Dalle tracce dei satiri ai segnali del Morse
A Bassano del Grappa per la chiusura di B.Motion Demetrio Castellucci riparte da un papiro mutilo di Sofocle e lo trasforma in un rito sonoro contemporaneo
31 agosto 2026 • 5 minuti di lettura
Bassano del Grappa, Chiesa di San Giovanni Battista
Tracking Satyrs into Morse
30/08/2026 - 30/08/2026Sceglie un finale fuori dall'ordinario B.Motion, la sezione di Operaestate Festival Veneto dedicata alla ricerca e ai linguaggi contemporanei, per chiudere dieci dense giornate di teatro, danza, musica e performance con oltre quaranta appuntamenti disseminati in diversi spazi di Bassano del Grappa. Nella Chiesa di San Giovanni arriva Tracking Satyrs into Morse di Demetrio Castellucci, compositore e sound designer che da vent'anni attraversa teatro, danza, cinema e performance esplorando le possibilità della musica elettronica.
Cesenate, attivo dal 2004, Demetrio Castellucci è tra i fondatori della compagnia di danza Dewey Dell e dal 2007 porta avanti il progetto di elettroacustica massimalista Black Fanfare. Collaborazioni con coreografi, artisti visivi e cineasti, dj set e progetti ambientali fanno parte di una pratica nella quale generi, epoche e tecnologie tendono continuamente a mescolarsi. Dal 2018 vive a Vilnius, dove ha fondato Unarcheology, piattaforma dedicata alla musica e alla ricerca sonora. Non sorprende quindi che un artista abituato a mettere in comunicazione archeologia e futuro si sia misurato con uno dei testi più singolari giunti dall’antichità.
Il punto di partenza è I cercatori di tracce (Ἰχνευταί), dramma satiresco di Sofocle sopravvissuto soltanto in forma frammentaria grazie a un papiro egiziano. Apollo ha subito il furto delle proprie vacche e promette una ricompensa a chi riuscirà a ritrovarle e a scoprire il ladro: i satiri, guidati da Sileno, si mettono sulle tracce degli animali, che presto però si confondono e tornano sui propri passi. Quando nell'aria risuona il misterioso suono di una lira, i satiri lo seguono sino a una grotta, dove incontrano la ninfa Cillene. È lei a raccontare l'origine di quello strumento mai udito prima: Ermes, appena nato, ne ha ricavato la cassa dal guscio di una tartaruga e l'ha fatta risuonare con la pelle di un animale morto. Per i satiri è la prova che il neonato dio è anche il responsabile del furto, ma Cillene respinge indignata l'accusa. È proprio qui che il papiro si interrompe, lasciando in sospeso la soluzione della vicenda. I pochi frammenti superstiti e il confronto con l’antico Inno omerico dedicato ad Ermes permettono di immaginare il seguito: il ritrovamento della mandria, la ricompensa ai satiri e la riconciliazione fra i due fratelli, con Apollo che riceve da Ermes il nuovo strumento destinato a diventare uno dei suoi attributi musicali.
Castellucci prende questa storia già mutilata dal tempo e compie un'ulteriore, radicale trasformazione: traduce il testo di Sofocle in codice Morse. Non si tratta semplicemente di convertire parole antiche in punti e linee, ma di assumere il Morse come una vera grammatica musicale. Impulsi, durate, pause, interruzioni e silenzi diventano la materia attraverso cui ricostruire dialoghi, ritmo narrativo e persino le lacune del papiro. Ciò che nella fonte antica è una perdita può diventare una pausa, un vuoto, un'interruzione del segnale. Come i satiri seguono tracce che si confondono, anche lo spettatore è chiamato a seguire una successione di segnali, tentando di ricostruire un senso a partire da ciò che resta e da ciò che manca.
È una prospettiva curiosamente arcaica e futuribile insieme. Il Morse, nato come tecnologia della comunicazione a distanza, torna a essere quasi un linguaggio primordiale: una successione elementare di impulsi e silenzi che Castellucci aziona dal vivo, trasformando punti e linee in beat, percussioni, segnali elettronici e improvvise aperture di silenzio. Nel lavoro su Sofocle, la sua esperienza di dj e la ricerca elettroacustica trovano un oggetto perfetto: un testo antico già ridotto a tracce, lacune e frammenti, da scomporre e ricomporre attraverso una pulsazione elementare, un pulse. Il Morse diventa così non soltanto un codice da tradurre, ma una materia poetica e fisica, capace di trasformare ciò che manca nel testo in pause, vuoti, interruzioni e attese. Non sorprende che il lavoro sia stato definito un “viaggio psichedelico”, sospeso fra suoni oscuri e linguaggi da decifrare.
A Bassano questa dialettica fra archeologia e tecnologia trova una dimensione scenica particolarmente suggestiva. Il pubblico è disposto a semicerchio nella navata della Chiesa di San Giovanni, quasi a ricostruire la cavea di un teatro antico. Al centro, nell’ideale orchestra, Castellucci siede chino alla console. La sala è immersa nel buio e il compositore-performer, illuminato appena, sembra assumere per lunghi momenti la figura di uno sciamano: governa la materia elettronica e accompagna la performance con un movimento frenetico delle braccia, quasi una danza rituale. Alle sue spalle, lo schermo costituisce l'unica altra fonte luminosa. All'inizio scorrono le immagini della storia materiale del testo: i frammenti del papiro, dispersi quasi fossero fiocchi d’avena, il loro progressivo ricomponimento e la scoperta delle parole di Sofocle. Poi il testo resta sulla scena durante la performance, con cancellature e correzioni: una sorta di partitura verbale esposta agli occhi dello spettatore, come sostanza generativa di suoni. Il processo filologico diventa così materia scenica: non assistiamo soltanto alla traduzione musicale del dramma satiresco, ma alla sua continua manipolazione, come se Castellucci stesse componendo sotto i nostri occhi una nuova opera a partire dalle rovine dell’antica.
Il risultato è un cortocircuito temporale in cui Grecia arcaica, papiro, codice Morse ed elettronica convivono dentro uno stesso organismo sonoro. La suggestione della lira, strumento nato nel mito proprio dall'invenzione di Ermes, acquista allora un valore programmatico: Sofocle racconta la scoperta di un suono nuovo; Castellucci, molti secoli dopo, sembra ripetere quella stessa operazione attraverso gli strumenti dell'elettronica. La ricerca dei satiri diventa una ricerca delle origini del suono, mentre il Morse — codice apparentemente freddo e funzionale — si trasforma in materia pulsante e fisica.
Numeroso e attentissimo il pubblico della Chiesa di San Giovanni, che alla fine saluta con convinzione Castellucci. Il compositore, però, si sottrae quasi pudicamente alla ribalta e si lascia inghiottire nuovamente dal buio, come se la sua presenza dovesse dissolversi insieme ai suoni appena prodotti. Un congedo particolarmente coerente per B.Motion: dopo dieci giornate dedicate alla ricerca, Tracking Satyrs into Morse non restaura il passato, ma ascolta ciò che ancora pulsa dentro le sue rovine, dalle orme confuse dei satiri ai punti e alle linee del Morse, fino alla scoperta di un suono nuovo.