Sentieri Selvaggi, cavalcata nel postmoderno

Eccellente concerto dell’ensemble di Carlo Boccadoro per il 47mo Cantiere di Montepulciano

Cantiere Internazionale d’Arte – Concerto Sentieri Selvaggi (foto Irene Trancossi)
Cantiere Internazionale d’Arte – Concerto Sentieri Selvaggi (foto Irene Trancossi)
Recensione
classica
Montepulciano, Palazzo Ricci
Cantiere Internazionale d’Arte – Concerto Sentieri Selvaggi
17 Luglio 2022

Palazzo Ricci a Montepulciano è la sede dell’Accademia Europea, fondazione tedesca dedita alla musica da camera e storica partner del Cantiere Internazionale d’Arte fondato da Hans Werner Henze. Domenica 17 la bella sala da concerti di Palazzo Ricci ha ospitato un programma dell’ensemble Sentieri Selvaggi, fondato e diretto da Carlo Boccadoro, come sempre ammirevole per la perizia esecutiva di direttore e strumentisti (Andrea Dulbecco vibrafono e percussioni, Paola Fre flauto, Mirco Ghirardini clarinetto, Andrea Rebaudengo pianoforte, Piercarlo Sacco violino, Aya Shimura violoncello) e per la ricchezza e varietà del programma. Una selezione testimone della ricchezza di poetiche e di linguaggi della musica colta contemporanea, in una prospettiva storica che si è lasciata alle spalle vecchie e vecchissime dicotomie, fedeltà, steccati e barriere, e cerca una comunicazione diretta con le emozioni e le suggestioni di chi ascolta, ma senza affatto rinunciare, anzi, alla complessità, alla finezza, ai processi della scrittura.

Quest’anno il Cantiere, passato alla direzione artistica di Mauro Montalbetti, punta molto infatti sull’incremento alla scrittura, con molte prime assolute su commissione. Le due prime assolute commissionate dal Cantiere, durante questo concerto di Sentieri Selvaggi, erano Secondo Concertino di Giampaolo Testoni (1957) e Se piove un fuoco oscuro nel mio petto (5 impressioni d’argilla da Pier Paolo Pasolini) di Giacomo Platini (1967). Due lavori che riflettono appunto la varietà di poetiche di cui si diceva: lo spirito neo-neoclassico del pezzo di Testoni con una limpida forma in tre movimenti (Chant du Coucou – Lied – Rondò) delineata e affilata con grazia e perspicuità, e la matrice impressionista nel senso più ampio possibile del pezzo di Platini – impressioni intese come segno e traccia, come su un manufatto d’argilla, scrive l’autore nelle note di sala – che è un omaggio alle Poesie a Casarsa di Pasolini, studiandosi di seguire con lucidità di percorso e finezza di collegamenti, con qualche discreto tocco di operazioni di musica ripetitiva, le suggestioni della poesia.

   A queste due prime assolute si affiancavano pagine dello stesso Boccadoro, Lorenzo Ferrero, Henze, Martin Butler, Michael Daugherty, da alcuni dei quali emergeva una grande passione di Boccadoro & C per il modo in cui la musica colta contemporanea ha saputo accostare e amare i generi della popular music, ragtime (My Rag di Ferrero), jazz (Jazz Machine di Martin Butler) e pop (Sinatra Shag di Michael Daugherty),  fra cui abbiamo veramente apprezzato la spiritosa e personalissima reinvenzione fatta da Daugherty di uno dei pezzi iconici del pop anni Sessanta (cioè della nostra remota infanzia), l’indimenticabile These Boots Are Made for Walkin’ di Lee Hazlewood per Nancy Sinatra.

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