Trasimeno Festival 2026: intervista ad Angela Hewitt

La pianista canadese, direttrice artistica della rassegna, parla della 21ª edizione della manifestazione che rende l’Umbria il palcoscenico del mondo.

AM

21 giugno 2026 • 6 minuti di lettura

In collaborazione con Trasimeno Festival

Angela Hewitt al Trasimeno Festival
Angela Hewitt al Trasimeno Festival

Dal 24 al 30 giugno 2026 si terrà la 21ª edizione del Trasimeno Festival, con un “Concerto anteprima” il 23 giugno. Da oltre vent'anni la manifestazione porta in Umbria grandi interpreti e giovani talenti della scena musicale internazionale, richiamando un pubblico proveniente da tutto il mondo. Sin dalla sua fondazione, il Trasimeno Festival vede la direzione artistica della pianista canadese Angela Hewitt, tra le interpreti più conosciute e apprezzate a livello mondiale, che abbiamo intervistato per presentare l’edizione 2026.

Chi sono i protagonisti dell’edizione 2026 e cosa si potrà ascoltare?

«Come sempre, propongo un programma molto vario, pensato per affascinare il pubblico ogni sera. Gli spettatori ascolteranno repertori familiari, ma anche brani eseguiti raramente. Il concerto inaugurale del 24 giugno a Perugia fa parte di Mozart Odyssey, un progetto con cui sto presentando l’integrale dei Concerti per pianoforte di Mozart in tutto il mondo con diverse orchestre. In questa occasione si potranno ascoltare il suo primo Concerto (K 175), un brano pieno di energia scritto quando aveva appena 17 anni, e il suo ultimo Concerto (K 595), una delle pagine più toccanti della sua produzione, con l’Orchestra da Camera di Perugia da me diretta. Nella seconda parte della serata, il giovane violinista canadese Kerson Leong eseguirà Le quattro stagioni di Vivaldi, proposte per la prima volta al Trasimeno Festival: sono certa che sarà un’interpretazione straordinaria. Il 25 giugno ospiteremo l’Ensemble Astera, quintetto di fiati proveniente dalla Svizzera che, credo, farà il suo debutto in Italia. Si tratta di un ensemble pluripremiato che ci proporrà, nella prima parte del concerto, musiche di Bernstein, Barber e Mozart. Successivamente mi unirò a loro per il Sestetto di Ludwig Thuille, un’opera di straordinario fascino. Sono convinta che il pubblico lascerà la sala con un grande sorriso.

Sono passati tredici anni dall’ultima volta che ho inserito nel programma del festival il Quatuor pour la fin du Temps di Messiaen. Considerata la situazione mondiale, ho sentito il bisogno di riproporlo. Per questa occasione ho invitato il mio stimato collega, il violoncellista Enrico Bronzi, il giovane clarinettista francese Samuel Buron-Mousseau, oggi primo clarinetto della Filarmonica di Helsinki, e il violinista Kerson Leong. Trovo molto interessante riunire generazioni diverse in un ensemble di questo tipo. Inoltre, il Castello dei Cavalieri di Malta di Magione rappresenta una cornice particolarmente suggestiva per quest’opera così intensa e commovente. Nella prima parte del concerto eseguiremo la Sonata per violoncello di Debussy e Histoire du soldat di Stravinskij nella versione per trio.

Uno degli eventi più importanti del festival sarà la presenza di Sir John Rutter, tra i più celebri compositori e direttori di coro al mondo. Il 27 giugno, a Perugia, presenterà la sua opera Visions, scritta per Kerson Leong. Il concerto vedrà anche la partecipazione dei Cantores Beati Ubaldi di Gubbio, diretti da Renzo Menichetti, entusiasti di collaborare con Sir John. Questa sarà soltanto la seconda esecuzione dell’opera in Italia, e segnerà inoltre il debutto di Sir John Rutter a Perugia. Mi auguro che il pubblico accorra numeroso per questo concerto davvero speciale, che includerà anche musiche di Grieg e il celebre Adagio di Samuel Barber.

Negli ultimi anni ho collaborato più volte con I Cameristi della Scala di Milano e ho quindi deciso di invitare alcuni di loro a esibirsi al Teatro del Pavone di Perugia il 28 giugno. Il programma comprende il celebre Quintetto “La Trota” di Schubert e due opere di Richard Strauss, tra cui Metamorphosen nella versione per sestetto. Il mio recital solistico concluderà il festival il 30 giugno con un programma composto da opere che significano molto per me e che, nella maggior parte dei casi, eseguo da oltre mezzo secolo: Bach, Schumann, Couperin e Ravel. Naturalmente suonerò il mio pianoforte da concerto Fazioli».

Angela Hewitt & l'Orchestra da Camera di Perugia
Angela Hewitt & l'Orchestra da Camera di Perugia

Tra gli ospiti di quest’anno figura James Runcie: come nasce questa collaborazione e quale sarà il suo ruolo all’interno del Festival?

