Lovano racconta Bergamo Jazz 2026

Intervista al direttore artistico sulla 47esima edizione del festival titolata “Setting The Pace” e dedicata al centenario di Davis e Coltrane

AR

14 marzo 2026 • 5 minuti di lettura

Dave Holland e Lionel Loueke (foto Dave Stapleton)
Dave Holland e Lionel Loueke (foto Dave Stapleton)

In questo 2026, anno nel quale ricorre il centenario della nascita di due musicisti quali Miles Davis e John Coltrane, Bergamo Jazz dedica a queste due figure centrali nella storia della musica di matrice afroamericana la propria 47esima edizione, che si svolge dal 19 al 22 marzo. Un cartellone, come di consueto, ampio e articolato, suggellato da un progetto speciale – che coinvolge artisti quali Avishai Cohen, Shabaka Hutchings e altri – espressamente ideato dal sassofonista americano Joe Lovano, per la terza volta direttore artistico di questo festival.

Melissa Aldana (foto Ebru Yildiz)
Melissa Aldana (foto Ebru Yildiz)

Setting The Pace” è il titolo che lo stesso Lovano ha voluto dare all’edizione 2026 della manifestazione, rappresentando un omaggio corale a coloro che nel jazz hanno indicato nuove strade. Una visione che diviene filo conduttore per un programma che comprendere musicisti  e formazioni come, tra gli altri, Dave Holland e Lionel Loueke in duo, Steve Coleman, Lakecia Benjamin, Bad Plus con Chris Potter e Craig Taborn, Melissa Aldana, il Franco D’Andrea Trio, Simona Molinari, Hedwig Mollestad, Wayne Horvitz, The Jazz Passengers, fino al duo composto dalla voce di Norma Winstone e dal pianoforte di Kit Downes. Tutti nomi che contribuiscono ad animare un evento che si conferma tra i principali a livello nazionale ed europeo, la cui articolazione prevede concerti al Teatro Donizetti – sede principale del festival – al Teatro Sociale di Città Alta e in altri luoghi particolarmente significativi della città orobica. Anche questa 47esima edizione di Bergamo Jazz sarà quindi una finestra spalancata su un panorama espressivo che continua a mostrare segni di vitalità nel suo essere ideale punto di incontro fra musiche e culture diverse, fra tradizione e modernità, con una sensibilità che conferma anche l’attenzione nei confronti della qualità artistica espressa da una significativa rappresentanza femminile. Per completare al visione di questo programma, a qualche giorno dall’avvio di Bergamo Jazz 2026 abbiamo rivolto alcune domande a Joe Lovano, per il terzo anno consecutivo al direttore artistico della manifestazione.

Joe Lovano (foto Michael Kelly)
Joe Lovano (foto Michael Kelly)

Partiamo dal suo ruolo di direttore artistico: cosa significa per lei dirigere per la terza edizione consecutiva questo storico festival italiano dedicato alla musica jazz?

«È un grande onore e un vero privilegio condividere ormai da qualche anno le gioie generate dalla musica e dalle mie relazioni personali in qualità di direttore artistico del Bergamo Jazz Festival. Nella vita, nelle arti, nelle scienze, nello sport e nel mondo degli affari ci sono state persone e organizzazioni che hanno dettato il passo, il ritmo, con passione e amore, rappresentando per generazioni un modello da seguire. Bergamo Jazz è stata una delle istituzioni che ha ispirato altri a raggiungere l'alto standard di eccellenza nella programmazione e nell'organizzazione, dettando il ritmo da seguire per altre realtà simili».

Quali sono le differenze principali tra la sua attività di musicista e quella di direttore artistico?

