Musica da camera al Trasimeno
La pianista Angela Hewitt è motore e protagonista del Trasimeno Festival, una formula giunta alla 21a edizione in cui alla qualità e originalità della programmazione si unisce la bellezza del territorio. Abbiamo ascoltato due concerti cameristici.
30 giugno 2026 • 4 minuti di lettura
Magione (PG), Castello dei Cavalieri di Malta
Trasimeno Music Festival
25/06/2026 - 26/06/2026Gli ingredienti più accattivanti per un festival, bellezza del territorio, qualità e originalità della programmazione, accoglienza del pubblico, sono tutti prerogativa del Trasimeno Music Festival, giunto ormai alla ventunesima edizione e incentrato intorno alla presenza della pianista Angela Hewitt quale motore e protagonista dell’intera manifestazione. Una settimana di musica in cui in luoghi diversi, all’aperto, nelle chiese, negli auditorium del territorio ogni sera viene offerta una programmazione che nasce dalla collaborazione della pianista con diversi musicisti. Eravamo presenti al secondo e terzo concerto, entrambi nel magnifico cortile del Castello dei Cavalieri di Malta di Magione. Un luogo raccolto, appena sopra il lago, che ha una buona resa acustica e che permette di apprezzare anche il repertorio cameristico più raffinato. Il programma del 25 giugno aveva come protagonista l’Ensemble Astera formato da giovani musicisti, vincitore del primo premio al Concorso Internazionale Carl Nielsen del 2023 in Danimarca con esperienze importanti di residenza a Parigi e in Scozia. Nella formazione classica di quintetto di fiati – flauto, clarinetto, oboe, corno, fagotto – l’Ensemble Astera ha presentato nella prima parte una trascrizione dell’Ouverture da Candide di Bernstein, una trascrizione della Serenata in do minore K 388 di Mozart e la versione originale per quintetto di Summer Music op.31 di Barber. Tutto molto ben eseguito, con grande padronanza e un buon equilibrio tra gli strumenti. La seconda parte con Angela Hewitt era interamente dedicata al Sestetto op.6 di Ludwig Thuille, un lavoro poco noto, ma con una collocazione ben precisa nel repertorio cameristico. Thuille, nato a Bolzano nel 1861, formatosi tra Austria e Germania, fu attivo come insegnante e compositore a Monaco dove ebbe modo di coltivare un rapporto di stima e di amicizia con Richard Strauss. Tra le sue opere la più conosciuta è proprio questo sestetto con pianoforte (una formazione non così frequente), che per abilità di scrittura, piacevolezza e comunicativa merita attenzione. Un respiro brahmsiano apre il primo movimento e permea l’intera opera, con echi schumanniani e mendelssohniani e una varietà di registri espressivi davvero apprezzabile. Tutt’altro che semplice da eseguire, ha dato modo agli interpreti di evidenziare la cura del fraseggio, il gusto dei vari timbri degli strumenti a fiato, il dialogo serrato con il pianoforte. Uno spirito arguto contraddistingue alcuni temi – quello della gavotta, ad esempio - e la scrittura densa della parte pianistica, piuttosto impegnativa, veniva resa con grande naturalezza dalla Hewitt. Eccellente l’esito complessivo, con quel valore aggiunto che è il piacere di far musica insieme.
Il concerto del 26 giugno era interamente novecentesco e con una coloritura drammatica che la stessa Hewitt ha esplicitato in un’intervista pubblicata qui . Aria di guerra spira nelle pagine proposte, una scelta non casuale per questa edizione 2026. Si iniziava con la Sonata per violoncello e pianoforte di Debussy del 1915, l’incipit cupo e quasi teatrale trovava nei due interpreti una lettura esemplare. Enrico Bronzi è come sappiamo un fuoriclasse. La sua capacità è quella di condurre l’ascoltatore con sé, di suonare come se raccontasse una storia e di non cedere mai in intensità espressiva. La Hewitt non è da meno, la sua adesione alla pagina musicale e l’empatia che sa stabilire con i musicisti con cui suona e con il pubblico è proprio una sua prerogativa. Tutta d’un fiato, sebbene ricca di mille sfumature espressive, la Sonata connotava fin dall’inizio il livello dell’intera serata. Con l’asprezza segaligna dell’Histoire du soldat di Stravinsky si entrava nel clima espressionista, declinazione inconfondibile di un’epoca e delle sue contraddizioni. Sul palco insieme alla Hewitt, per suonare la versione per trio, due giovani strumentisti, il violinista Kerson Leong e il clarinettista Samuel Buron-Mousseau. Nella versione ‘alleggerita’ per trio risaltava il senso di rivisitazione a posteriori più che la bruciante novità di questa musica, in cui i ritmi di danza – Tango, valse, rag – assumono la lontananza di una rievocazione. Ma il piatto forte doveva arrivare, ed era una seconda parte tutta dedicata al Quatuor pour la fin de temps di Messiaen. Pensare di eseguirlo all’aperto in un contesto estivo è appunto la sfida che questo festival può permettersi, anche grazie ad un pubblico attentissimo, proveniente appositamente da più parti del mondo, un vero patrimonio umano fidelizzato e cresciuto nel tempo. Con i quattro interpreti della serata riuniti sul palco iniziava l’avventura di un percorso originato nelle condizioni estreme del campo di concentramento di Görlitz, in Slesia, nell’inverno 1940-41. La fine del tempo è intesa come riflessione sul destino umano sul liminare del baratro in quei giorni e in quei luoghi, ma più generalmente, come ha espresso successivamente Messiaen nei suoi racconti, come riflessione su una nuova concezione dello scorrere del tempo in musica. La ricerca delle sonorità inusitate – molto bravo nel ricrearle il clarinettista Buron-Mousseau nel suo assolo Abime des oiseaux - , le sovrapposizioni di metriche diverse, i quattro strumenti all’unisono nell’imitare il suono dei gong e delle trombe dell’Apocalisse, i cantabili tragici del violoncello e del violino, l’estenuante lunghissimo stirarsi di melodie accompagnate da accordi ripetuti e immobili del pianoforte nel finale, tutto questo si concludeva in un lungo silenzio in cui il pubblico ha respirato con i musicisti. L’applauso al termine di tale impervio percorso suggellava l’atmosfera di una serata all’insegna dell’autenticità e della bellezza. Un esempio felice di comunicazione tra musicisti e pubblico.