Currentzis a Santa Cecilia con la sua Utopia

Il pubblico tributa un grande successo alle sue personali ma geniali interpretazioni di Berg e Mahler

MM

07 giugno 2026 • 4 minuti di lettura

Teodor Currentzis (©Igor Ripak©5568)
Teodor Currentzis (©Igor Ripak©5568)

Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, Roma

Teodor Currentzis

03/06/2026 - 03/06/2026

Esattamente tre mesi fa la frattura di alcune costole ha costretto Teodor Currentzis ad annullare quello che avrebbe dovuto essere il suo debutto sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia: speriamo che questo debutto sia soltanto rimandato. Comunque abbiamo potuto ascoltarlo ora, perché, come già nelle due precedenti stagioni, era in programma anche una tappa romana della sua tournée con Utopia, la sua orchestra “personale”.

Entrando in sala si notava subito che ci dovevamo aspettare qualcosa di diverso da quei suoi due precedenti concerti romani. Sulla pedana dell’orchestra c’erano il podio per il direttore e le sedie per gli strumentisti dell’orchestra, mentre le altre volte l’orchestra suonava in piedi (con l’eccezione dei violoncelli, perché è il loro strumento a imporgli di restare seduti) e Currentzis dirigeva stando in piedi allo stesso livello dell’orchestra. Quando è iniziato il concerto si è capito presto che nemmeno questa volta Currentis si sarebbe assoggettato alle consuetudini del rito del concerto. Nel primo brano in programma - il Concerto per violino e orchestra di Alban Berg - al momento di una sezione in tempo veloce e “fortissimo”, Currentizis sale sul podio e i violini dell’orchestra si alzano in piedi. Quando questa sezione diminuisce d’intensità, direttore e orchestra si rilassano, lui scende dal podio e i violinisti tornano a sedersi. Poi, quando il violino solista intesse un serrato dialogo con la prima viola, i due musicisti si avvicinano e suonano in piedi, spalla a spalla. Poco dopo la solista, l’ottima Vilde Frang, si mette in cammino mentre suona e costeggia la fila dei violini primi, come a sottolineare la vicinanza tra loro in quel momento, poiché suonano esattamente le stesse note. E quando il clarinetto ha un momento particolarmente significativo, Currentzis si inoltra tra i leggii dell’orchestra e gli si avvicina.

Simili pantomime si ripetono qua e là nel Concerto di Berg ma sono frequenti nella Sinfonia n. 1 “Titano” di Gustav Mahler, dove le occasioni per queste e altre trovate sono più numerose, e Currentzis non se le lascia sfuggire. Tra il pubblico molti gradiscono questa sceneggiata, che li guida a cogliere alcuni momenti particolari di partiture certamente intricate e difficili da penetrare. Ma il giudizio di altri è sfavorevole. Gli uni e gli altri hanno le loro ragioni. Ma veramente importante non è quel che si è visto ma quel che si è sentito. In entrambe le composizioni in programma la direzione di Currentzis era superlativa per la grande attenzione ai minimi dettagli e ai valori espressivi che tali dettagli veicolano. Ma questo portava a una parcellizzazione delle due partiture, che rischiavano di diventare un mosaico di episodi. Questo non era molto avvertibile nel Concerto di Berg, che ha una struttura più compatta della Sinfonia di Mahler. Grazie anche alla profonda e concentrata interpretazione della violinista Vilde Frang, un crescendo espressivo si è accumulato nel finale che corrispondeva ad un lungo decrescendo sonoro fino ad un pianissimo appena udibile (ricordiamo che questo fu l’ultimo lavoro portato a termine da Berg, che lo dedicò “alla memoria di un angelo”, la figlia di Alma Mahler, morta all’età di diciotto anni). Il pubblico, commosso, è rimasto a lungo in silenzio per non turbare quell’emozione, esplodendo poi in calorosi applausi.

La frammentazione del discorso musicale era più marcata nella Sinfonia di Mahler, che ha effettivamente una struttura volutamente frammentaria, che rappresenta una novità assoluta rispetto alle sinfonie di un Brahms o di un Bruckner). Certamente quella di Currentzis è in molti aspetti una visione soggettiva ma non arbitraria E anche in questo consiste la sua genialità e il suo fascino. Si potrebbe fare un lungo elenco degli episodi da lui messi in straordinario rilievo. Citiamo l’inizio quando dal pianissimo dell’orchestra emergono gradualmente i “suoni della natura”, il canto degli uccelli e una fanfara militare, che per Maher (che da piccolo abitava vicino ad una caserma) rappresentava anch’essa uno dei suoni misteriosi della natura. Saltiamo all'inizio del terzo movimento, quando la ripetitivià ossessiva della semplice  filastrocca infantile - a cui si associano man mano vari strumenti fino a raggiungere il "tutti" orchestrale - diventa quasi un'antcvipazione del Bolero di Ravel. E passiamo direttamente al finale, che reca l’indicazione di tempo “Stürmisch bewegt”  (Tempestosamente mosso), che Mahler definì “il grido di un cuore ferito”: è un’indicazione di tempo probabilmente mai usata da nessuno prima di lui. E il tempo di Currentzis è follemente veloce (solo la sua orchestra è in grado di seguirlo, anche se a tratti con un po’ di affanno) e ci conduce a una conclusione che è una lotta per raggiungere nuovamente il re maggiore iniziale, che si conclude con un’apoteosi sonora, che combina contrappuntisticamente i temi principali della Sinfonia e sfocia in fragorosi ed esultanti interventi degli ottoni. Il pubblico qui non aspetta un attimo per subissare Curerntzis con applausi e grida di bravo.