Chitarre al Torino Jazz Festival
Il quartetto Hurry Red Telephone di Marc Ribot e il duo di Bill Frisell con Eyvind Kang
04 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Torino Jazz Festival
Marc Ribot's Hurry Red Telephone / Bill Frisell e Eyvind Kang
26/04/2026 - 01/05/2026Il cartellone del Torino Jazz Festival di quest'anno, curato da Stefano Zenni, si è rivelato un regalo prezioso per gli amanti delle sei corde, trovando i suoi apici nelle esibizioni di due autorevoli esponenti della chitarra contemporanea come Marc Ribot e Bill Frisell (senza dimenticare John Scofield, protagonista di un raffinato recital in duo con il pianista Gerald Clayton).
Si apre con l’energico concerto degli Hurry Red Telephone di Marc Ribot, tenutosi il 26 aprile in un Hiroshima Mon Amour strapieno. Il chitarrista, che si era esibito a Torino lo scorso ottobre in un memorabile concerto in solo al Folk Club, questa volta è coadiuvato da tre formidabili sidemen,cresciuti nella scena della Knitting Factory, storico club dell’East Village newyorkese.
Sono l’altosassofonista Briggan Krauss (membro fondatore dei Sexmob), il contrabbassista Sebastian Steinberg e il batterista Chad Taylor, collaboratore di lunga data di Ribot (anche nel memorabile Spiritual Unity, l’album omaggio ad Albert Ayler,). Il quartetto si muove tra echi di desert blues, lunghe cavalcate afro-lisergiche (che a tratti sembrano ricordare l’Ornette Coleman di Dancing in your head), sghembe linee solistiche alla Eric Dolphy e momenti di puro noise, in cui Krauss talora lascia il saxofono per imbracciare una seconda chitarra.
Ribot volta davisianamente le spalle al pubblico, ingobbito sul suo strumento come a diventare un tutt’uno con esso. Dopo un’ora abbondante di concerto, salutata da lunghi applausi, Ribot annuncia come bis una “special liberation day song”: non è l’intimista versione di “Bella ciao” incisa con Tom Waits qualche anno fa, bensì lo sfrenato free funk “Aliens in the White House”, adattamento di un testo del poeta e attivista Bob Holman.
Per la Festa dei Lavoratori, è un altro maestro americano della sei corde a esibirsi nella cornice dell’Auditorium del Lingotto. Bill Frisell, affiancato dal violinista Eyvind Kang, sonorizza dal vivo il film The Great Flood di Bill Morrison, realizzato nel 2012, e riguardante la grande alluvione del Mississippi del 1927.
Morrison lavora esclusivamente con filmati d’archivio, montati in varie parti cui corrispondono i movimenti della suite composta da Frisell. Nella colonna sonora originale erano presenti anche Kenny Wollesen alla batteria, Tony Scherr al basso e Ron Miles alla tromba: normale, quindi, che la versione suonata al Lingotto si sviluppi su toni più intimisti, all’interno dei quali prevalgono le atmosfere blueseggianti e riecheggianti la old time music.
Fanno eccezione la parte dedicata al catalogo Sears-Roebuck (il "grande magazzino in un libro" che ha rivoluzionato il commercio americano, rendendo accessibile ogni tipo di bene, dai vestiti alle bare) e soprattutto lo spezzone dedicato ai politici. I cromatismi circensi di Frisell e Kang commentano con amara ironia la faccia sorridente di Herbert Hoover, all’epoca Segretario al commercio e destinato a diventare presidente pochi mesi dopo l’alluvione, durante la quale confinò i mezzadri neri in campi di soccorso sotto sorveglianza armata, costringendoli al lavoro forzato in cambio di provviste.
La parte finale del film è invece una carrellata di immagini di leggendari bluesmen (Son House, Big Bill Broonzy, Sonny Boy Williamson tra gli altri) e di danze sfrenate del pubblico ai loro concerti: Frisell e Kang eseguono, in un evidente esempio di contrappunto suono/immagine, un’austera e delicata versione del classico di Jerome Kern, “Ol’ Man River”, chiudendo il cerchio di una emozionante narrazione cinematografica e musicale.