«Come musicisti siamo costantemente impegnati nello studio e nello sviluppo per trovare la nostra voce. Questo percorso è alimentato dai suoni e dallo spirito dei maestri. Quelli che ci hanno dato e danno la fiducia e l'ispirazione per raggiungere gli elevati standard di oggi. Come direttore artistico, ruolo che sento complementare a quello di musicista, cerco di creare l'opportunità per gli altri artisti di contribuire, con il proprio apporto creativo e le proprie capacità di leadership, ad una visione aperta, plurale e condivisa della musica che proponiamo su questo prestigioso palcoscenico».

The Bad Plus – Chris Potter – Craig Taborn
The Bad Plus – Chris Potter – Craig Taborn

Veniamo al programma di questa 47esima edizione di Bergamo Jazz: quali sono i caratteri principali che l’hanno guidata nella definizione del cartellone 2026?

«Come negli anni precedenti, i titoli dei miei programmi hanno guidato e ispirato ogni performance in un modo particolarmente connotato. "The Moment of Now" per il primo anno, "The Sounds of Joy" per la scorsa edizione e quest'anno "Setting the Pace", titolo che ho pensato per celebrare il centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane. In questo senso, pensando ai concerti ospitati sul palcoscenico principale del Teatro Donizetti ricordo la serata di venerdì 20 marzo che vede protagonisti il contrabbassista Dave Holland e il chitarrista Lionel Loueke e, a seguire, il concerto di Steve Coleman e dei Five Elements, che tornano sul palco del nostro festival dopo vent’anni. Nella serata successiva ospitiamo i Bad Plus in una formazione speciale con Chris Potter al sax e Craig Taborn al pianoforte, offrendo nuove interpretazioni di celebri composizioni di Keith Jarrett, mentre dopo di loro Lakecia Benjamin ritorna a Bergamo per presentare il proprio nuovo album, forte delle cinque nomination ai Grammy ricevute di recente. L’ultima serata è dedicata al mio progetto pensato per celebrare il centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane: accanto a me saliranno sul palco musicisti come Avishai Cohen alla tromba, George Garzone e Shabaka Hutchings ai fiati, Leo Genovese al pianoforte, Jakob Bro alla chitarra, Drew Gress al contrabbasso e Joey Baron alla batteria».

Lakecia Benjamin (foto Elizabeth Letizell)
Lakecia Benjamin (foto Elizabeth Letizell)

Abbiamo più volte sottolineato come uno sguardo particolare della manifestazione viene dedicato al centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane: come si concretizza l’omaggio a queste due figure fondamentali della storia del jazz?

«Come artisti e come musicisti viviamo sulla scia dei grandi maestri, raccogliendone le eredità creative e proseguendo la strada da loro segnata. Louis Armstrong, Duke Ellington, Coleman Hawkins, Thelonious Monk, Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Max Roach, Charles Mingus, Sonny Rollins, Miles Davis, John Coltrane, Ornette Coleman, Keith Jarrett, Wayne Shorter, Dave Holland, Michael Brecker, Pat Metheny e molti altri hanno “segnato il passo” del mio percorso, accompagnandomi verso nuove prospettive e altre ulteriori esplorazioni creative. In questo senso, ogni esibizione proposta nel nostro cartellone 2026 "Setting the Pace" rifletterà in qualche modo sull'ispirazione e sull’eredità generata dal “passo” segnato e condiviso da Miles e Coltrane».

Wayne Horvitz (foto Daniel Sheehan)
Wayne Horvitz (foto Daniel Sheehan)

Tre anni alla guida di Bergamo Jazz le hanno permesso di confrontarsi anche con il pubblico di questa manifestazione: in base a questa esperienza, che idea si è fatto della fruizione italiana della musica jazz?

«Il pubblico italiano è pervaso da amore, passione, consapevolezza e apprezzamento per la musica e per i musicisti che la creano. Come direttore artistico confido che anche per questa 47esima edizione il pubblico accolta con gioia, attenzione e partecipazione i tanti artisti che si esibiranno al Bergamo Jazz Festival, tutti impegnati a “dare il ritmo” alle nostre serate celebrando l'eredità di Miles e Trane nel loro doppio centenario che cade in questo 2026».