San Francesco illumina il Ravenna Festival
Angelo Nicastro racconta il versante più “classico” del programma, guardando anche all’appendice autunnale dedicata a Mozart
15 maggio 2026 • 7 minuti di lettura
Mancano ormai pochi giorni dall’inaugurazione del Ravenna Festival 2026, manifestazione giunta alla sua XXXVII edizione e che sarà aperta dal concerto di giovedì 21 maggio con protagonista la violinista Anne-Sophie Mutter, solista nel Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Ludwig van Beethoven, affiancata dalla Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko.
Per approfondire i caratteri del versante più “classico” di un programma che ha per titolo il verso dantesco “Nacque al mondo un sole” – dal Paradiso (XI, 50) – rendendo omaggio a Francesco d’Assisi nell’800° anniversario della morte, abbiamo rivolto qualche domanda ad Angelo Nicastro, storico direttore artistico che ha condiviso la conduzione del festival dal 1998 fino allo scorso anno con Franco Masotti e che da questa edizione viene affiancato da Anna Leonardi.
In occasione dell’ottavo centenario dalla morte di Francesco d’Assisi, il Ravenna Festival omaggia il santo patrono d’Italia adottando il verso dantesco “Nacque al mondo un sole” come titolo. Qual è il significato di questa dedica?
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«L’occasione storica dell’ottavo centenario della morte di San Francesco non poteva sfuggire ad un festival che da sempre è in ascolto della realtà nel tentativo di leggere l’attualità a partire dalla ricchezza delle radici storiche e culturali della città di Ravenna e attraverso l’espressione dei più diversi linguaggi artistici. Il ruolo centrale che Francesco ricopre nel Paradiso di Dante e i personali legami del sommo poeta col francescanesimo – la figlia Antonia fu Clarissa a Ravenna nel Monastero di Santo Stefano degli Ulivi col nome di suor Beatrice; lui stesso è assai probabile appartenesse, come anche Giotto, all’ordine terziario francescano; Chiara da Polenta, della potente famiglia ravennate che accolse il poeta esule, fondò il convento di Santa Chiara, oggi sede del Teatro Rasi che ne conserva l’abside, i cui affreschi di scuola giottesca sono custoditi al Museo Nazionale di Ravenna: da essi è tratta l’immagine di copertina del nostro programma/catalogo – ci hanno indotto a studiare progetti e percorsi attorno a questo evento a partire dal titolo tratto dall’XI canto del Paradiso che è una sfida per il nostro oggi: cosa porta questo sole nel mondo di oggi, quali prospettive, quali cambiamenti, quale richiamo rappresenta Francesco ancora per noi? Il suo radicale abbraccio della povertà è una scelta di libertà da tutto ciò che rende schiavi e dipendenti dal desiderio di possesso, dalla brama di potere che porta alla prevaricazione e alla violenza, alle discriminazioni, alle guerre che sconvolgono il nostro mondo. A imitazione di Cristo ha generato un nuovo umanesimo, un modo nuovo di accostare con amore gli altri esseri umani, il creato, la vita, e lo ha fatto in modo originale e creativo, usando il linguaggio espressivo del corpo, la musica, la lingua volgare – componendo la prima opera letteraria italiana – fino al teatro: basti pensare all’ideazione del Presepe che vive ancora nella tradizione italiana e napoletana in particolare, e al quale abbiamo dedicato un doppio appuntamento con Antonio Florio e Peppe Barra. I nuovi linguaggi e le produzioni artistiche che sono scaturiti da Francesco e continuano ad ispirarsi a lui costituiscono un patrimonio ricchissimo e prezioso».
Venendo al programma di questa XXXVII edizione, troviamo una significativa presenza di compagini orchestrali e di direttori quali, tra gli altri, Vasily Petrenko e Kent Nagano, oltre naturalmente Riccardo Muti. Come si articola la proposta sinfonica per questo 2026?
«I nostri programmi sinfonici presentano storicamente grandi compagini orchestrali, grandi direttori e grandi interpreti; a volte approfittando di opportunità di tournée, spesso costruendo progetti studiati sui nostri temi. É questo il caso del concerto programmato col Maestro Muti il 7 giugno, che presenterà Nobilissima Visione di Hindemith preceduto da Contemplazione di Alfredo Catalani. Come noto Hindemith fu ispirato per la sua composizione dalla visione degli affreschi di Giotto sulla vita di San Francesco realizzati per la Cappella Bardi in Santa Croce a Firenze. Al termine dell’esecuzione, si rinnoverà il colloquio fra il maestro Muti e Il professor Massimo Cacciari – che già altre volte hanno dialogato assieme al nostro Festival – per la felice circostanza di un libro di Massimo Cacciari dal titolo “Doppio ritratto: San Francesco in Dante e Giotto” che calza perfettamente col nostro tema e la scelta di questo programma»
«Con Kent Nagano – prosegue Nicastro – abbiamo condiviso da anni il sogno di portare, per la prima volta in Italia, il Saint François di Messiaen, e siamo stati ad un passo dall’impresa, con la disponibilità dei Frati Minori Conventuali ad accoglierne una replica nella Basilica Superiore di Assisi. Non abbiamo purtroppo trovato sufficiente disponibilità di sponsor per finanziare un progetto così impegnativo: abbiamo allora deciso di sviluppare un programma attorno al tema della natura e del rapporto col creato, così caro a San Francesco, con 2 grandi capolavori, la Pastorale di Beethoven e Le Quattro Stagioni di Vivaldi rivisitate per orchestra sinfonica dalla talentuosa compositrice uzbeka residente a Berlino Aziza Sedakova, pluripremiata ed eseguita nelle più prestigiose sale da concerto da illustri direttori e grandi orchestre. Muti sarà protagonista di altri 2 concerti: con la sua Orchestra Cherubini il 30 giugno proporrà i ballabili da I vespri siciliani (Le quattro stagioni) preceduti dalla Sinfonia del Nabucco, Il cappello a tre punte di De Falla nel 150esimo dalla nascita del compositore di Cadice e il Boléro di Ravel. Il 2 luglio coi Philharmonic Brass, ensemble di ottoni provenienti dai Berliner e Wiener Philharmoniker, presenterà il programma di musiche italiane recentemente registrato col prestigioso ensemble, proprio a Ravenna, per un CD dal titolo “Italiana”. L’inaugurazione del festival il 21 maggio vedrà – come già ricordato – Vasily Petrenko a capo della Royal Philharmonic Orchestra con Anne Sophie Mutter solista nel concerto di Beethoven per violino e orchestra seguito dalla quinta di Mahler».
