Visioni di Rob
La prima mondiale di Rob Mazurek’s Earth Sun Sky Cloud ad Area Sismica presso Lupo
16 aprile 2026 • 2 minuti di lettura
Lupo, Lido di Savio (Ravenna)
Rob Mazurek’s Earth Sun Sky Cloud
03/04/2026 - 03/04/2026Torna in Romagna l’astrattista (così si definisce sul suo sito) Rob Mazurek, dopo l’ottimo concerto di Exploding Star Orchestra del marzo 2024 al Teatro Bonci di Cesena, per presentare in prima mondiale la composizione The Desert Suite.
Earth Sun Sky Cloud è un progetto multidisciplinare e immersivo che indaga il deserto texano di Marfa, dove Mazurek vive, e l’ambiente cosmico circostante: è un lavoro composto tra 2024 e 2025 che mette insieme scultura, luce, pittura e suono, fortemente influenzato dalla sua serie Desert Encrypts e dall’ambiente sperimentale del suo studio. In quest’occasione il trombettista si presenta in quartetto con un’internazionale come sempre di alto lignaggio: Ingebrigt Håker Flaten al contrabbasso, Hamid Drake alla batteria, sostituto last minute di Gerald Cleaver, e Pasquale Mirra al vibrafono, con Mazurek anche a cornetta e elettronica.
Il clima è quello che già conosciamo delle composizioni del musicista del New Jersey: torrido e rigoglioso, zeppo di rimandi alla storia della Great Black Music, in particolare alla parabola di Don Cherry; la sezione ritmica libera, mobile e irrequieta mette tempo nel temporale e Mirra ha campo libero per esprimersi, i temi di Mazurek hanno quel modo peculiare e riconoscibile nell’intenzione e nella costruzione: angolari e al tempo stesso melodici, sguscianti e sempre nel groove; il leader lavora spesso in sottrazione, mentre si impone nel suo magistero pugnace e denso il beat incalzante e selvatico di Flaten, una vera forza della natura al contrabbasso (ci piace osservare che indossa una t-shirt dei Discharge, storica band dell’hardcore punk inglese).
Si apre poi una parte più astratta dove Mazurek interviene con suoni distanti da fantascienza in bianco e nero che portano dritti a Sun Ra. Poi, come oramai di consueto da alcuni anni a questa parte, più che cantare, il nostro invoca, convoca forze celesti, con una voce volutamente ruvida, quasi sgraziata, con vocalizzi che accentuano l’intenzione cosmica di questo jazz elettrico e libero. Intanto una fauna brulicante non smette di muovere coda, zampe e mandibole nel sottobosco di una foresta pluviale trafitta da lampi di luce. “Veniamo tutti dalle stelle”, dice il compositore quando si rivolge al folto pubblico: uno space gospel che talvolta declina in una specie di ethio jazz da un universo parallelo, spesso in un’Africa che è intenzione e chimera prima che luogo geografico, in taluni frangenti per verità di cronaca anche in un’improvvisazione un poco tirata per le lunghe.
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I musicisti hanno talento da vendere e molta voglia di suonare e infatti il concerto dura tanto; gli possiamo senz’altro perdonare qualche sbrodolamento, alla luce di alcuni momenti davvero notevoli, soprattutto nella prima parte.
La programmazione di Area Sismica presso Lupo prosegue con altri appuntamenti di primo piano: segnaliamo Satoko Fujii in quartetto il 19 aprile, il trio di Robyn Schulkowsky, Joey Baron e Otomo Yoshihide il 1 maggio, e il 3 maggio Jim O’Rourke, Eiko Ishibashi e Christian Fennesz.