Farrenc e i fantasmi del Romanticismo
Due concerti inaugurano il festival del Palazzetto Bru Zane dedicato alla compositrice tra classicismo, virtuosismo e romanticismo europeo
31 marzo 2026 • 3 minuti di lettura
Venezia, Palazzetto Bru Zane e Scuola Grande San Giovanni Evangelista
Il tempo di Louise Farrenc
28/03/2026 - 29/03/2026Figura ancora troppo poco frequentata, Louise Farrenc occupa un posto singolare nel panorama musicale ottocentesco: pianista virtuosa, didatta al Conservatorio di Parigi e autrice di un catalogo che spazia dalla musica da camera alla sinfonia, fu profondamente segnata dal modello di Ludwig van Beethoven e più in generale dal classicismo viennese. Il suo linguaggio, saldo nella forma e alieno da facili effetti, guarda spesso “oltre Reno”, dialogando con la tradizione tedesca più che con le tendenze francesi del suo tempo. Il festival del Palazzetto Bru Zane, significativamente intitolato Il tempo di Louise Farrenc, amplia questo sguardo, includendo figure coeve o affini, da Hector Berlioz a Théodore Gouvy, fino a spingersi verso i territori più spettacolari del romanticismo europeo. I primi due concerti hanno offerto un’apertura ricca ma non priva di contrasti.
Il recital intitolato “Generazione Farrenc” del violinista Noé Inui e del pianista Vassilis Varvaresos al Palazzetto Bru Zane metteva al centro la Sonata per violino e pianoforte n. 2 op. 39 di Farrenc, pagina ampia e articolata nei canonici quattro movimenti. Fin dall’Allegro grazioso emerge con chiarezza l’ascendenza beethoveniana: equilibrio formale, dialogo serrato ma non conflittuale tra i due strumenti, una tensione espressiva lontana da ogni teatralità. Lo Scherzo, leggero e mobile, di freschezza mendelssohniana, e l’Adagio, più raccolto, confermano quella misura classica che culmina in un Finale brillante ma sempre controllato. Analoga ispirazione anima la Sonata op. 61 di Gouvy, autore “di frontiera” tra Francia e Germania, la cui scrittura rivela una solida architettura tematica e un gusto per la variazione interna piuttosto che per l’effetto immediato. In questo contesto coerente, i due inserti per piano solo risultavano più decorativi che necessari: il celebre Notturno op. 9 n. 1 di Frédéric Chopin in apertura, pur eseguito con finezza, appariva estraneo per clima; ancor più distante la Rapsodia ungherese n. 2 di Franz Liszt, dove il virtuosismo esibito di Varvaresos accentuava un’esteriorità agli antipodi dell’intimismo farrenciano.
Se il primo concerto restava ancorato a un’idea di classicismo rigoroso (salvo qualche sbavatura), il secondo ne rovesciava deliberatamente le coordinate. Alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista, “All’ombra di Berlioz” del Duo Jatekok (gioco in ungherese) formato dalle pianiste Naïri Badal e Adélaïde Panaget brillava singolarmente per assenza di musiche della festeggiata. Interamente costruito su trascrizioni, il programma esplorava il versante più “sulfureo” e spettacolare del romanticismo d’oltralpe: dalla Danse macabre di Camille Saint-Saëns alla magniloquente Pologne di Augusta Holmès, omaggio non privo di retorica alla rivoluzione polacca, fino al secondo movimento della celebre Symphonie fantastique di Hector Berlioz e all’irresistibile Apprenti sorcier di Paul Dukas. La seconda parte era dominata dalla grandiosa Sonata in si minore di Liszt nella versione “estesa” per due pianoforti di Saint-Saëns: un’opera concepita come flusso continuo, dove i materiali tematici si trasformano incessantemente in un’unica grande arcata formale. La trascrizione amplifica ulteriormente la dimensione “orchestrale” della scrittura lisztiana, esaltandone contrasti, masse sonore e tensioni drammatiche. Le due giovani pianiste hanno affrontato questo repertorio con brillantezza e notevole affiatamento, privilegiando il registro spettacolare e teatrale di pagine che richiedevano soprattutto energia, precisione e senso del colore.
Entrambi i concerti, molto affollati, sono stati salutati con applausi calorosi. Un avvio promettente per un festival che, da qui al 28 aprile, si annuncia ricco di riscoperte e percorsi forse meno rigorosi di altre rassegne del Palazzetto Bru Zane ma altrettanto inattesi nel cuore del romanticismo europeo.