L’Ensemble Prometeo tra struttura e tempo

Un intenso concerto tra pagine di Boulez, Cage, Feldman e Carter

AR

21 maggio 2026 • 3 minuti di lettura

Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)
Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)

Parma, Teatro Farnese

Traiettorie 2026 – Ensemble Prometeo, Marco Angius

19/05/2026 - 19/05/2026

Nel quadro di Traiettorie 2026, la rassegna internazionale di musica moderna e contemporanea di Parma diretta da Martino Traversa, il concerto dell’Ensemble Prometeo ospitato l’altra sera al Teatro Farnese ha proposto un programma dedicato a quattro autori centrali del secondo Novecento musicale quali Pierre Boulez, John Cage, Morton Feldman ed Elliott Carter. Come ha illustrato in apertura di serata Marco Angius, impegnato alla guida dell’ensemble, il programma si è articolato alla stregua di un percorso pressoché speculare tra differenti concezioni musicali giocate sul rapporto tra struttura compositiva e tempo, un flusso musicale proposto brano dopo brano senza soluzione di continuità che ha presentato una materia sonora segnata dal rapporto fra scrittura e ascolto, il tutto affidato a una affiatata compagine di interpreti specializzati formata da Giulio Francesconi (flauto), Michele Marelli (clarinetto), Grazia Raimondi (violino), Carlotta Libonati (viola), Michele Marco Rossi (violoncello), Ciro Longobardi (pianoforte) e Simone Beneventi (percussioni).

Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)
Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)

In questo contesto Dérive 1 (1984) di Boulez – pagina breve ma densa per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e vibrafono – ha proposto in apertura una scrittura fondata sulla trasformazione continua di figure minime, emergendo con chiarezza grazie a un’esecuzione attenta alla mobilità del discorso e alla precisione degli incastri, segnata dalla capacità dell’ensemble di mantenere equilibrio tra fluidità e nettezza degli attacchi.

Con Seven di Cage – brano del 1988 per flauto, clarinetto, violino, viola, violoncello, pianoforte, percussioni – il concerto si è spostato verso una diversa idea di durata e di presenza sonora. L’opera appartiene alla fase tarda del compositore americano e si fonda su eventi isolati e su una temporalità estesa che rende il silenzio parte integrante della forma. L’Ensemble Prometeo ha affrontato la pagina con sobrietà, lasciando che il suono si depositasse nello spazio senza cercare effetti esterni. Ne è risultata una lettura coerente e misurata, nella quale la frammentazione dell’enunciato veniva assunta come dato strutturale.

Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)
Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)

Il programma è proseguito con The Viola in My Life 1 (1970) di Morton Feldman, compositore del quale si celebrano in questo 2026 i cento anni dalla nascita. In questo brano per flauto, violino, viola, violoncello, pianoforte, percussioni il discorso musicale si restringe ulteriormente: non un vero e proprio sviluppo, ma una disposizione di superfici sonore leggere e di relazioni strumentali oblique. La viola, affidata a Carlotta Libonati, non agisce come voce solistica tradizionale, ma come centro mobile di un equilibrio continuamente ridefinito. L’esecuzione ha restituito con efficacia questo carattere non gerarchico, mantenendo una dinamica trattenuta e un profilo espressivo privo di enfasi.

Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)
Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)

Il brano di chiusura, il Triple Duo composto tra il 1982 e l’anno successivo da Elliot Carter, ha riportato il discorso su un piano di maggiore densità e contrasto. La composizione per flauto, clarinetto, violino, violoncello, pianoforte e percussioni, costruita sulla tensione fra tre coppie strumentali, ha richiesto una regia capace di tenere insieme autonomia delle parti e visione d’insieme. In questo senso, direzione di Marco Angius ha guidato l’ensemble con lucidità, governando la stratificazione senza uniformarla e lasciando emergere le singole identità strumentali. L’impressione è stata quella di una lettura solida, ben proporzionata e capace di rendere leggibile una scrittura di forte complessità interna.

Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)
Ensemble Prometeo, Marco Angius (foto Davide Bona)

Un percorso musicale denso e intenso, in sintesi, salutato dai convinti applausi del pubblico presente al Teatro Farnese di Parma.