Nel teatrino del giovane Donizetti
Al Teatro Malibran di Venezia il brillante allestimento di Silvia Paoli trasforma Enrico di Borgogna in un divertito gioco metateatrale sostenuto da una compagnia di forte impronta rossiniana
13 giugno 2026 • 3 minuti di lettura
Venezia, Teatro Malibran
Enrico di Borgogna
12/06/2026 - 20/06/2026Primo titolo donizettiano ad approdare sulle scene in forma compiuta, Enrico di Borgogna debuttò a Venezia il 14 novembre 1818 al Teatro San Luca (oggi Teatro Goldoni). L’occasione segnava l’esordio pubblico del ventunenne compositore bergamasco, sostenuto dall’amico e librettista Bartolomeo Merelli, futuro impresario di successo al Teatro alla Scala. Il soggetto sviluppa un intreccio di usurpazioni, amori contrastati e restaurazioni dinastiche secondo le convenzioni dell’opera eroica, mentre la scrittura musicale rivela già una notevole padronanza tecnica sorprendente per un autore al debutto. L'influenza rossiniana è evidente, ma non impedisce di cogliere qua e là i primi segnali di una personalità destinata a svilupparsi rapidamente.
Enrico di Borgogna torna oggi "a casa" per la stagione del Teatro La Fenice. Per l'occasione al Teatro Malibran viene ripreso l’allestimento coprodotto con il Donizetti Opera e firmato da Silvia Paoli al Teatro Sociale di Bergamo nel 2018. L'idea di partenza non è nuova: il teatro nel teatro, con la rappresentazione dell’opera durante la sua prima veneziana e tutto il campionario di incidenti, rivalità e vanità che accompagnano il mondo dello spettacolo. Un meccanismo visto innumerevoli volte e che difficilmente riesce ancora a sorprendere. Paoli evita però la routine grazie a una conduzione scenica vivace, a tempi ben calibrati e a un umorismo leggero che non cerca mai l'effetto facile. Lo spettacolo procede con levità, senza sovraccaricare una trama già di per sé fragile, e trova nel continuo dialogo fra finzione e retroscena una dinamica sempre efficace. La componente metateatrale finisce così per valorizzare un'opera che, sul piano drammaturgico, mostra inevitabilmente tutti i limiti di un lavoro giovanile. Le lungaggini narrative e la prevedibilità degli snodi vengono assorbite da una macchina scenica che non perde quasi mai ritmo. Determinanti per la riuscita dell'allestimento sono anche anche il teatrino rotante con i fondali mobili disegnato da Andrea Belli, i fantasiosi costumi d’epoca di Valeria Donata Bettella e le luci di Fiammetta Baldiserri.
Rispetto alle recite bergamasche, la compagnia di canto è completamente rinnovata e l’esito appare coerente con la natura fortemente rossiniana della partitura. Teresa Iervolino affronta il ruolo eponimo con piena autorevolezza stilistica. Il timbro brunito, l'omogeneità dell'emissione e la sicurezza nelle colorature restituiscono efficacemente il profilo del protagonista, concepito secondo il modello del contralto eroico allora dominante. Il rondò conclusivo trova in lei un'interprete impeccabile per controllo e misura. Dave Monaco costruisce un Guido vocalmente spericolato e scenicamente incisivo. La scrittura impervia viene affrontata senza timori e il personaggio acquista una sfumatura ironica che ne evita la monocromia del semplice antagonista. Giuseppina Bridelli è un’Elisa elegante, musicalmente rifinita e scenicamente spiritosa senza eccessi. Omar Montanari conferma le qualità di buffo di razza, dosando perfettamente tempi comici e canto. Più problematico l'apporto di Christian Collia: l'impegno non manca, ma la tessitura e le difficoltà della parte di Pietro mettono spesso sotto pressione una vocalità che appare piuttosto fragile. Nei ruoli di supporto, tutti intonati allo spirito dell'allestimento gli interventi di Giuseppe Toia (Brunone), Nicola Pamio (Nicola) e Chiara Notarnicola (Geltrude). Il coro maschile del Teatro La Fenice non sempre si distingue per precisione, ma affronta con professionalità i numerosi interventi richiesti dalla partitura. Sul podio dell’Orchestra del Teatro La Fenice, Corrado Rovaris imprime all’esecuzione un andamento brillante, sostenuto da una concertazione ricca di slancio e di colori orchestrali. Qualche sbavatura nel coordinamento con il palcoscenico affiora qua e là, ma non compromette una lettura che punta con decisione sull'energia teatrale e mantiene costantemente alta la tensione.
Il pubblico numeroso presente alla prima ha accolto lo spettacolo con sincero entusiasmo. Segno che questo primo Donizetti, se sostenuto da un'idea teatrale solida, può essere qualcosa di più di una semplice curiosità storica.