Fantasmi a Spoleto

Per la stagione 2026 del Teatro Lirico Sperimentale è andata in scena Una promessa infranta, seconda opera di Federico Gardella proposta in prima assoluta

SN

23 agosto 2026 • 3 minuti di lettura

Una promessa infranta (Foto M. Pozzi)
Una promessa infranta (Foto M. Pozzi)

Spoleto, Teatro Caio Melisso

Una promessa infranta

20/08/2026 - 23/08/2026

Un uomo promette alla moglie morente che non si risposerà. Poi si risposa. Da qui comincia il suo tormento, ma anche Una promessa infranta, la seconda opera di Federico Gardella dopo Fräulein Else, ancora una volta su libretto e con la regia di Cecilia Ligorio. Presentata in prima assoluta al Teatro Caio Melisso di Spoleto per la stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli”, l’opera nasce da Of A Promise Broken di Lafcadio Hearn, scrittore greco-irlandese, ma noto soprattutto per aver fatto della cultura e delle leggende giapponesi il centro della propria attività letteraria dopo il trasferimento in Giappone nel 1890.

Nel racconto di Hearn la promessa infranta ha conseguenze soprannaturali: la prima moglie ritorna dall’aldilà e perseguita il marito fino a una conclusione violentissima. La librettista Ligorio modifica sostanzialmente la materia originaria. Attenua il carattere marcatamente splatter dell’epilogo e soprattutto trasforma il fantasma in qualcosa di più ambiguo: non tanto una presenza ultraterrena quanto la proiezione del senso di colpa del protagonista. La prima moglie continua a vivere perché continua a vivere la promessa che egli ha tradito. Anche la struttura narrativa cambia significativamente. I due custodi della casa, figure marginali nel racconto originale, diventano i narratori di tutta la vicenda, raccontata al passato come una storia già accaduta. E il protagonista, dopo aver ucciso la seconda moglie scambiandola per il fantasma della prima, si impicca. Che l’omicidio sia deliberato o frutto di un equivoco importa relativamente: realtà, memoria e allucinazione sono ormai indistinguibili.

Una promessa infranta (Foto Niccolò Perini)
Una promessa infranta (Foto Niccolò Perini)

È un’idea drammaturgica interessante, perché sposta il racconto dalla ghost story al dramma della coscienza del protagonista. Ma proprio qui si misura anche il limite della partitura di Gardella. L’organico cameristico — due quintetti di archi e fiati, percussioni e cinque cantanti — costruisce una scrittura mobile e sorvegliata, nella quale le voci procedono soprattutto attraverso una sorta di “recitar cantando” contemporaneo, strettamente aderente a una certa ridondanza del testo. Gardella evita con intelligenza ogni esotismo di maniera: niente Giappone da cartolina, niente pentatonismi o colori orientaleggianti utilizzati come scorciatoie. È una scelta condivisibile, tanto più davanti a un materiale che avrebbe potuto facilmente scivolare nel cliché.

A forza di sottrarre, però, qualcosa si perde. La partitura varia, accurata, spesso raffinata nel trattamento timbrico, lascia però un’impressione piuttosto convenzionale proprio nella dimensione soprannaturale. Il fantasma non diventa davvero un’esperienza sonora perturbante. Il confronto con Matsukaze di Toshio Hosokawa, altro esempio di teatro musicale contemporaneo costruito attorno a figure spettrali nella tradizione giapponese del Nō, è inevitabile: lì il fantasma sembra nascere dal suono stesso; qui rimane soprattutto una funzione drammaturgica. E così, paradossalmente, una storia di fantasmi finisce per assumere i contorni di un dramma borghese sulla colpa.

Una promessa infranta (Foto Niccolò Perini)
Una promessa infranta (Foto Niccolò Perini)

La Ligorio regista asseconda questa scelta con uno spettacolo di mezzi contenuti e di sviluppo lineare. Le scene essenziali, le luci suggestive e soprattutto le marionette fantasmatiche di Alberto Favretto costruiscono un’immagine del soprannaturale sospesa fra concretezza e allucinazione. La povertà dei mezzi non diventa povertà teatrale: il piccolo Caio Melisso offre anzi una cornice adeguata alla natura cameristica e intimistica dell’opera. Impegnato il giovane cast della prima: Aurora Bertoldi (seconda moglie), Emma Alessi Innocenti (prima moglie), Gianpiero Delle Grazie (il marito), Paolo Mascari e Nicolò Sasso (i due custodi). Più che per particolari virtuosismi, gli interpreti si fanno apprezzare per la disponibilità al teatro e per la cura della parola. Mimma Campanale guida con concentrazione i solisti dell’Orchestra Filarmonica Umbra “Vittorio Calamani”, in una prova complessivamente discreta, anche se non sempre impeccabile per precisione.

Una promessa infranta (Foto M. Pozzi)
Una promessa infranta (Foto M. Pozzi)

Il pubblico, piuttosto numeroso al Caio Melisso, ha accolto la prima con applausi e chiamate. Al di là dei limiti di Una promessa infranta, va riconosciuta al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto la coerenza di una politica che da anni mette la creazione contemporanea al centro della propria attività, commissionando e producendo nuove opere con una continuità ormai rara nel panorama lirico italiano. In un momento in cui molte fondazioni liriche sembrano affidarsi sempre più alle certezze del grande repertorio, quella di Spoleto rimane una scelta controcorrente: non tutte le scommesse possono riuscire pienamente, ma senza queste scommesse non c’è neppure un futuro per il teatro musicale.