Augustin Hadelich incanta Fermo

Il violinista accompagnato da Charles Owen ha suonato per Il Circolo di Ave

LF

28 aprile 2026 • 3 minuti di lettura

Augustin Hadelich e Charles Owen. (Foto Marilena Imbrescia)
Augustin Hadelich e Charles Owen. (Foto Marilena Imbrescia)

Teatro dell' Aquila, Fermo

concerto Hadelich Owen

26/04/2026 - 26/04/2026

Quando un grande violinista come Augustin Hadelich annuncia un proprio concerto, l’evento è atteso da appassionati di tutte le età da mesi. E finalmente quando l’appuntamento arriva il teatro si riempie, ed un silenzio assoluto cala tra centinaia di persone in ascolto. Il teatro era quello dell’Aquila di Fermo, e il concerto organizzato dal Circolo di Ave, la giovane associazione concertistica che ha il merito di portare nelle Marche i grandi interpreti del concertismo internazionale.

Hadelich, di cittadinanza americana e tedesca, nato in Toscana da genitori tedeschi, pluripremiato, si esibisce in tutto il mondo, collaborando con le più importanti orchestre; in questo concerto a Fermo, dove suonava un Guarnieri del Gesù del 1744 noto come “Leduc, ex Szeryng”,  era accompagnato da Charles Owen, splendido pianista britannico  attivo  in ogni parte del mondo sia come solista che in ensembles da camera.

Il programma del concerto era incentrato su autori del Novecento ma è stato aperto da una trascrizione dello stesso violinista del Recit du Chant di Nicolas De Grigny, compositore barocco che fu organista nella Cattedrale di Reims: il misticismo di questo brano, ispirato all’inno liturgico medievale Pange Lingua, la sua spiritualità, sono stati resi con suono etereo, quasi  impalpabile in una  comunione di intenti tra i due artisti straordinaria, che si è avvertita lungo tutto il programma.

Senza soluzione di continuità De Grigny è scivolato nelle sonorità della Sonata n. 3 in sol minore di Debussy, come a creare un filo diretto con la  musica francese del passato,   assecondando così l’idea del compositore che vedeva questa sonata come facente parte di un progetto, mai concluso per il sopravvenire della morte,  di sei composizioni in stile francese. Sonorità delicate e sognanti,  che lasciano spazio anche all’ironia e al grottesco, specie nel secondo tempo, che Hadelich ha reso con suono morbido e rotondo,  grande fluidità nella conduzione delle arcate e affascinante raffinatezza di fraseggio. Owen, sulla stessa lunghezza d’onda, ha magistralmente risposto alle intenzioni interpretative del violinista: l’affiatamento tra i due musicisti ha dato  all’esecuzione lo spessore di una intellettuale, sofisticata  ricerca sonora condotta nei  minimi dettagli, pur in  una elegante naturalezza.  

La sonata per violino e pianoforte di un altro francese, tra l’altro riproposto anche nel bis, Francis Poulenc, ricca come spesso accade nelle sue composizioni di autoimprestiti  e citazioni, è stata introdotta anche stavolta senza soluzione di continuità da Distance de Fée di Tōru Takemitsu, brano composto a poco più di vent'anni  e imbevuto delle  sonorità e dei ritmi sospesi tipicamente debussiani.

Apertura della seconda parte  del concerto ancora con una sonata, la quinta dell’op. 27 per violino solo di Eugène Ysaÿe, che dopo il primo tempo,  L’Aurore,  dove ancora una volta le suggestioni descrittive hanno fatto apprezzare la bellezza di suono di Hadelich, ha lasciato spazio nella Danza russa ad uno spettacolare virtuosismo tecnico. Che è stato invero l’unico momento di tutto il concerto dove si è ceduto il passo  al tecnicismo, perché hanno prevalso pagine dove il fascino del suono e della raffinatezza esecutiva erano la cifra principale.

Chiusura del programma con la Sonata n. 2 in re maggiore di Sergej Prokof’ev, nata dalla trascrizione di una originaria sonata per flauto e pianoforte su suggerimento di David Ojstrach, che intervenne  nella stesura. Anche in questa pagina, come nella Sonata di Debussy,  il gusto per l’umorismo -nei pedanti esercizi  di tecnica pianistica che emergono nell’ultimo tempo- si affianca alla cantabilità in una composizione di struttura classicheggiante.

Un concerto memorabile, che chiude i grandi appuntamenti della stagione concertistica del Circolo di Ave nella bella e antica città di Fermo.