Farnese Festival, la musica a Parma prima di Verdi
Successo per l’edizione 2026 della manifestazione guidata da Fabio Biondi con la sua Europa Galante
13 giugno 2026 • 5 minuti di lettura
Parma, Teatro Farnese-Complesso Monumentale della Pilotta – Teatro Due
Farnese Festival 2026
03/06/2026 - 08/06/2026Il Farnese Festival 2026, che si è svolto a Parma dal 3 all’8 giugno tra Teatro Farnese e altri spazi del Complesso Monumentale della Pilotta – oltre a un evento al Teatro Due – ha confermato il profilo di una rassegna dedicata alla musica antica che intende collegare il repertorio italiano ed europeo del XVII e XVIII secolo alla storia culturale del territorio. Giunto alla quarta edizione, sempre sotto la direzione artistica di Fabio Biondi, il festival ha sviluppato in particolare per quest’anno il rapporto tra Parma e la cultura musicale spagnola, linea tematica che ha orientato una parte significativa della programmazione 2026, come lo stesso Biondi ha illustrato dialogando con il nostro Paolo Scarnecchia. In questo quadro, i concerti che abbiamo seguito hanno mostrato con significativa chiarezza sia l’attitudine alla ricerca e all’indagine rivolta a un repertorio ancora in gran parte da scoprire sia la volontà di costruire un dialogo tra riscoperta, esecuzioni filologicamente orientate e valore del contesto storico-culturale nel quale gli appuntamenti si sono svolti.
L’inaugurazione del 3 giugno con l’Oratorio Santa Clotilde di Francesco Corselli (Piacenza, 19 aprile 1705 – Madrid, 3 aprile 1778), ha visto impegnati l’ensemble Europa Galante e lo stesso Fabio Biondi sul palcoscenico del Teatro Farnese, e ha rivestito un significativo rilievo per ragioni storiche oltre che musicali. L’opera, composta a Parma nel 1733 prima del trasferimento del musicista di origini piacentine alla corte di Madrid, costituisce infatti un punto di passaggio fra due ambienti culturali - italiano e spagnolo, appunto – che il festival ha assunto come asse di lettura dell’intera edizione. La scelta del titolo è risultata coerente con questo impianto: non una semplice rarità da riesumare, ma un tassello che illumina una rete di relazioni artistiche e politiche. Sul piano esecutivo, l’insieme ha valorizzato in modo particolare la scrittura di Corselli facendo emergere la sua capacità di coniugare teatralità religiosa, dinamismo strumentale e chiarezza del dialogo vocale. In questo quadro, le voci di Lucia Cortese (Clotilde), Giuseppina Bridelli (Clodoveo), Vivica Genaux (San Remigio) e Luca Tittoto (Aureliano) con il supporto della Corale Città di Parma, hanno contribuito a restituire il fascino di una partitura che non vive di effetti esteriori ma di sostanziale equilibrio tra logica narrativa e misura formale. Un carattere, questo, che è emerso soprattutto nella seconda parte dell’esecuzione, grazie a tratteggi melodico-drammaturgici che si sono rivelati di particolare pregnanza nel quadro del discorso musicale complessivo.
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Di segno diverso è stato Il dialogo dei cani, presentato il 5 giugno al Teatro Due (spazio scenico Giuliano Spinelli, luci Luca Bronzo, costumi Elisabetta Zinelli, trucco Cinzia Costantino, spettacolo a cura di Paola Donati, assistente Francesco Lanfranchi). La creazione in musica tratta da due racconti di Miguel de Cervantes, con adattamento di Elisa Ciofini e musiche di Mauro D’Alay, si collocava in una zona di confine tra spettacolo di parola e drammaturgia musicale. La presenza di Fabio Biondi al violino e di Paola Poncet al clavicembalo, insieme all’ensemble di attori del Teatro Due, ha dato alla serata una fisionomia ibrida, in cui l’elemento narrativo non era ancillare rispetto alla musica ma concorreva a plasmarne il senso drammatico. Il riferimento a Cervantes – e più in generale il rimando alla matrice spagnola del festival – è apparso operare in questo caso meno come sfondo tematico e più come vero e proprio dispositivo drammaturgico. Il risultato è apparso come un meccanismo rappresentativo che ha espresso una capacità di coinvolgimento via via sempre più trascinante, trovando il proprio apice nel vivace contrappunto tratteggiato nel momento in cui tutti i personaggi sono apparsi in scena, sapendo inoltre valorizzare la funzionalità degli incastri tra interventi musicali e parlati, oltre alla qualità della dizione scenica e la coerenza del rapporto tra testo e musica. In questo senso lo spettacolo ha funzionato soprattutto in quanto ha evitato di accentuare un potenziale carattere illustrativo, lasciando che l’ambiguità della scrittura di Cervantes e la mobilità della musica di D’Alay costruissero uno spazio teatrale dinamico, ironico ma non autoreferenziale, anche grazie alla brillante interpretazione di Biondi e Poncet sul versante musicale e degli attori impegnati: Massimiliano Aceti, Davide Gagliardini, Diletta Masetti, Irene Paloma Jona, Salvo Pappalardo, Massimiliano Sbarsi.
