La ballerina e il vescovo

Inaugurato con l'oratorio Santa Pelagia il quarto Festival Stradella a Nepi

Recensione
classica
Festival Stradella Nepi
10 Settembre 2016
Alessandro Stradella ci ha lasciato un catalogo non altrettanto sterminato di quello di alcuni suoi contemporanei, ma è comunque prodigiosa la quantità di musica da lui composta in poco più di due decenni, prima di essere ammazzato a quarantatre anni in un agguato a Genova. Dunque il festival a lui dedicato dalla sua città natale può attingere a talmente tanta musica - e di tale qualità - da poterci comodamente vivere per molti anni. In queste prime edizioni si sta concentrando soprattutto sugli oratori, che sono la parte relativamente più nota della sua produzione. La quarta edizione si è inaugurata con "Santa Pelagia", la cui prima esecuzione avvenne a Roma o più probabilmente a Torino, forse nel 1677: come si vede, le notizie su questo musicista sono sempre incerte, oltre che poche. Certissimi sono invece il vigore drammatico ottenuto in quest'oratorio con mezzi molto ridotti e la grande varietà di situazioni ricavata con soli quattro personaggi e in appena un'ora di durata. Nonostante la solita successione di recitativi e arie, più un duetto e un coro, mai si ripete due volte la stessa soluzione musicale. I recitativi sono succinti, plastici e mossi e le arie vi s'innestano senza che il divario sia troppo tagliente: alcune sono vere arie, altre appartengono al variegato mondo delle mezz'arie, arie cavate e ariosi. I quattro personaggi si conformano ai canoni della propaganda religiosa: Pelagia prima peccatrice poi santa, il vescovo Nonno che vuole convertirla, il Mondo che la tenta, la Religione che le fa la morale. Stradella è molto poco interessato al lato devoto e al carattere astratto di questi personaggi allegorici barocchi e si concentra sui caratteri umani e sulle situazioni drammatiche che riesce prodigiosamente a ricavare dallo stucchevole libretto. La sua predilezione va chiaramente alla Pelagia mondana più che a quella spirituale, al Mondo più che a Nonno. Quanto alla Religione, nelle sue minacce e nelle sue lusinghe vede solo delle buone occasioni per arie di edonistica bellezza. Di ottimo livello l'esecuzione, concertata da Andrea De Carlo, che aveva disposizione dieci bravissimi strumentisti dell'Ensemble Mare Nostrum e quattro voci tra le migliori in Italia (id est tra le migliori in assoluto) nel campo della nostra musica barocca: erano Roberta Mameli, Raffaele Pé, Luca Cervoni e Sergio Foresti.--

Note: mise en espace di Guillaume Bernardi

Interpreti: Pelagia: Roberta Mameli, soprano; Religione: Raffaele Pé, controtenore; Nonno: Luca Cervoni , tenore; Mondo: Sergio Foresti, basso

Orchestra: Ensemble Mare Nostrum

Direttore: Andrea De Carlo

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Milano: al Quartetto inizia un ciclo dedicato agli ultimi sei quartetti di Beethoven e ai sei di Bartók

classica

A Francoforte la ripresa del riuscito Rinaldo di Händel con Jakub Orliński protagonista e per Winter in Schwetzingen un nuovo allestimento de La verità in cimento di Vivaldi con qualche ombra 

classica

Wagner al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino