Torna a vivere “La donna selvaggia” di Carlo Coccia al festival “Il Belcanto ritrovato”

Nella Corte Malatestiana di Fano, con la salda concertazione di Enrico Lombardi

MB

31 agosto 2026 • 4 minuti di lettura

Martiniana Antonie (mezzosoprano) e Paolo Nevi (tenore).(Foto Luigi Angelucci)
Martiniana Antonie (mezzosoprano) e Paolo Nevi (tenore).(Foto Luigi Angelucci)

Corte Malatestiana, Fano (PU)

La donna selvaggia

25/08/2026 - 25/08/2026

Il festival “Il Belcanto ritrovato” è giunto alla sua quinta edizione, distribuita fra il 19 e il 29 agosto 2026 nelle città di Urbino, Fano, Pesaro e Filottrano. Radicato sin dalle origini nella regione Marche, continua valorosamente la sua opera di rivalutazione dei compositori che oggi diciamo “minori”, ma che furono protagonisti alla loro epoca nel panorama dell’Ottocento italiano. La vicinanza geografica e temporale con il Rossini Opera Festival lo ha da subito qualificato come una sorta di complemento alla celebrata manifestazione pesarese, capace di farci conoscere il contesto artistico in cui nacque e si sviluppò l’unicità rossiniana.

Accanto a concerti cameristici, dove spuntano nomi che fin i repertori enciclopedici a fatica conoscono (quest’anno abbiamo sentito, fra gli altri, Albertini, Bornaccini, Bonamici, Bittoni), la serata clou del festival recupera ogni anno un titolo operistico importante ma dimenticato dal tempo. Dopo Pietro Generali, Luigi Ricci, Lauro Rossi e Giovanni Pacini, è toccato questa volta a Carlo Coccia, con La donna selvaggia (1813) su libretto di Giuseppe Maria Foppa.

Ottima la scelta: l’opera è contemporanea al Tancredi e a L’italiana in Algeri di Rossini, condividendo con quest’ultima anche i primi interpreti nel medesimo teatro veneziano, a poche settimane di distanza (la commissione d’urgenza dell’Italiana a Rossini derivava proprio dal ritardo di Coccia nel consegnare all’impresario la Donna selvaggia). L’ascolto è dunque di grande interesse. Fin dalla sinfonia, la partitura di Coccia pullula di stilemi sonori che siamo soliti riconoscere come rossiniani e che dovremmo invece cominciare a dire tipici dell’opera italiana di primo Ottocento. Così come il libretto è pieno di sintagmi verbali che si ritrovano identici nei libretti coevi, ecco che nel canto, ma ancor più nell’accompagnamento orchestrale, si rincorrono gesti musicali a noi noti dalle opere rossiniane degli stessi anni.

Il raffronto, nel caso specifico, si fa ancor più interessante in quanto il librettista Foppa, dopo aver trattato una prima volta il soggetto della moglie ingiustamente condannata nella sua tragedia Matilde (1800), lo riprese in ben tre libretti successivi: la farsa semiseria in un atto L’inganno felice per Rossini (1812), il dramma eroicomico La donna selvaggia per Coccia (1813), il dramma serio Sigismondo per Rossini (1814). Il primo atto scritto per Coccia corrisponde all’antefatto dei due libretti rossiniani e viene gestito da Foppa con poca chiarezza narrativa, mentre il secondo atto cede impietosamente al confronto con quanto elaborato negli altri due testi. Insomma, si tratta di un libretto assai deludente, che non impedì tuttavia alla Donna selvaggia di rimanere sulle scene per un decennio, grazie evidentemente alla musica di Coccia e alla valentìa dei suoi interpreti.

La prima ripresa dell’opera in epoca moderna, proposta dal “Belcanto ritrovato” nell’edizione della partitura approntata da Mario Varela Crespo sulla base della partitura autografa, è stata destinata alla Corte Malatestiana di Fano. Di grande interesse il cast vocale femminile. Martiniana Antonie, protagonista dell’opera, è un vero mezzosoprano (e non il solito soprano “corto”), con timbro caldo e morbido, pienamente a suo agio nella parte concepita per la celebre Marietta Marcolini, fra il canto espressivo e la rapida vocalizzazione. Applauditissima Paola Leoci come seconda donna soprano, grazie anche a un’aria pirotecnica spuria, aggiunta sull’esempio di una ripresa napoletana dell’opera. Inadeguato invece al suo compito il basso Alessandro Abis nella parte da coprotagonista che fu di Filippo Galli: se da un lato padroneggia il canto di coloratura, risulta purtroppo impacciato nella delineazione scenica di un duca altezzoso e protervo. Il tenore Paolo Nevi ha certamente bel timbro e amplissima estensione, penalizzata però da acuti estremi spesso calanti. Il baritono Matteo Torcaso si è fatto apprezzare nella parte del buffo, mentre il basso Zheng Wang pareva sempre sopra le righe come truculento malfattore. Debole il Coro (solo maschile) del Teatro della Fortuna preparato da Mirca Rosciani.

A tenere unito il tutto era, per la terza volta al “Belcanto ritrovato”, il direttore Enrico Lombardi che, alla guida dell’Orchestra Sinfonica G. Rossini, ha dato l’ennesima prova delle sue qualità tecniche nella concertazione e della competenza stilistica sul repertorio italiano primo ottocentesco. Assai belli i costumi di Marta Della Monica, funzionale l’impianto scenico semplicissimo di Gabriele Sassi, fuorviante la regia di Alessandro Brachetti, che ingannato dal sottotitolo “eroicomico” del libretto, ha comicizzato non solo il personaggio buffo, ma fin anche il tenore serio, ridicolizzandolo, nonché il coro, obbligato nel tragicissimo finale primo ai ballettini ritmici divenuti ormai di moda nelle messe in scena dell’opera giocosa.