Bergamo Jazz 2026, tanto pubblico nel segno di Davis e Coltrane
Il ricco programma della 47esima edizione del festival è stato chiuso dal festoso tributo offerto dalla “dream band” di Lovano
28 marzo 2026 • 6 minuti di lettura
Bergamo, Teatro Donizetti, Teatro Sociale e altri luoghi
Bergamo Jazz 2026
19/03/2026 - 22/03/2026Il festival Bergamo Jazz 2026 per la sua 47esima edizione ha scelto una traiettoria tematica capace di coniugare memoria e sguardo sul presente. Nell’anno del centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane, la rassegna ha assunto la forma di uno spazio ideale nel quale si sono intrecciati da un lato l’omaggio a due figure-cardine del linguaggio jazzistico moderno e dall’altro lato l’indagine su alcune delle tendenze stilistiche contemporanee. Lo stesso Joe Lovano, per il terzo anno consecutivo direttore artistico della manifestazione, ha sintetizzato nel titolo “Setting The Pace” (“dettare il ritmo” o “dettare il passo”) l’idea che affida ai musicisti il compito di mostrare come seguire il passo tracciato dall’eredità degli stessi Miles Davis e John Coltrane, celebrandone l’essenza non per imitazione ma tramite la condivisione di uno spirito di ricerca espressiva aperta e plurale.
In questo quadro il cartellone 2026, distribuito tra Teatro Donizetti, Teatro Sociale e una varietà di luoghi cittadini (musei, sale da concerto e altre sedi), ha ribadito la vocazione di Bergamo Jazz a essere una finestra su una scena composita: tradizione e modernità, radici afroamericane e innesti europei, grammatica jazzistica e intrecci con altre musiche.
Il nostro percorso nell’offerta musicale di Bergamo Jazz 2026 si è concentrato su quattro appuntamenti, sufficienti a restituire la varietà di sguardi che Lovano ha inteso proporre con la sua programmazione: sabato 21 marzo abbiamo seguito la serata al Teatro Donizetti, mentre domenica 22 marzo abbiamo attraversato tre scene diverse, dalla matinée nell’Aula Picta del Palazzo Vescovile al concerto del primo pomeriggio in Sala Piatti di Città Alta, fino al rientro serale al Donizetti, dove l’idea di “dream band” pensata dal direttore artistico ha offerto una sorta festoso tributo alle figure di Miles Davis e John Coltrane.
Sabato 21 marzo, prima serata al Donizetti
Sabato la serata è stata avviata dalla rilettura da parte dei Bad Plus (con Reid Anderson e Dave King affiancati da Chris Potter e Craig Taborn) delle composizioni che Keith Jarrett scrisse per il suo American Quartet, offrendo un test significativo per misurare l’idea di eredità come pratica viva. Con Potter e Taborn il gruppo assume una fisionomia espressiva decisamente connotata, dove il repertorio di riferimento diviene pretesto per una reinvenzione originale e trascinante. Un flusso musicale nel quale il sax di Potter tratteggia con efficace densità la linea narrativa, mentre il pianoforte di Taborn plasma con solida brillantezza e originale tratto personale armonie aperte e scarti ritmici, confermandosi uno dei pianisti più ispirati oggi in attività. Su questa scia, il contrabbasso di Anderson offre solida continuità al percorso armonico e la batteria di King attraversa le scansioni ritmiche con trascinante elasticità. Quattro individualità capaci di generare un intreccio di dialoghi decisamente trascinante per rigore, fantasia e interplay, toccando momenti particolarmente efficaci con brani quali, tra i tanti, “Silence” di Charlie Haden.
A seguire, Lakecia Benjamin ha riportato la serata su un asse espressivo più diretto e immediato. Tornata a Bergamo dopo il successo del 2023 – e in questo caso affiancata da Oscar Perez (pianoforte e tastiera), Elias Bailey (contrabbasso) e Quentin Baxter (batteria) – l’artista newyorkese ha presentato il materiale musicale del nuovo album di prossima uscita, ribadendo uno stile contrassegnato da una palese urgenza comunicativa, attraverso il fraseggio veicolato dal suo sax che mira a risultare al tempo stesso narrativo e tagliente, in un rapporto ritmico-timbrico diretto con il resto della formazione strumentale. Uno stile che si propone uguale a se stesso e che diviene un limite quando l’enfasi resta costantemente in primo piano, spostando l’attenzione sulla spettacolarizzazione della performance – vedi le continue sollecitazioni nei confronti di un pubblico comunque vivacemente coinvolto – rispetto al versante più espressivo ed originale. Un carattere, quest’ultimo, che è comunque emerso a tratti come, per esempio, in occasione del coltrainiano “My Favorite Things”, brano ormai classico nel repertorio della Benjamin fin dall’album Pursuance: The Coltranes.
Domenica 22 marzo, mattina e primo pomeriggio in Città Alta
La mattina di domenica 22 marzo nell’Aula Picta del Palazzo Vescovile – luogo recentemente restaurato e intima nuova sede per Bergamo Jazz – abbiamo seguito il “solo” di Leo Genovese, pianista argentino di origini siciliane dotato di un’indole espressiva trascinante e multiforme, capace di far convivere precisione di tocco e immaginazione tematica. Accompagnando l’esecuzione con una spontanea simpatia relazionale, Genovese ha attraversato un mondo musicale dinamico e variegato, partendo da un omaggio alle figure di Ellington, Coltrane e Davis, passando per un significativo medley dedicato alla pace nel quale ha miscelato composizioni di Horace Silver, McCoy Tyner e Ornette Coleman, evocando inoltre direttamente e indirettamente rimandi sudamericani – ora con composizioni dedicate ora con tratteggi che rivelavano sottopelle l’indole ritmica “tanguera” del pianista argentino – e condividendo un paio di coinvolgenti brani con il sax di Joe Lovano.
Nel primo pomeriggio la Sala Piatti di Città Alta ha ospitato il duo formato da Norma Winstone e Kit Downes, protagonista di un concerto che si è rivelato un dialogo elegante e sofisticato tra voce e pianoforte. Il confronto con la vocalità della Winstone – “strumento” carico di esperienza e capace di restituire al meglio la sua valenza espressiva verso la seconda metà del concerto – e il pianismo fresco e ricercato di Downes ha saputo restituire un percorso di ascolto accurato e pregnante, capace di accompagnare il numeroso pubblico presente in un clima animato da una raffinata cifra comunicativa. Un dialogo, quello tra una delle figure più carismatiche del jazz britannico e uno dei pianisti europei più interessanti della sua generazione, che ha omaggiato con palpabile sensibilità autori come, tra gli altri, Fred Hersch o Carla Bley.
Domenica 22 marzo, ritorno in serata Teatro al Donizetti
Il ritorno al Teatro Donizetti nella serata di domenica ha riannodato le fila tematiche dell’edizione 2026 del festival della città orobica, grazie al progetto speciale che Joe Lovano ha dedicato al centenario di Miles Davis e John Coltrane. Quale protagonista del concerto conclusivo, infatti, abbiamo seguito una vera e propria band di lusso, assemblata per affinità e indole dei diversi musicisti coinvolti e pensata quale festoso tributo alle due figure dei musicisti nati nel 1926. Sul palco sono quindi saliti Avishai Cohen con la sua elegante tromba, Lovano e George Garzone ai sax tenori, l’indole multiforme di Shabaka Hutchings impegnato ad alternare flauti, elettronica e sax, Leo Genovese al pianoforte e Rhodes, Jakob Bro alla chitarra, Drew Gress al contrabbasso e un Joey Baron in ottima forma alla batteria. Una compagine variegata capace di assecondare le escursioni di Lovano con geometrie strumentali variabili e una naturalezza di dialogo nutrita da assonanze e sensibilità differenti ma complementari. Attraverso due ore circa di musica tesa e coinvolgente, brani come "Walking,", "Four" e tanti altri hanno trovato nelle riletture proposte dimensioni interpretative rinnovate, arricchite di volta in volta dalle singole individualità che hanno contribuito a questo progetto plurale e collettivo, anche quando sono rimaste per la natura stilistico-espressiva del loro approccio un poco in disparte, come nel caso di Jakob Bro e della sua chitarra.
Una serata salutata con entusiasmo da un pubblico folto e partecipe, così come è stato registrato in molti degli appuntamenti di questa 47esima edizione di un festival che ha raccolto numeri quali oltre 8.600 presenze complessive, 3.546 spettatori alle tre serate al Teatro Donizetti, 814 dei quali abbonati – 31 in più rispetto allo scorso anno – 9 sold out su 11 eventi a pagamento, e pubblico proveniente da 17 regioni italiane e da altre 24 nazioni.
Risultati importanti, insomma, per una manifestazione che rilancia l’appuntamento per il prossimo anno – la 48esima edizione di Bergamo Jazz, infatti, è già fissata dal 18 al 21 marzo 2027 – sempre con la direzione artistica di Joe Lovano.