prospettiva sull’interpretazione, l’analisi e la pratica». Nell’antologia si trovano analisi dettagliate di alcune opere del repertorio, ma anche disquisizioni attorno ad alcune delle mansioni storiche del direttore d’orchestra e su alcuni dei concetti fondamentali dell’interpretazione musicale (per esempio sulle relazioni tra i tempi o sulla Taktgruppenanalyse, la tecnica di dirigere per periodi tipica della teoria dell’interpretazione musicale della Seconda Scuola di Vienna). La nuova edizione si distingue dalla prima per il suo approccio più scientifico, includendo molteplici note a piè di pagina, ma soprattutto – su suggerimento esplicito di Dohnányi – allegando sistematicamente al testo in partitura o spartito gli esempi musicali discussi. Inoltre, rispetto alla prima edizione, figurano 16 nuovi capitoli, con proposte di analisi di opere come Till Eulenspiegel, Fidelio e Die Fledermaus.
Il problema principale dell’antologia, quello che già si poteva riscontrare nella prima edizione, tuttavia è rimasto irrisolto: Wahrung der Gestalt non è un’edizione critica dei tantissimi scritti di Swarowsky e la silloge non chiarisce in maniera trasparente come siano stati messi assieme i testi pubblicati, spesso ottenuti mischiando e raggruppando tematicamente diverse fonti, senza tener però conto dei vari scopi che le fonti originali perseguivano. Per capirci: un programma di sala è diverso da una lettera o da un saggio. Tra le fonti usate, per esempio, figurano anche trascrizioni di nastri magnetici di un ciclo completo di lezioni tenute da Swarowsky nel suo ultimo anno di insegnamento (anno accademico 1974–1975).
Negli anni Trenta, Swarowsky e Richard Strauss (che di Swarowsky allora era mentore) avevano cominciato a concepire un trattato dedicato alla direzione d’orchestra. Questo libro rimase allo stato di abbozzo. Con Wahrung der Gestalt si cerca quasi di immaginare come potrebbe essere stato questo libro mai pubblicato. Da un punto di vista filologico, l’operazione editoriale è senz’altro problematica, ma i singoli capitoli di Wahrung der Gestalt, se presi con spirito analitico e coscienza storica (per esempio quando Swarowsky esalta l’ideologia della Werktreue), rappresentano una fonte di apprendimento e approfondimento che in effetti – come già aveva notato Dohnányi – ha poca concorrenza.