Ravenna Festival ha tradizionalmente riservato uno sguardo particolare rivolto al repertorio sacro e, se vogliamo, liturgico. Come si declina quest’anno questa parte del programma?
«Anche quest’anno, nelle splendide basiliche ravennati, risuoneranno grandi capolavori del repertorio sacro: a Sant’Apollinare in Classe Le Poème Harmonique diretto da Vincent Dumestre eseguirà l’11 giugno il Magnificat di Bach, riproponendo lo stesso programma con cui fu presentato per la prima volta dal grande compositore nel Natale del 1723 alla Thomaskirche di Lipsia, inaugurando la sua attività come Thomaskantor, prestigioso incarico che manterrà fino alla morte nel 1750. Nella stessa Basilica di Classe Il coro estone Vox Clamantis, da oltre 15 anni ensemble di riferimento di Arvo Pärt, presenterà il programma del CD And I heard a voice con il quale ha celebrato lo scorso anno i 90 anni del compositore; domenica 14 alle ore 11 poi, animerà una delle nostre liturgie “In Templo Domini” con la Missa IX in canto gregoriano. Nella preziosa Basilica di San Vitale, abbiamo ambientato il concerto di Antonio Florio con la sua Cappella Neapolitana intitolato “Per la nascita del Verbo”, primo dei due appuntamenti “Da Greccio al presepe napoletano” cui ho già fatto cenno, che vedrà al teatro Alighieri, l’indomani, Peppe Barra presentare La cantata dei pastori con un omaggio doveroso a Roberto De Simone che di questi repertori è stato grande valorizzatore: nei 50 anni de La gatta cenerentola esporremo in teatro i costumi originali. Sempre a San Vitale il Coro da Camera del Conservatorio di Ljubljana, vincitore di prestigiosi premi Internazionali e diretto da Ambrož Čopi, metterà a confronto musiche del repertorio sacro della Chiesa Ortodossa e Cattolica. Nella Basilica di San Francesco, diversi appuntamenti legati al centenario francescano con la presenza di Franco Cardini e LaReverdie, Patrizia Bovi con l’ensemble Micrologus e una nuova opera commissionata a Guido Barbieri su musiche di Marcello Fera dedicata all’incontro di Francesco e il Sultano».
Altro elemento ormai tradizionale è rappresentato dalla Trilogia d’Autunno, che quest’anno è dedicata a Mozart. Ce ne vuole parlare?
«Nel 2026 si celebrano anche i 270 anni della nascita di Mozart, un altro sole nato al mondo a illuminare la musica occidentale. Abbiamo scelto di dedicare a lui la nostra tradizionale trilogia autunnale dal titolo “Mozart 1791”, l’anno cruciale in cui si concluse l’arco creativo della sua breve vita e che vide la nascita di grandi capolavori. Accanto a La clemenza di Tito e al Requiem, la regista Chiara Muti creerà un terzo titolo originale a partire dal Flauto Magico intitolato L’ultimo incanto, che racconterà gli ultimi istanti in cui Mozart ripercorre tutta la sua vita. Tutti e tre i titoli vedranno l’Orchestra Luigi Cherubini diretta da Ottavio Dantone».
Lei oggi condivide la direzione artistica con Anna Leonardi, che da quest’anno la affianca dopo il lungo percorso da lei condiviso fin dal 1998 con Franco Masotti. Come sta vivendo questo “passaggio di consegne”?
«La direzione artistica di Ravenna Festival è sempre stata a più mani, sia per la complessità dei tanti linguaggi e progetti, sia perché è sempre stata pensata come frutto di una collaborazione di più menti e personalità diverse, coinvolte in un progetto comune, ambizioso e interdisciplinare, a partire dalla valorizzazione della storia e della identità di una città che fu Capitale dell’Impero d’Occidente. La convivenza di persone dalla spiccata personalità è stata possibile in tutti questi anni perché ciascuno si è sentito innanzitutto al servizio, posizione che produce arricchimento; l’individualismo invece crea personalismi che dividono. Anna Leonardi si è pienamente inserita in questo clima calandosi in questa prospettiva. Abbiamo lavorato bene assieme. Quello che si prospetta ora, più che un passaggio di consegne, è un passaggio generazionale che certamente aprirà orizzonti nuovi nel solco di un percorso consolidato».