Fra ombre e luce il viaggio dell'Eliot Quartett a Bassano del Grappa

A OperaEstate Festival l'ensemble tedesco affronta Beethoven e Pavel Haas con rigorosa essenzialità, dalla rarefazione della Grande Fuga e l'energia luminosa del Razumovsky

SN

06 agosto 2026 • 3 minuti di lettura

L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)
L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)

Bassano del Grappa, Chiostro del Museo Civico

Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto

05/08/2026 - 05/08/2026

Dal rigore della Grande fuga beethoveniana alla poesia sospesa di Pavel Haas, fino alla luminosa energia del terzo Razumovsky: il programma scelto dall’Eliot Quartett per il concerto a OperaEstate Festival Veneto sembrava disegnare una mappa ideale del quartetto d’archi tra Ottocento e Novecento. Non un semplice accostamento di pagine celebri, ma un dialogo a distanza fra tre momenti decisivi della sua storia. Nello spazio raccolto del Chiostro del Museo Civico, l’ensemble di Francoforte sul Meno ha attraversato oltre un secolo di evoluzione del quartetto d’archi, mettendo in relazione la radicale modernità dell’ultimo Beethoven, la memoria inquieta di Haas e il respiro classico del Razumovsky. Un programma raffinato e tutt’altro che accomodante, seguito con attenzione da un pubblico numeroso, che ha premiato gli interpreti con calorosi applausi.

Fondato nel 2014 e formato da Maryana Osipova e Alexander Sachs ai violini, Dmitry Hahalin alla viola e Michael Preuß al violoncello, l'Eliot Quartett si è ormai affermato come una delle formazioni cameristiche più interessanti della nuova generazione europea. Il ritorno in Italia avviene a pochi mesi dal debutto al Festival MITO SettembreMusica, dove il quartetto aveva affrontato la non comune impresa dell'integrale dei quindici quartetti di Dmitrij Šostakovič in sei concerti, tutti salutati da un generale consenso. Anche a Bassano del Grappa è emersa la cifra distintiva dell'ensemble: una ricerca sonora rigorosa, lontana da qualsiasi compiacimento timbrico, sempre orientata alla chiarezza della trama polifonica.

L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)
L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)

È soprattutto la prima parte del concerto a rivelare una sorprendente coerenza interpretativa. Nella Grande fuga op. 133 l’Eliot Quartett rinuncia a ogni enfasi titanica per scavare nella materia sonora con un approccio di estrema essenzialità. La scrittura di Beethoven perde ogni residuo monumentalismo e si trasforma in un intreccio di linee scabre, attraversato da tensioni che evocano quasi ombre espressioniste. Più che sulla densità del suono, gli interpreti lavorano sulla trasparenza delle tessiture, sul dialogo serrato delle quattro voci e sulla modernità di una pagina che continua a sorprendere per radicalità formale.

Questa stessa prospettiva illumina anche il Secondo Quartetto Dai monti delle scimmie” del moravo Pavel Haas, composto nel 1925 poco dopo gli studi con Leoš Janáček. Una delle figure più originali della musica ceca del Novecento, Haas appartiene anche alla drammatica vicenda degli artisti ebrei perseguitati dal nazismo: internato nel campo di concentramento di Terezín, dove continuò a comporre, fu deportato ad Auschwitz e assassinato nel 1944. Articolata nei quattro movimenti – significativamente intitolati “Paesaggio”, “Carro, cocchiere e cavallo”, “La luna e io” e “Notte selvaggia” – il Secondo Quartetto alterna richiami popolari, vitalità ritmica e raffinate invenzioni timbriche. Pur senza rinunciare alla varietà del discorso musicale, l'Eliot Quartett ne privilegia soprattutto il versante più sospeso e visionario: i colori si fanno evanescenti, il suono assume una luminosità quasi lunare e persino gli episodi più dinamici sembrano nascere da un continuo lavoro di sottrazione, più che dall'esibizione dell'energia.

Dopo l'intervallo cambia sensibilmente la prospettiva. Nel Quartetto op. 59 n. 3 "Razumovsky" il quartetto recupera una dimensione più classica, lasciando respirare con naturalezza l'ampio disegno architettonico dell'opera. L'“Introduzione” conserva il suo carattere sospeso prima dell'energia dell'“Allegro vivace”; l'“Andante” si distende con elegante misura, mentre il Minuetto ritrova una leggerezza quasi mozartiana. È soprattutto il vorticoso “Allegro molto” conclusivo a imprimere il sigillo della serata: il suo andamento spiraliforme trascina progressivamente il discorso musicale verso un finale di irresistibile slancio, restituendo tutta la forza propulsiva del Beethoven del periodo eroico.

L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)
L'Eliot Quartett a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)

Pur confrontandosi con un programma di ascolto non immediato, il pubblico del Chiostro del Museo ha seguito il concerto con grande concentrazione, tributando calorosi applausi all'Eliot Quartett. Come bis, l'ensemble ha scelto le Danze popolari rumene di Béla Bartók, eseguite con brillantezza e vivace senso ritmico: un congedo luminoso che ha sciolto la tensione accumulata nel corso della serata e salutato il pubblico con un ultimo, trascinante cambio di colore.