Die schweigsame Frau, teatro in musica

Il raro titolo di Strauss alla Staatsoper di Berlino, per la notevole direzione di Thielemann e l’apprezzabile regia di Gloger

AM

12 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Peter Rose (Sir Morosus, sulla sinistra) nel III atto. (Foto Bernd Uhlig)
Peter Rose (Sir Morosus, sulla sinistra) nel III atto. (Foto Bernd Uhlig)

Berlin, Staatsoper unter der Linden

Die schweigsame Frau

09/05/2026 - 29/05/2026

Nei maggiori teatri operistici berlinesi non sfuma l’attenzione per la drammaturgia musicale di Richard Strauss, anche i titoli più – ingiustificatamente – negletti: la Staatsoper ha ripresentato in questi giorni il nuovo allestimento del  2025 di Die schweigsame Frau  con l’autorevole direzione musicale di Christian Thielemann, e una regia, di Jan Philipp Gloger, che non sacrifica le valenze sorridenti della commedia – di costume, di travestimenti – né rinuncia a un tocco d’amara attualizzazione. La vicenda del nipote melomane Henry, che spera nella grande casa di un vecchio zio importante ma nemico giurato della musica, per prepararvi attività operistica, col risultato d’indurlo a cercare una ‘moglie silenziosa’ a tutti costi (sarà impersonata, solo temporaneamente e con funesto rovesciamento di carattere, per indurre lo zio a più miti consigli…), viene spostata dall’Inghilterra di primo Seicento alla Berlino attuale a tematizzare un problema immobiliare crescente in una grande città sempre più turistica e gentrificata, oltreché un isolamento sociale patito dagli anziani e una generale carenza di solidarietà.

Le scenografie scorrevoli – firmate da Ben Baur – si prestano bene, mostrando a turno gli ambienti di una casa alto borghese berlinese, ma la prova attoriale della compagnia è un punto di forza e una qualità necessaria: tra i titoli operistici di Strauss, questo appare, col concorso eccezionale di Stefan Zweig quale librettista, il più vicino a interazioni dialogiche e tempi drammatici tipici del teatro di prosa, tanto da portare alla scelta frequente di un recitato su musica; il tutto salvo, ovviamente, i momenti musicali di indugio, di prolungamento (sempre artigianalmente abile sul piano compositivo, spesso sul filo del prolisso), anche di abbandono, in aumento verso lo sciogliersi della vicenda. La musica è pure un caleidoscopio di combinazioni tematiche, di cifre espressive codificate, di citazioni stilistiche – dal Mozart più tenero al Seicento policorale più cerimonioso – e di virtuosismi dìorchestrazione, tale da stordire il fruitore, e da tenere sulla corda gli interpreti. I quali vanno perciò lodati collettivamente per l’ottima performance, con meritata menzione d’onore per i quattro principali: Brenda Rae, molto convincente soprattutto nelle espansioni liriche o aggressive (la trasformazione della falsa Timidia) nel registro acuto; Siyabonga Maqungo,solidissimo Henry, voce tenorile ben appoggiata e fraseggiante, duttile a sufficienza anche nei ‘travestimenti’ del personaggio; Samuel Hasselhorn, assai efficace quale Schneidebart motore della congiura (un barbiere tutt’altro che pasticcione, anzi…); Peter Rose, che ha caratterizzato al meglio l’impegnativo – basso profondo – e sfaccettato ruolo di Sir Morosus.

Una delle scene di Die schweigsame Frau (foto Bernd Uhlig).
Una delle scene di Die schweigsame Frau (foto Bernd Uhlig).

Thielemann ha guidato la Staatskapelle Berlin e lo Staatsopernchor con la consueta maestria, e con prodigiosa limpidezza d’esito anche nei passi più complessi. Pubblico non numeroso, ma al termine entusiasta, calorosissimo e prodigo di applausi per tutti, compresa l’orchestra chiamata opportunamente sul palco. Ringraziamenti particolari, poi, da tutti i cantanti al suggeritore: difficile che esista, nel repertorio operistico, uno spartito più difficile nel dare le parole.