Cinque secoli in sei voci al Teatro La Fenice

Per la stagione di Musikàmera The King’s Singers attraversano Rinascimento, musica colta, pop e folk con impeccabile precisione vocale, humour tutto inglese e una coinvolgente capacità teatrale

SN

03 giugno 2026 • 3 minuti di lettura

The King's Singers al Teatro La Fenice (Foto Musikàmera)
The King's Singers al Teatro La Fenice (Foto Musikàmera)

Venezia, Teatro La Fenice

The King's Singers a Musikàmera

01/06/2026 - 01/06/2026

Non è soltanto un concerto, ma un viaggio nella storia della vocalità a cappella quello che i King’s Singers hanno portato sul palcoscenico del Teatro La Fenice per la rassegna Musikàmera. Un percorso che attraversa oltre cinque secoli di musica, dal Rinascimento inglese ai Beatles, da Ravel e Poulenc ai Beach Boys, confermando ancora una volta le ragioni del successo di un ensemble che, dalla sua fondazione nel 1968, rappresenta un punto di riferimento assoluto nel panorama vocale internazionale.

Nati all’interno del King's College di Cambridge, dove tutti i membri originari avevano ricevuto la loro formazione musicale, i King’s Singers hanno costruito nel tempo un’identità inconfondibile, fondata su una miscela rarissima di perfezione tecnica, eleganza stilistica e ironia garbata. A Venezia si sono presentati nella formazione composta dai controtenori Peter Hicks e Edward Button, dal tenore Julian Gregory, dai baritoni Joseph Edwards e Nicholas Ashby e dal basso Piers Connor Kennedy: sei voci perfettamente amalgamate, capaci di passare con apparente naturalezza da una scrittura polifonica rinascimentale a sofisticati arrangiamenti pop.

La prima parte del programma ha messo subito in luce questa straordinaria versatilità. Dalla freschezza pastorale di Blow Away the Morning Dew alle raffinate tessiture delle Trois Chansons di Ravel, fino all'intensa concentrazione espressiva del prezioso Bois meurtri di Poulenc, il sestetto ha mostrato una padronanza assoluta del colore e della dinamica. Brillante e virtuosistica la Saltarelle di Saint-Saëns, eseguita con leggerezza e precisione quasi strumentali. Ma è probabilmente nella sezione ispirata all’album “Close Harmony” che emerge la cifra più riconoscibile del gruppo. Qui la qualità del canto si unisce a un innato senso dello spettacolo, trasformando ogni brano in una piccola scena teatrale. L'Ouverture del Barbiere di Siviglia di Rossini, nello spiritoso arrangiamento di Daryl Runswick, è diventata un’irresistibile miniatura comica, giocata su effetti vocali, cambi di carattere e tempi perfettamente calibrati. Lo stesso spirito ha animato Ob-la-di, Ob-la-da dei Beatles e, nell’ultima parte, la deliziosa Seaside Rendez-vous dei Queen, pagine nelle quali i sei cantanti hanno saputo unire precisione musicale e talento attoriale, senza mai scadere nella caricatura.

Ad accrescere il coinvolgimento del pubblico hanno contribuito anche le brevi introduzioni ai brani, presentate in italiano simpaticamente colloquiale, ulteriore testimonianza di quella capacità comunicativa che da sempre distingue il gruppo britannico.

The King's Singers al Teatro La Fenice (Foto Musikàmera)
The King's Singers al Teatro La Fenice (Foto Musikàmera)

Dopo l'intervallo, il viaggio si è spostato alle origini stesse dei King’s Singers. Nella sezione dedicata alla musica antica, le pagine di William Byrd e Thomas Tallis hanno restituito tutta la purezza della tradizione corale inglese, mentre la struggente Ave Maria di Robert Parsons ha offerto uno dei momenti più intensi dell'intera serata. Qui il suono del sestetto ha assunto una dimensione quasi mistica, sospesa, facendo emergere le radici profonde di una formazione nata proprio dall'esperienza liturgica e musicale della cappella del King's College. Il programma si è poi aperto nuovamente verso il presente con le pagine più recenti e con arrangiamenti provenienti dal progetto Finding Harmony. Tra il divertimento brillante di alcuni numeri e la vena malinconica di After the Goldrush di Neil Young, i King’s Singers hanno confermato la loro capacità di muoversi tra linguaggi lontanissimi senza perdere coerenza stilistica.

Il pubblico della sala grande del Teatro La Fenice, numeroso ma non da tutto esaurito, ha accompagnato con entusiasmo ogni pagina del programma, tributando applausi calorosi a tutti i brani proposti. Un successo meritato per un ensemble che continua a dimostrare come la tradizione possa rinnovarsi senza rinunciare alla propria identità: sei voci, una straordinaria cultura musicale e la rara capacità di coniugare profondità, leggerezza e autentico piacere del fare musica insieme.