L’apocalisse pop secondo Neuwirth e Jelinek
Dopo Amburgo, arriva all’Opernhaus di Zurigo Monster’s Paradise la nuova opera di Olga Neuwirth con libretto di Elfriede Jelinek
09 marzo 2026 • 5 minuti di lettura
Zurigo, Opernhaus
Monster’s Paradise
08/03/2026 - 12/04/2026A poco più di un mese dalla prima assoluta all’Opera di Stato di Amburgo arriva all’Opernhaus di Zurigo Monster’s Paradise, il nuovo lavoro dell’austriaca Olga Neuwirth. Questa “Grand Guignol Opéra” in cinque quadri conferma ancora una volta il sodalizio artistico tra la compositrice austriaca e la scrittrice e premio Nobel Elfriede Jelinek, coautrice del verbosissimo libretto. Come già in altre numerose collaborazioni, la scrittura musicale visionaria e stratificata di Neuwirth incontra il linguaggio corrosivo, satirico e politicamente tagliente della Jelinek, dando vita a un teatro musicale che si colloca deliberatamente al confine tra opera, performance multimediale e pamphlet politico.
La vicenda è volutamente grottesca e allegorica. Protagoniste sono due vampire, Vampi e Bampi (che nelle acconciature ricordano apertamente Elfriede Jelinek e Olga Neuwirth), osservatrici dall’alto di un mondo che si avvia rapidamente verso la propria fine, lamentando che nessuno abbia ascoltato i loro avvertimenti. Le due donne decidono comunque di tentare un’ultima volta di intervenire per salvare il pianeta. Appare, intanto, un mostro marino Gorgonzilla (evidente parodia del Godzilla del vecchio film di Ishirō Honda), generato da un qualche disastro nucleare, che si propone come salvatore dell’umanità. In un palazzo del potere che richiama chiaramente la Sala Ovale della Casa Bianca, seduto su una tazza del water tutta d’oro il Re-Presidente segue gli esiti del voto, ossessionato dalla propria rielezione. Travestite da Miss Piggy e Kermit, le vampire tentano invano di uccidere il tiranno; la scena degenera però in una grottesca proliferazione di figure e in un caos popolato da zombie e folle inferocite. Gorgonzilla le porta in salvo conducendole su un’isola, rifugio di un’umanità pacifica. Ben deciso a eliminare la minaccia del mostro, il Re-Presidente giunge sull’isola a bordo di un golf-cart, provoca e affronta Gorgonzilla, mentre nel mondo infuriano guerre e catastrofi che Vampi e Bampi possono solo osservare impotenti. Nel duello finale Gorgonzilla sconfigge e inghiotte il Re-Presidente, prendendone il posto al comando del mondo. La Terra è però ormai irrimediabilmente devastata e i poteri del nuovo tiranno poco possono per salvarla: dopo un breve accenno di rinascita dell’umanità e della natura, il disastro diventa definitivo. Gorgonzilla rinuncia al trono e fugge nell’oceano con le due vampire, che alla fine riappaiono alla deriva su una zattera con un pianoforte scordato che continua a suonare una melodia dalle macerie di un grande passato.
Provengono tutti della produzione amburghese gli interpreti principali, segno di una forte continuità tra le due tappe di questo debutto. Anche a Zurigo l’esecuzione musicale è guidata con perizia e solida tecnica da Titus Engel, qui alla testa dell’impeccabile Orchestra dell’Opera di Zurigo, affiancata dalla batteria di Lucas Niggli e dalla chitarra elettrica di Seth Josel mentre gli interventi del Coro dell’Opera di Stato di Amburgo sono registrati. Engel riesce abilmente a sciogliere i molti nodi della complessa partitura di Neuwirth: un flusso sonoro densissimo, in cui orchestra, elettronica, citazioni stilistiche e inserti quasi cinematografici si intrecciano in un complesso e disorientante caleidoscopio sonoro. Il risultato è spesso affascinante, soprattutto nei momenti in cui la compositrice riesce a sospendere il continuo bombardamento sonoro e visivo per lasciare emergere atmosfere più rarefatte e inquietanti. Praticamente invariato rimane anche il composito cast, che riunisce cantanti, attori e performer. Le due vampire sono Sarah Defrise (Vampi) e Kristina Stanek (Bampi) ma soprattutto i loro doppi “attorali” Sylvie Rohrer e Ruth Rosenfeld. Georg Nigl porta la sua vena di surreale follia per l’esagerato Re-Presidente, assistito dai due servili Mickey e Tuckey, rispettivamente Andrew Watts e Eric Jurenas. Per il reparto dei non umani, Anna Clementi presta la propria voce distorta elettronicamente a Gorgonzilla (il cui corpo è animato da Vanessa Konzok) mentre Ruben Drole interpreta l’orso, sorta di testimone impotente della distruzione della natura. Sull’arco scenico compare a più riprese anche una divinità ammonitrice, con il volto e la voce di Charlotte Rampling: i suoi messaggi minacciosi restano però inascoltati da un’umanità che corre ostinatamente verso l’autodistruzione.
L’impressionante – e per certi versi problematico – allestimento, volutamente ridondante e sovraccarico, è firmato da Tobias Kratzer e si avvale del rutilante impianto scenico di Rainer Sellmaier, che abbraccia l’orchestra con una passerella da varietà, e delle frastornanti proiezioni video di Janic Bebi e Jonas Dahl. Kratzer procede per accumulo quasi soffocante di immagini e riferimenti alla cultura pop: icone televisive, mostri cinematografici, pupazzi, zombie, citazioni mediatiche e simboli politici si sovrappongono senza tregua. Il risultato è un flusso visivo caotico che, se da un lato rispecchia il bombardamento mediatico del nostro presente, dall’altro finisce per appesantire una drammaturgia già di per sé densissima anche se non del tutto risolta. La stessa opera, del resto, non teme l’eccesso: con una durata che sfiora le tre ore (intervallo compreso), Monster’s Paradise procede come una lunga satira apocalittica del mondo contemporaneo, il cui bersaglio è fin troppo lampante: il populismo politico, la spettacolarizzazione del potere, la catastrofe ecologica e la passività di una società che osserva impotente. In questo senso la figura del Re-Presidente – caricatura trasparente di una leadership populista globale – diventa il fulcro di una feroce allegoria politica.
Proprio questa sovrabbondanza, però, costituisce al tempo stesso la forza e il limite di questo lavoro. L’immaginazione teatrale è indubbiamente ricchissima, ma l’effetto cumulativo rischia di saturare lo spettatore ben prima della conclusione. Quando finalmente, nell’ultima immagine, le due vampire galleggiano su una zattera con un pianoforte che continua ostinatamente a suonare, la metafora appare quasi disarmante nella sua semplicità: dopo il collasso del mondo, forse solo l’arte può continuare a esistere. È un finale ironico e malinconico, perfettamente in linea con l’estetica di Neuwirth e Jelinek: un teatro musicale che rifugge facili consolazioni e continua a interrogare il presente con sarcasmo, furia e un gusto smaccato per l’eccesso.
Qualche fuga alla pausa ma calorosi applausi da parte dei numerosi spettatori sopravvissuti fino alla fine.