Festival MiTo 2026: lo Stabat Mater

Standing ovation a Torino per il capolavoro sacro di Rossini diretto da Speranza Scappucci

LS

19 settembre 2026 • 2 minuti di lettura

Foto: Alessandro Bosio
Foto: Alessandro Bosio

Chiesa di San Filippo Neri, Torino

Stabat Mater

16/09/2026 - 17/09/2026

Il festival MiTo prosegue. Giovedì 17 settembre 2026, non c’era più un posto libero nella chiesa più grande di Torino, quella di San Filippo Neri, che può accogliere fino a circa mille persone. A richiamare tanta gente è stata l’esecuzione dello Stabat Mater di Rossini, diretto da Speranza Scappucci, con un’orchestra formata dagli studenti dei Conservatori di Torino e Milano. A ogni singolo componente auguriamo la migliore carriera. La serata era dedicata a loro e al grande pubblico convenuto lì, gratuitamente, per godere di una musica – c’è bisogno di dirlo? – bellissima: alla fine tutti erano felici, con applausi lunghi, larghi sorrisi, standing ovation. Quindi bravi e grazie di cuore.

Questo Stabat, che ha debuttato a Milano il 16, è l'unico appuntamento del festival che vede sul podio la Direttrice Artistica. Scappucci ha adottato tempi mediamente sostenuti, con enfasi sulle pause che Rossini colloca nelle code di alcune pagine della partitura, e che, nel silenzio risonante di una chiesa, trovano piena ragion d’essere. Non mancavano, comunque, andature più scorrevoli, come nel «Pro peccatis»e nel quartetto «Sancta Mater, istud agas».  

Foto: Alessandro Bosio
Foto: Alessandro Bosio

Il Coro Maghini, preparato dal maestro Claudio Chiavazza, ha eseguito la sua parte al meglio, a partire dalle cupe linee dell’Introduzione fino alla virtuosistica fuga finale sull’«Amen», ma il culmine è stato nella pagina più potente dello Stabat, in fatto di decibel: quell’«Inflammatus» dove il coro, rinforzato dagli ottoni, dovrebbe fare, e lo ha fatto, l’effetto di un muro di pietra, inscalfibile, che chiude la via alle spalle del soprano con la minaccia del Giudizio supremo.

Non tutti i soprani sono in grado di fronteggiare quella parte, ma non è certo il caso di Maria Grazia Schiavo, grande anche nei pianissimi e negli afflati lirici, oltre che nella potenza d’emissione. Impeccabile José Maria Lo Monaco nella parte del mezzosoprano, nel suo «Fac ut portem» e nel celestiale duetto col soprano. Levy Segkapane (tenore) e Andrea Pellegrini (basso) hanno dato il meglio di sé non tanto, o non solo, nelle cavatine, quanto nei due quartetti, e specialmente il secondo, «Quando corpus morietur» a cappella, dove hanno dimostrato grande musicalità in un bell’amalgama con le altre voci.

(A proposito della Sancta Mater, un piccolo momento Alberto Angela in chiusura di recensione non fa male, giusto per informare il lettore curioso e ignaro che la prima cappella a sinistra dell'altare contiene uno dei dipinti più belli che si possono ammirare a Torino, benché quasi sempre dimenticato: opera di Solimena, raffigura San Filippo Neri che raccomanda la città di Torino alla Madonna.)

Il concerto è stato dedicato alla memoria delle vittime dell'alluvione che ha colpito il Nepal lo scorso 26 agosto.

Foto: Alessandro Bosio
Foto: Alessandro Bosio