«Ho letto il romanzo di James Runcie The Great Passion, dedicato a Johann Sebastian Bach, e gli ho immediatamente scritto. È un libro straordinario. Diversi mesi dopo, trovò la mia e-mail in spam e mi rispose subito, raccontandomi di aver ascoltato le mie registrazioni di Bach, in particolare L’Arte della Fuga, mentre scriveva il romanzo.

La scorsa estate l’ho ascoltato parlare a La Foce e l’ho immediatamente invitato al Trasimeno Festival di quest’anno. Sarà una grande gioia condividere il palco con lui, alternando il suo intervento su Bach all’esecuzione della musica del Maestro. Subito dopo il nostro concerto, sarà intervistato dal giornalista canadese Eric Friesen. La sua profonda comprensione del mondo ecclesiastico (suo padre era Arcivescovo di Canterbury), della musica (sua madre era pianista) e dell’impatto del dolore e del lutto sulla vita di tutti noi, è straordinariamente intuitiva».

Angela Hewitt suona nella Basilica di San Pietro a Perugia
Angela Hewitt suona nella Basilica di San Pietro a Perugia

Come da tradizione, il Festival sarà preceduto da un concerto anteprima: che cosa potrà aspettarsi il pubblico da questo appuntamento?

«Per questo concerto ho invitato il coro locale Corale Fra’ Giovanni da Pian di Carpine di Magione a esibirsi con noi nella piazza di San Savino. Sono felicissimi di condividere il palco con me e sarà sicuramente un’occasione piacevole e festosa. Hanno lavorato molto intensamente con il loro direttore, Sergio Briziarelli. Io eseguirò inoltre alcune pagine solistiche di Haydn e Schubert. La Pro Loco di San Savino offrirà ai nostri abbonati una cena prima del concerto: sarà un appuntamento molto informale e, credo, particolarmente accogliente».

Il Trasimeno Festival compie 21 anni. Guardando a questo percorso, come si è evoluta la rassegna e quali aspetti del suo spirito originario sono rimasti immutati?

«Credo che lo spirito sia rimasto sempre lo stesso: apertura, convivialità e gioia. Abbiamo ospitato artisti straordinari, tra cui Jordi Savall, Roger Norrington, Felicity Lott, Anne Sofie von Otter, Brooklyn Rider e Anna Bonitatibus, solo per citarne alcuni. Abbiamo inoltre accolto ospiti speciali come Margaret Atwood, Ian McEwan, Julian Barnes e Simon Schama. Il festival rappresenta in modo molto personale ciò che desidero offrire al pubblico: riflette le mie passioni, i miei interessi e le persone che ammiro».

Oltre a esserne la direttrice artistica, lei è presente anche come interprete. Che cosa significa per lei confrontarsi ogni anno con repertori diversi e condividere il palcoscenico con musicisti di generazioni differenti?

«Lavoro incessantemente per questo festival, tutto l’anno. Ci metto il cuore, l’anima e anche le mie risorse economiche. È una grande festa che organizzo per i miei amici e per il mio pubblico, che arriva da ogni parte del mondo. Lo faccio per condividere le bellezze dell’Umbria con tutte queste persone meravigliose provenienti da Canada, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Finlandia e molti altri Paesi: sono loro il nucleo centrale del nostro pubblico. La gente non immagina quanto lavoro richieda tutto questo. Mi occupo di ogni aspetto del festival: dalla raccolta fondi alla programmazione, dalla biglietteria alle varie richieste, oltre naturalmente allo studio e all’esecuzione di tutto il repertorio. È stato molto bello invitare numerosi giovani artisti e offrire loro l’opportunità di esibirsi davanti a un pubblico internazionale. Molti di loro hanno poi ottenuto altri concerti grazie a questa esperienza. Ho avuto il privilegio di vederli crescere e diventare musicisti e persone straordinarie».

Angela Hewitt al Castello dei Cavalieri di Malta di Magione
Angela Hewitt al Castello dei Cavalieri di Malta di Magione

Il suo legame con l’Italia è molto profondo e dura da molti anni: che cosa rappresenta per lei il nostro Paese, dal punto di vista artistico e personale?

«È un luogo che amo profondamente, dove sono sempre felice di essere e di esibirmi. Forse, in una vita precedente, ero italiana!».

C’è un momento, un concerto o un incontro nella storia del Festival che conserva in modo particolare nella sua memoria?

«Ci sono due concerti che ricordo in modo speciale. Il primo è quello del 2014, quando Sir Jeffrey Tate diresse l’Orchestra Sinfonica di Milano nella Basilica di San Francesco di Assisi. Eseguimmo il Concerto per pianoforte “dell’Incoronazione” di Mozart e la Messa dell’Incoronazione. Suonare in un luogo simile era come trovarsi in paradiso. L’altro momento indimenticabile è stato quando ho eseguito l’ultima Sonata per pianoforte di Beethoven, op. 111, nella Basilica di San Pietro a Perugia. Non avrebbe potuto esserci luogo più magico per interpretare una musica così sublime».