Brunello e Sollima, più di un duo
Concerto sinfonico al Massimo Bellini di Catania, coi due musicisti impegnati alternativamente in più ruoli
28 aprile 2026 • 2 minuti di lettura
Teatro Massimo Bellini, Catania
Concerto sinfonico Brunello-Sollima
24/04/2026 - 26/04/2026Mario Brunello e Giovanni Sollima hanno spesso suonato assieme, soprattutto in formule cameristiche; più rara la circostanza di vederli collaborare scambiandosi a incrocio i ruoli di solista e direttore, appena offerta da un concerto nella stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini di Catania. Nella serata, Brunello è stato solista di un titolo tra i suoi prediletti, il Concerto in la minore op. 129 di Schumann, mentre a Sollima è spettato in quel ruolo un altro caposaldo del genere, il Concerto in si min. op. 104 di Dvořák. Che l’impaginato del programma comprendesse, in apertura e chiusura, due lavori per violoncelli soli di Valentyn Syl’vestrov dalla serie quasi “Vc. solo”, è stato provvidenziale per cogliere le ragioni profonde del loro consolidato sodalizio musicale, ovvero il convergere – nelle loro performance in coppia – di caratterizzazione interpretativa individuale e integrazione organica.
I due Concerti hanno costituito lo spazio di valorizzazione della feconda differenza del foreground esecutivo, entro un livello tecnico sommo per entrambi: alleggerito, intimizzante, lirico il suono (e il fraseggio) di Brunello, in una parte che nulla concede al ‘virtuosismo trascendentale’, che tesse trame d’interazione col discorso in orchestra, e che di conseguenza sceglie il flusso ininterrotto tra i movimenti; proteso, estroverso, dinamico quello di Sollima, in una partitura insidiosa per il coesistere di continuità da lavorìo tematico e discontinuità per incessanti cadenze o sospensioni d’intenso canto. Se Sollima ha tenuto assieme tali articolazioni attraverso una vibrante estasi del suono, Brunello non ha mancato di vivificare di chiaroscuri la sua esecuzione: nel guidare l’Orchestra del Teatro Massimo Bellini, i rispettivi direttori hanno agevolato l’arricchirsi della prospettiva interpretativa primaria del partner. La fusione e l’intelligenza musicale del duo si è manifestata nei due sipari di Syl’vestrov: apparentemente più vicini all’indole di Brunello per la loro delibazione incantata del suono – una grammatica tonale entro una sintassi sospensiva – i due pezzi sono riusciti un miracolo di equilibrio, di coesione fraseologica, di trasparenza eppure plastica del delicato ordito, cui la consuetudine di Sollima con un novecento ‘a tutto campo estetico’ ha dato un decisivo contributo.
A riprova della duttilità dei due, ha concluso un bis pieno di contrasti ed energia, l’arrangiamento di Bohemian Rhapsody. Per il plaudente pubblico catanese, si è trattato di uno degli ultimi appuntamenti nella sala del Massimo Bellini: il teatro sta per chiudere per improrogabili lavori di riqualificazione straordinaria, in teoria fino a tutto il 2026, in pratica anche oltre (una Carmen è slittata al Teatro Metropolitan, sede sostitutiva prevalente, nel febbraio 2027; nuovo calendario a questa pagina )