Palermo: divertono “Le convenienze ed inconvenienze teatrali”

Nuovo allestimento di Leiser e Caurier. Protagonisti Nicola Alaimo, Desirée Rancatore e Caterina Di Tonno

AT

29 aprile 2026 • 5 minuti di lettura

Le convenienze ed inconvenienze teatrali (Foto © Rosellina Garbo)
Le convenienze ed inconvenienze teatrali (Foto © Rosellina Garbo)

Palermo, Teatro Massimo

Le convenienze ed inconvenienze teatrali

26/04/2026 - 03/05/2026

Una farsa, un’opera buffa, sì, ma anche un’opera di bravura. Al Teatro Massimo di Palermo è andato in scena un nuovo allestimento della rara “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di Donizetti e il grande successo registrato a fine serata è stato non solo per le divertentissime scene di teatro nel teatro presentate con garbo ma tagliente ironia, ma anche per la bravura belcantista e virtuosistica dei protagonisti, nonché per le loro doti teatrali, attoriali buffe e caricaturali. Com’era prevedibile mattatore della serata è stato il baritono Nicola Alaimo, nella parte di Mamma Agata en travesti. Ma ha brillato anche il soprano Desirée Rancatore, pure di Palermo come Alaimo e tanti altri del cast, che interpreta Corilla Scortichini, la Prima Donna, tutta un gorgheggiare e mostrare la sua bravura nel Bel Canto. La Rancatore è qui in versione più capricciosa della vera sé, si è presa in giro con spirito, intelligenza ma mostrando anche i suoi begli acuti. Ma tutto il cast, ed anche il coro ben istruito da Salvatore Punturo, si è dimostrato all’altezza. Ben interpretata, assai struggente, è stata poi in particolare pure l’interpretazione della celeberrima canzone “Te voglio bene assaje”, attribuita a lungo in modo incerto a Donizetti, come aria da baule del soprano napoletano Caterina Di Tonno che in scena interpreta Luigia Scannagalli, la Seconda Donna, la figlia di Mamma Agata. Se, infatti, Le convenienze ed inconvenienze teatrali nascono come farsa in un atto al Teatro Nuovo di Napoli nel 1827, si sono di continuo evolute in diverse versioni, passando a due atti e con, di volta in volta, cambiamenti e aggiunte varie tanto da averla fatta definire “un’opera aperta”. Nel solco di tali incessanti adattamenti, l’esperto duo registico Moshe Leiser e Patrice Caurier, con il contributo drammaturgico di Paolo V. Montanari, ne hanno presentato una ulteriore nuova versione, adattata su misura al luogo di esecuzione e agli interpreti.

La vicenda è trasportata dall’Ottocento all’oggi, e da Napoli a Palermo, con i dialoghi parlati trasformati dal napoletano in siciliano dallo stesso Alaimo, d'orgogliosa estrazione popolare palermitana e, per chi conosce bene la città, i riferimenti a luoghi e usi della Palermo verace sono stati spassosissimi. Un modo anche per celebrare il fatto che duecento anni fa, nella stagione 1825-26, il giovane Donizetti viveva a Palermo come direttore artistico del Real Teatro Carolino. Durante il soggiorno palermitano il compositore scrisse, tra l’altro, l’opera Alahor in Granata, dalla quale è stata tratta la sinfonia che è stata eseguita in apertura adesso de Le convenienze ed inconvenienze teatrali, in una nuova versione, più abbellita, basata su un manoscritto autografo dello stesso Donizetti che si trova nella Biblioteca del Conservatorio di Palermo. Sul podio il maestro greco George Petrou ha saputo infondere il giusto ritmo alla partitura sin da questa ouverture, allegra e spedita, l’influenza di Rossini evidente. Lo stile del compositore pesarese tornerà poi con forza, ma con presa in giro, nell’aria di Agata del secondo atto “Assisa a piè d’un sacco” che è una parodia della celebre canzone di Desdemona nell’Otello di Rossini. E sempre Agata alla fine delizia con un’altra parodia, stavolta dalla Norma di Bellini, del cantabile “Deh, non volerli vittime”, anche questo esilarante. Se, infatti, Mamma Agata interviene alle prove per salvaguardare le prerogative della figlia Luigia, celebre la sua cavatina "Mascalzoni! Sfaccendati!" che Alaimo interpreta magistralmente, la donna si ritrova però presto a sostituire il musico, ossia il castrato stizzoso, Pippetto che se ne va perché non si sente a sufficienza messo in risalto, ben interpretato da Maximiliano Danta. Se ne andrà anche il tenore tedesco Guglielmo, dal cognome che nessuno riesce a pronunciare, qui presentato vittima di una forte scottatura solare, interpretato dal bravo Joshua Sanders, che dopo aver provato con Agata, e averne sentito le stonature, lascia pure la compagnia e viene sostituito d’emergenza da Procolo Cornacchia, servile marito/agente della Prima Donna, interpretato da un altro baritono palermitano, Giuseppe Toia, che si fa notare per la bella voce anche se qui deve cantare in modo disastroso, ma la bravura sta anche nel sapere sbagliare per finta come in primis qui Nicola Alaimo insegna. Al povero compositore Biscroma Strappaviscere, interpretato con disinvoltura dal baritono Bryan Sala, e al librettista Cesare Salzapariglia, poeta e droghiere, interpretato pure da un’altro baritono, Matteo Mollica, non resta che tagliare tali disastrose scene. Ed è destinato pure ad essere eliminato il balletto di Agata, voluto da Alaimo stesso come parodia, irresistibile, del Lago dei Cigni di Čajkovskij, con il baritono in lungo tutù bianco. Tutta la farsa, che ci racconta le peripezie per arrivare alla creazione di un improbabile Romolo ed Ersilia, è una parodia dell’opera seria secondo i dettami di Metastasio, ed è infarcita di citazioni e prese in giro che deliziano chi le comprende. Completano il cast l’Impresario di Salvatore Salvaggio e l’Ispettore di Blagoj Nacoski. Ed il simpatico, ben ammaestrato cagnolino della Prima Donna che uscirà pure per i meritati applausi finali.

Quanto infine alle scene, curate dallo stesso Moshe Leiser, con le luci di Christophe Forey, sono molto semplici, forse troppo nel primo atto che si svolge tutto sul proscenio con solo una porta sul sipario calato, visto dal dietro le quinte, per fare entrare e uscire i personaggi, ma tale staticità è attenuata dalla brillantezza degli interpreti. Nel secondo atto, la prospettiva è invece più originale, di sbiego per fare vedere anche le esilaranti prove sul palcoscenico. Ben studiati nei dettagli i costumi di Agostino Cavalca, con Mamma Agata con immancabile borsetta che ricorda un po’, nella pettinatura e nei gesti imperiosi, Miranda in Il diavolo veste Prada. Senza caricature eccessive dei personaggi, così da dare ancora più forza alla presa in giro, le situazioni erano reali, e tante lo sono ancora, solo un po’ esagerate, e si ride moltissimo lo stesso.