Il 6 giugno, ancora al Teatro Farnese, Bach, non sei solo! con Amandine Beyer e Gli Incogniti ha rappresentato uno dei punti di maggiore richiamo della programmazione. Il gioco di parole che dava titolo al concerto – derivato dal titolo del manoscritto autografo delle bachiane Sonate e Partite, Sei Solo a Violino senza Basso accompagnato – introduceva un percorso costruito fra concerti di Johann Sebastian Bach in versione originale o ricostruita e il Concerto per oboe di Alessandro Marcello. Il programma, per sua natura, invitava a riflettere sul tema della riscrittura e dell’adattamento, questioni centrali per chi ascolta oggi il repertorio barocco non come reperto museale ma come panorama ove indagare differenti ipotesi interpretative. Il violino e la direzione di Beyer, l’oboe di Gabriel Pidoux con il lavoro complessivo dell’ensemble hanno saputo privilegiato una chiarezza di articolazione che ha messo in evidenza la densità contrappuntistica delle pagine proposte grazie ad una fluidità di lettura dinamica e trascinante. L’interesse dell’impaginato proposto non stava tanto nell’originalità dei singoli brani – peraltro ben noti al pubblico – quanto nella qualità di una lettura complessiva al tempo stesso pregnante ed equilibrata, capace di apportare al programma 2026 di questo festival uno sguardo su un orizzonte europeo più ampio, nel quale questa rassegna intende collocarsi.
La chiusura dell’8 giugno, con Sinfonie di Luigi Boccherini eseguite dall’ensemble Europa Galante diretto da Fabio Biondi, ha riportato il festival nel perimetro di un classicismo ancora profondamente intrecciato con la cultura spagnola. Il programma monografico boccheriniano, aperto dalla Sinfonia concertante in do maggiore op. 10 n. 4 G 523 e completato dalla Sinfonia n. 4 in re minore op. 12 G 506 “La casa del diavolo”, ha permesso di osservare due aspetti complementari della scrittura del compositore origiario di Lucca: da un lato la tensione teatrale e la spinta virtuosistica, dall’altro l’eleganza del disegno e la sorvegliata proporzione formale. La familiarità di Europa Galante con questo repertorio si è percepita nella gestione dei contrasti e nella precisione del profilo ritmico, ma anche nella capacità di evitare una lettura eccessivamente enfatica di pagine che richiedono invece controllo del fraseggio e attenzione alla trasparenza della trama orchestrale.
Nel complesso, il concerto finale ha avuto anche il merito di chiudere la rassegna secondo una logica coerente con l’impianto tematico del cartellone 2026, ribadendo il nesso tra Italia e Spagna non solo sul piano della dichiarazione programmatica, ma attraverso un autore che quel rapporto lo incarna plasticamente. Una prospettiva che il pubblico presente – perlopiù decisamente numeroso nei diversi appuntamenti che abbiamo seguito – ha apprezzato attraverso i calorosi applausi che hanno salutato Fabio Biondi e la sua Europa Galante anche in occasione della serata finale, segnando così un positivo viatico per l’edizione del 2027 del Farnese Festival, dove lo sguardo si sposterà sulla Francia.