A Lione un'Incoronazione di Poppea contemporanea

Irreale allestimento firmato dalla regista tedesca Tatjana Gürbaca, con l’orchestrazione non storicamente informata del belga Philippe Boesmans e i giovani bravi interpreti del Lyon Opera Studio

AT

26 giugno 2026 • 4 minuti di lettura

L'incoronazione di Poppea all'Opéra de Lyon (foto ®JeanLouisFernandez)
L'incoronazione di Poppea all'Opéra de Lyon (foto ®JeanLouisFernandez)

Opéra de Lyon

L'incoronazione di Poppea di Monteverdi

15/06/2026 - 26/06/2026

Come si sa, dell’Incoronazione di Poppea attribuita ad un ormai anziano Monteverdi ci sono arrivate solo le linee vocali e il basso continuo, l’Opera di Lione ha deciso stavolta non di presentane una ricostruzione dell’orchestrazione storicamente informata, ma molto più contemporanea. Per completare la partitura ci si è rivolti alle pagine del belga Philippe Boesmans che ha lavorato a lungo sul quest’opera, lasciandocene ben due versioni: una del 1989 per la Monnaie di Bruxelles ed un’altra del 2012 per il Teatro Real de Madrid, ed è quest’ultima che è stata proposta a Lione. Invece di ricostituire un ipotetico suono barocco, Boesmans orchestra Monteverdi con sonorità d’oggi, in base al suo gusto personale di compositore, suoni che appaiono quasi irreali nel contesto barocco della base originale, in particolare le moderne percussioni che aggiungono diversi ritmi e brillantezze. In più, sono stati aggiunti estratti di testo dei poeti francesi, prebarocchi e barocchi, François Villon, Jean Molinet e Philippe Desportes. Nella fossa, l'Orchestra dell'Opera di Lione e sul podio il giovane maestro Simon-Pierre Bestion, direttore d’orchestra e di coro, esperto del repertorio barocco non sempre trova una gradevole misura tra le sonorità antiche e moderne. L’allestimento di Tatjana Gürbac, che si è fatta conoscere proprio per le sue reinterpretazioni contemporanee dei classici di repertorio e l’attenzione ai personaggi femminili, si pone esattamente nella stessa prospettiva,con una messa in scena fuori del tempo, tra antico e moderno, seria quanto buffa. Il risultato è coerente, ma assai discutibile sia dal punto di vista musicale che visuale, sopratutto quest’ultimo non è del tutto riuscito, con delle idee interessanti ma complessivamente difficoltà a ben caratterizzare soprattutto i personaggi di contorno.

Non è facile quindi comprendere l’intreccio, se non il nucleo centrale della vicenda senza tempo di due individui senza scrupoli, Nerone e Poppea, che non esitano a calpestare le regole sociali e i sentimenti degli altri per raggiungere i propri obiettivi dettati dalla passione e dalla sete di potere. I due protagonisti principali sono psicologicamente molto simili, e come tali sono visivamente presentati, entrambi con lunghi capelli rossi e vestiti dai tessuti preziosi. Una delle idee migliori dello spettacolo. Il ruolo di Poppea è stato affidato al soprano lirico tedesco-italiano Giulia Scopelliti, bel timbro e già tanta disinvoltura in scena; al suo fianco si fa notare il controtenore russo Iurii Iushkevich nel ruolo di un Nerone che sembra un re Sole , dal canto già sicuro e assai affascinante. I costumi sono di Dinah Ehm, ed inizialmente sono abiti da donne in carriera nel prologo dove Amore, impersonato pure dalla Scopelliti, pretende di essere più importante di Virtù, ruolo affidato al bravo mezzosoprano americano Jenny Anne Flory che poi sarà anche l’imperatrice Ottavia, e Fortuna, ruolo affidato al brillante soprano norvegese Eva Langeland Gjerde che poi sarà anche Drusilla. La contemporaneità dei costumi femminili svanisce con il prologo, per dare spazio alle fogge barocche di Poppea e Nerone, al vestito bamboleggiante e poi da clown di Drusilla, abito quest’ultimo che sarà poi prestato ad Ottone, pure con gorgiera ed interpretato dall bravo baritono olandese Alexander de Jong, che lo indosserà per uccidere, travestito da donna, la pur amata Poppea. Vestito invece in nero è il saggio Seneca, ben interpretato dal basso francese Hugo Santos per cui arriva in palcoscenico un vasca da bagno per la scena del suicidio, uno dei pochi oggetti della spoglia scenografia, insieme a qualche moderna sedia in plastica. Ma, senza più la veste lunga nera, il filosofo continuerà ad apparire in scena come a voler dire che, sembra, il suo insegnamento non è completamente perduto.. La scenografia di Marc Weeger è essenziale, molto bella ed efficace, dei gradoni alla base di una parete rotante con una delle due superfici lavorata in modo tale da accendersi di bagliori che rendono la scena futurista a seconda delle luci che la colpiscono, le belle luci sono di Mathieu Cabanes.

Completano il cast, il tenore estone Filik Varik che interpreta en travesti la nutrice di Poppea, Arnalta, scelta non felice perché il suo personaggio è poco comprensibile; e poi c’è l’attore Arthur Baratin che, come in un dramma pastorale, interpreta Eros con il gonnellino degli antichi greci ma fa il dispettoso come un arlecchino della commedia dell’arte, altro personaggio che lascia perplessi, anche lui, come altri, a tratti con moderni occhiali da sole. Ma il meraviglioso finale, con il famoso duetto tra i due novelli sposi “Pur ti miro - Pur ti godo”, è impeccabile e alla fine lunghi applausi per tutti. Una coproduzione dell’Opéra de Lyon con il Teatro Arriaga Antzokia de Bilbao.