Con Mascagni ritorna la grande lirica a Bassano del Grappa

OperaEstate Festival Veneto festeggia il ritorno dell'opera al Teatro al Castello "Tito Gobbi" con una Cavalleria rusticana riletta in chiave sobria da Marco Angius e un inedito prologo di Luciano Berio

SN

05 agosto 2026 • 4 minuti di lettura

«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Gianfilippo Cecconi)
«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Gianfilippo Cecconi)

Bassano del Grappa, Teatro del Castello "Tito Gobbi"

Cavalleria Rusticana

04/08/2026 - 04/08/2026

Dopo anni in cui le grandi produzioni operistiche si erano fatte sempre più rare, OperaEstate Festival Veneto riporta la lirica al Teatro al Castello "Tito Gobbi" di Bassano del Grappa con una Cavalleria rusticana che vale più del titolo in cartellone. Il rilancio, iniziato nel 2022 con un nuovo allestimento del Rigoletto verdiano — nato dalla collaborazione fra i teatri di Padova, Treviso e Rovigo e l'Orchestra di Padova e del Veneto — trova qui una nuova tappa, accolta da un pubblico numeroso nello scenario all’aperto del Castello in una calda serata agostana della pedemontana veneta.

Affidare uno dei grandi titoli della tradizione melodrammatica nazionale come Cavalleria rusticana a Marco Angius, il cui nome è legato soprattutto alla musica del Novecento e del nostro tempo, sorprende solo in apparenza. Il direttore affronta Mascagni senza indulgere ai cliché più abusati del verismo e introduce la partitura con un’autentica rarità: E si fussi pisci (E se fossi pesce), un breve brano per coro misto a cappella che Luciano Berio compose nel 2002 per il conferimento della laurea honoris causa a Umberto Eco, cui il pezzo è dedicato. Costruita su un’antica canzone popolare siciliana, questa miniatura funziona come prologo ideale: evoca la Sicilia con una scrittura essenziale e sospesa, senza cedere al folklore di maniera.

Quanto a Mascagni, Angius lascia intatto il testo musicale ma interviene sulla sua percezione spaziale. In uno spazio aperto che non nasce come teatro d'opera, il ricorso a interventi registrati – dalla serenata iniziale di Turiddu al Regina Coeli, fino al celebre urlo “Hanno ammazzato compare Turiddu” (qui trasformato nel sommesso riflesso di una ferita interiore) – risponde anzitutto a un'esigenza drammaturgica e logistica. Al tempo stesso, però, questa soluzione riverbera inevitabilmente le esperienze di spazializzazione del suono che il direttore ha frequentato a lungo nel repertorio contemporaneo. Il risultato non tradisce l'identità dell'opera, ma ne modifica sottilmente la percezione acustica, ampliando idealmente lo spazio dell'azione.

Ne nasce una lettura che sottrae all’opera ogni compiacimento veristico, privilegiando una linea tesa e controllata, attenta all'equilibrio delle masse orchestrali e corali. L’acustica del Teatro al Castello, inevitabilmente meno favorevole di quella di una sala al chiuso, non sempre valorizza una direzione che rifugge gli impatti sonori più violenti e lavora piuttosto per sfumature e trasparenze; resta però apprezzabile la coerenza di un progetto interpretativo che sceglie la misura anziché l'enfasi. L’Orchestra di Padova e del Veneto accompagna questa lettura con precisione e ricchezza di colori, valorizzando insieme la trasparenza della scrittura e l'immediatezza melodica di una partitura che continua a dialogare con il pubblico da oltre centotrent’anni.

«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)
«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)

Se la bacchetta di Angius evita ogni deriva oleografica, il versante vocale resta ancorato a coordinate veriste più riconoscibili, fatte di slanci, accenti sanguigni e qualche enfasi di troppo. Ne nasce un confronto fra due idee di Cavalleria: quella del direttore, che cerca nel capolavoro mascagnano trasparenze e prospettive nuove, e quella dei cantanti, che ne custodiscono il carattere passionale e popolare. Il cast riunisce interpreti provenienti da diverse scuole vocali internazionali. Fra questi Alisa Kolosova, una Santuzza di forte impatto emotivo, privilegia un’espressività generosa e a tratti debordante, collocandosi così su un piano diverso rispetto alla misurata costruzione orchestrale del direttore. Eduardo Niave affronta Turiddu con generosità e un timbro di indubbia qualità, ma tende talvolta a forzare l'emissione nei passaggi di maggiore tensione, mentre il migliore in campo si conferma l’Alfio di Ariunbaatar Ganbaatar, autorevole per presenza scenica, saldezza vocale e naturalezza del fraseggio. Più composta che sensuale, Ana Victoria Pitts restituisce una Lola vocalmente corretta ma priva di quel magnetismo seduttivo che dovrebbe mettere in moto il dramma, mentre Eleonora Filipponi disegna una Mamma Lucia partecipe, pur con qualche limite nel registro grave, quasi a evocare quella tradizione interpretativa che ha spesso affidato il ruolo a voci giunte al termine della carriera. Il Coro Città di Piazzola sul Brenta, preparato da Paolo Piana, non possiede forse la densità sonora delle grandi compagini stabili dei teatri d’opera, ma offre nel complesso una prova compatta e ben rifinita, apprezzabile tanto nella pagina di Berio quanto nei grandi interventi corali mascagnani.

«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)
«Cavalleria Rusticana» a OperaEstate Festival Veneto (Foto Francesco Dal Pian)

Il lungo applauso finale ha salutato con calore il ritorno della lirica a OperaEstate: non solo la ripresa di un appuntamento storico, ma il segnale che un festival oggi orientato alla multidisciplinarità continua a riconoscere nella grande tradizione lirica uno dei propri punti di forza.