La prima volta di Alcina a Napoli
L'opera di Händel in forma di concerto diretta da Iván López Reynoso e con protagonisti Mariangela Sicilia, Erin Morley e Franco Fagioli
15 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Teatro San Carlo, Napoli
Alcina (in forma di concerto)
09/10/2026 - 11/10/2026Per la prima volta nella sua storia, il Teatro San Carlo ha accolto sul suo palcoscenico Alcina di Georg Friedrich Händel, eseguita purtroppo solo in forma di concerto. Tale limite, particolarmente rilevante per un’opera che vede il suo punto di forza anche nelle fantasticherie barocche di ordine visivo, sarebbe dovuto essere mitigato dalla presenza nel cast di due star internazionali come Erin Morley e Lisette Oropesa. Peccato, però, che la seconda abbia dato forfait (con un tempismo alquanto bizzarro o, per i più maliziosi, sospetto) in seguito a un presunto malanno che le avrebbe impedito di partecipare alle prove dello spettacolo.
Insomma, non si può certo dire che Alcina abbia debuttato a Napoli senza un minimo di pregiudizio da parte dei melomani più rigorosi, presumibilmente infastiditi ancora di più da qualche taglio di troppo che il direttore Iván López-Reynoso ha apportato a un’opera sicuramente complessa da eseguire e da ascoltare ma che, se privata di alcune sezioni (soprattutto sul finale del terzo atto), risulta anche difficile da seguire in meri termini narrativi.
Tra l’altro, lo stesso Iván López-Reynoso ha proposto una
direzione non particolarmente sfaccettata in termini di fraseggio e di scavo
della partitura, dando spesso l’impressione all’uditorio di trovarsi di fronte
a una piattezza melodica un po’ tediosa e che, invero, non appartiene a una
delle opere più importanti di Händel.
Fortunatamente, l’orchestra del San Carlo,
nonostante la poca frequentazione della musica barocca, si è fatta trovare
sufficientemente pronta e ha dimostrato di saper elargire un suono morbidamente
raccolto e comunque piacevolmente compatto.
Sul fronte vocale, la situazione è risultata decisamente
migliore.
Il ruolo del titolo è stato ricoperto dalla sempre bravissima
Mariangela Sicilia, fresca della prima volta al San Carlo del Mitridate mozartiano
e in attesa di aprire la nuova stagione partenopea con la sua Luisa Miller.
Il soprano ha offerto un’interpretazione ben approfondita di Alcina, riuscendo
con la sua solita impeccabile tecnica a districarsi caleidoscopicamente tra gli
accenti più esuberanti e i momenti più intimi e sofferenti del personaggio.
Il merito è da attribuirsi all’evidente conoscenza del ruolo vocale, portato alla luce attraverso un percorso di studio ed esecuzione improntato sempre sulla scelta giusta a seconda del contesto di riferimento. Ecco, dunque, che con Sicilia la maga dismette parzialmente le sue vesti di mirabolante canalizzatore di iperbolici effetti sonori, come l’acuto perforante, per indossare, invece, l’abito ben più umano di alcune incantevoli raffinatezze, come la tendenza alla soffice smorzatura e all’etereo pianissimo. Il timbro al color di panna e l’attenzione costante sulla parola teatrale, uniti ad alcuni apprezzabili assi nella manica (l’estensiva messa di voce che introduce l’aria “Ah, mio cor! Schernito sei!”), hanno contribuito al successo di un’interprete che, oltre a essere una raffinatissima cantante, è anche una brava attrice.
Si può dire, magari con un pizzico di innocente ironia, che la
talentuosissima Erin Morley abbia intrapreso una strada diversa, preferendo
puntare più sulla spettacolarità delle fioriture che sullo scavo psicologico di Morgana.
Il soprano di coloratura ha sfoggiato una tecnica
invero eccellente, catalizzando l’attenzione del pubblico sull’ineccepibile funambolismo
delle variazioni offerte nei “da capo”. Il timbro acuminato e lucentissimo è
stato ampiamento esaltato da un’intonazione sopraffina e a sua volta
evidenziata da una serie di acuti davvero vertiginosi e adeguatamente barocchi
nella loro straordinarietà circense (lo si è visto nell’aria “Tornami a
vagheggiar”). Al di là delle puntature più sgargianti, Morley ha comunque proposto
una linea vocale elegante e sofisticata, soprattutto in occasione dei momenti
più introspettivi del racconto.
Franco Fagioli (anch’egli proveniente dal Mitridate e qui impegnato nel ruolo di Ruggiero) è stato uno degli artisti più applauditi e osannati, tanto che sembrava di essere tornati all’epoca delle claque. Scherzi a parte, le ovazioni del pubblico erano giustificate dalla solidità della performance del controtenore, provvisto di un’estensione vocale veramente ampissima e sempre messa al servizio di una tecnica molto bilanciata. La versatilità del timbro si è ben sposata con la concentrazione attoriale impiegata da Fagioli durante i recitativi e la disinvoltura con cui ha governato le fioriture più originali delle riprese – sebbene, talvolta, l’esuberanza di alcuni passaggi unita al peculiare stile del falsetto potesse risultare un po’ eccessiva.
Varduhi Abrahamyan ha dato vita a una Bradamante
opportunamente irruenta e colta in tutta la sua gelosia, esibendo un timbro di bel
colore caldo e una buona intonazione anche nelle variazioni più virtuosistiche.
Completavano il cast tre bravissimi ex-allievi dell’Accademia del Teatro San
Carlo, la quale evidentemente dà dimostrazione di essere un sistema ben oliato
e in grado di produrre buone voci.
Sun Tianxuefei (Oronte), Sayumi Kaneko
(Oberto) e Yunho Eric Kim (Melisso) hanno infatti reso giustizia ai
propri personaggi, sfoggiando delle buone doti vocali e lasciando presagire ottimi
risultati una volta che il rigore accademico avrà lasciato spazio alla
sperimentazione individuale.
Al termine della replica dell’11 ottobre, un San Carlo non gremito ha tributato il successo della complessa operazione e si è lanciato in calorose ovazioni soprattutto per Sicilia e Fagioli.