Da Gozzi a Prokof'ev

A Lione L'Amour des trois oranges di Prokof'ev. Regia e bei costumi di Laurent Pelly, sul podio il giovane maestro Dmitry Matvienko

AT

07 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura

L'Amour des trois oranges di Prokof'ev all'Opéra de Lyon (foto @Paul Bourdrel/OdL)
L'Amour des trois oranges di Prokof'ev all'Opéra de Lyon (foto @Paul Bourdrel/OdL)

Opéra de Lyon

L'Amour des trois oranges

04/10/2026 - 20/10/2026

E’ la seconda volta che Laurent Pelly mette in scena L’amore delle tre melarance musicato da Sergej Prokof'ev, la prima volta è stato ad Amsterdam nel 2005, ma malgrado il successo di pubblico, la nostra impressione è che a Lione Pelly rimane ancora un po’ in superficie, non emoziona, non riesce a rendere tutta la complessità e profondità della favola in musica ispirata dal lavoro di Carlo Gozzi, pur regalando uno spettacolo molto elegante, confezionato benissimo, con tanta ironia divertente, come suo solito.

Anche la direzione del giovane direttore bielorusso Matvienko sembra più inseguire l’effetto che ricercare appronfondimenti interpretativi, con l’orchestra che a momenti suona tanto forte da coprire i cantanti. La partitura ha qui un ruolo narrativo importante e l’orchestra dovrebbe essere ancora più ricca di colori, passando dalle graffinati, dissonati ironie, da Matvienko sempre molto accentuate, a scene comiche dal carattere grottesco, a brevi romantici momenti sinfonici lirici. Si apprezza comunque la ricchezza timbrica e sono be eseguite la celebre incalzante Marcia del corteo reale del secondo atto e il virtuosistico Scherzo nel terzo che accompagna il volo sul deserto.

La parte più riuscita dello spettacolo è la caratterizzazione dei personaggi principali: perfetto per la parte del Principe ipocondriaco il tenore olandese Linard Vrielink che sa ben rendere i tanti sbalzi d’umore del giovane, dalla malinconia all’innamoramento, dalla rassegnazione alla piena felicità finale; suo padre il Re, qui in ciabatte, è pure ben caratterizzato dal basso-baritono Piotr Micinski. Strepitosa poi l’interpretazione di Leandro, il primo ministro infido, da parte del baritono-basso franco-australiano Damien Pass: la sua trasformazione fisica in un essere strisciante e viscido non potrebbe essere meglio riuscita. Il suo aspetto è ripreso, ma con meno efficacia, nella figura della Principessa Clarice (il mezzo soprano Lucie Roche) che si allea con Leandro per conquistare il trono. Damien Pass sarà poi anche Farfarello.

Si fa subito notare per la bravura dell’artista anche il baritenore Marc Mauillon come Pantalone, consigliere del Re di Fiori (e non di Coppe come nella traduzione italiana), ma in questo caso il costume di Maullion sembra più funzionale a rendere ancora più divertente l’istrionico cantante che a rivelare il Pantalone del testo. Notare che è stata messa in scena la prima versione del libretto, quella scritta nel 1921 per l’Opera di Chicago, scritta dallo stesso compositore in francese perché Prokof'ev ancora non padroneggiava l’inglese mentre conosceva bene il francese. La versione russa seguirà solo nel 1926.

Le scenografie di Caroline Ginet giocano sulle immagini delle carte, che si trasformano in capezzale del letto del Principe oppure nel trono del Re, sono semplici ma efficaci, giustamente minimali di fronte all’esuberanza dei costumi, nei toni dominanti del bianco e nero per la corte, per poi colorarsi in tanti dettagli d’arancio, non solo per i tre frutti. Un po’, giustamente, surrealiste e con effetti speciali dalla fattura deliziosamente un po’ antica, artigianale. Scenografie, ben supportate dalle luci di Michel Le Borgne, sempre ben studiate e calibrate, bellissimi i giochi di chiaroscuro.

Tale raffinato contesto visivo ben esalta i costumi degli interpreti e coloratissimi nelle vesti , come nelle loro parti vocali è il duo contrapposto del mago Celio, dalla parte del Re, che gioca contro la fata Morgana, in combutta invece con il primo ministro, rispettivamente interpretati dal baritono Daniel Miroslaw, suo uno dei momenti solistici più riusciti, e dal soprano Gabrielle Philiponet che ben incarna con le sue notevoli doti vocali il ruolo della cattiva. In questo caso forse sarebbe stato meglio visivamente differenziarli di più, per sottolineare le diversità d’indole.

Anche Truffaldino, ben interpretato vocalmente dal tenore gallese Robert Lewis, visivamente non convince, scarpe e capelli verdi non bastano; cosi come non sono di facile comprensione i Tragici, i Comici, i Lirici e gli Scervellati, interpretati da diverse sezioni del coro, pur nella bellezza dei loro costumi che esprimono intelligente presa in giro del ruolo, malgrado la loro ottima prestazione vocale e scenica.

Non ci sono dubbi invece su chi è, e cosa fa, la burbera Cuoca, interpretata dal basso-baritono Jean-Fernard Setti, imponente di statura e con un mestolone/arma altrettanto gigante, divertentissimo. Infine ci sono le principesse racchiuse dentro le arance: Linette, Nicolette e Ninette, rispettivamente il mezzo Barbara Skora e i soprani Déborah Salazar e Giulia Scopelliti, quest’ultima sarà l’unica che riuscirà a bere e salvarsi: trasformata in topo gigante e malgrado il tentativo di Smeraldine, il mezzosoprano Céleste Pinel, servitrice di Morgana, di prendere il suo posto, alla fine trionferà accanto al Principe, tra gli applausi calorosissimi del pubblico. Nuovo allestimento in coproduzione con l’Opéra Comique, l’Opéra national du Rhin e l’Opera Royal de Danemark.