Il ritorno di Mischa Maisky con la Filarmonica Toscanini
Alla direzione il giovane Stepan Armasar, tra Saint‑Saëns, Dvořák e una “prima” di Traversa
15 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Parma, Auditorium Niccolò Paganini
Mischa Maisky, Stepan Armasar, Filarmonica Toscanini
10/05/2026 - 10/05/2026Il concerto titolato Oltre il Nuovo Mondo, proposto dalla Filarmonica Arturo Toscanini nell’ambito della sua stagione concertistica, ha offerto un programma che miscelava repertorio sinfonico e panorama contemporaneo. La serata, diretta dal giovane Stepan Armasar – vincitore del primo premio e del premio del pubblico alla Arturo Toscanini International Conducting Competition e qui chiamato in sostituzione di Han Na Chang – ha infatti compreso la prima esecuzione assoluta di Nature’s Cry di Martino Traversa – nuova commissione della Toscanini nell’ambito del progetto Ecosound – due pagine per violoncello e orchestra con solista Mischa Maisky e, in chiusura, la Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonín Dvořák.
Con Nature’s Cry Traversa – il quale, oltre che compositore, è anche direttore artistico della rassegna Traiettorie di Parma – affronta una ormai urgente riflessione su natura e sostenibilità attraverso una scrittura densa e stratificata, tratteggiando un paesaggio sonoro mobile, più evocativo che descrittivo, nel quale l’orchestra viene utilizzata come una tavolozza sulla quale i densi colori timbrici ora si sovrappongono ora si dilatano. Una pagina tratteggiata con un sinfonismo elegante e, in un certo qual modo, “classico” dove i dichiarati rimandi di matrice impressionista trovano una forma che procede per pannelli espressivi, differenti livelli nel quale si alternano, in un flusso continuo ma variegato, tensioni più esposte e oasi più rarefatte.
La parte centrale del concerto ha visto protagonista Mischa Maisky, Solista Onorario della Filarmonica Arturo Toscanini. Nella trascrizione per violoncello e orchestra dell’Aria di Lensky “Kuda, kuda” dall’Evgenij Onegin di Čajkovskij firmata dallo stesso Maisky, il violoncellista ha saputo esaltare la drammaticità di una linea melodica attraverso una densità di suono che abbiamo potuto ritrovare anche nel più impegnativo Concerto per violoncello e orchestra n. 1 in la minore op. 33 di Camille Saint-Saëns, eseguito al posto del previsto Concerto n. 1 di Šostakovič. Qui Maisky ha offerto una lettura decisamente personale, segnata da una forte libertà agogica e di fraseggio, capace di disegnare il tracciato melodico attraverso un timbro corposo e coinvolgente, a fuoco soprattutto nei momenti più lirici rispetto ai passaggi più serrati, che hanno trovato comunque nella direzione di Armasar un funzionale equilibrio tra chiarezza e compattezza tra solista e orchestra. Una personalità decisa, quella di Maisky, confermata anche nel Prélude che apre la prima Suite in sol maggiore per violoncello solo di Johan Sebastian Bach, offerta come fuori programma in chiusura della prima parte della serata.
Con la sua lettura della Sinfonia n. 9 “Dal Nuovo Mondo” di Dvořák che ha completato il programma, Stepan Armasar ha dimostrato un carattere interpretativo ben definito, evitando sia la routine sia il facile monumentalismo, privilegiando invece un efficace gioco di contrasti tra energia ritmica e cantabilità. Il primo movimento è risultato solido, il Largo sobrio e privo di sentimentalismi, lo Scherzo ben dinamizzato. Anche nel Finale la direzione ha mantenuto una linea coerente, permettendo all’orchestra di restituire con chiarezza il profilo complessivo di una partitura tra le più celebri e frequentate del repertorio.
A fine serata il folto pubblico presente ha salutato con entusiasmo tutti gli artisti impegnati.