Alice nella tana del presente

“Alice nel paese delle meraviglie” di Valtinoni al Teatro Sociale di Rovigo in prima italiana con uno sguardo d’oggi

SN

28 febbraio 2026 • 2 minuti di lettura

Alice nel paese delle meraviglie (Foto Ludovico Guglielmo)
Alice nel paese delle meraviglie (Foto Ludovico Guglielmo)

Rovigo, Teatro Sociale

Alice nel paese delle meraviglie

27/02/2026 - 01/03/2026

La prima produzione italiana di Alice nel paese delle meraviglie di Pierangelo Valtinoni, andata in scena al Teatro Sociale di Rovigo, conferma la solidità e l’efficacia di un titolo che si è già imposto in tutto il mondo come una delle più riuscite operazioni di teatro musicale per il pubblico giovane degli ultimi anni. L’opera mantiene intatta quella felice combinazione di brillantezza narrativa, senso del gioco e intelligenza drammaturgica che erano emerse con forza nella prima europea, grazie anche al libretto di Paolo Madron, capace di condensare lo stravagante universo di Lewis Carroll in una sequenza teatrale vivace, ironica e mai semplicistica. 

L’allestimento rodigino, completamente nuovo e affidato alla regia di Tommaso Franchin, sceglie una via meno sontuosa rispetto allo spettacolo del debutto europeo prodotto dall’Opera di Zurigo https://www.giornaledellamusica.it/recensioni/a-casa-di-alice , ma compensa una certa povertà di mezzi con una ricchezza di idee sceniche e concettuali. Il viaggio di Alice non inizia in un prato idilliaco, bensì in una stazione ferroviaria: spazio liminale, di transiti e attese, dove l’ordinario può incrinarsi fino a diventare meraviglia. I personaggi del Paese delle Meraviglie assumono così i tratti di alter ego contemporanei, presenze notturne e inquietanti che popolano il nostro presente. L’Alice immaginata da Franchin non è una bambina rassicurante, ma una figura inquieta e attuale, capace di attraversare la paura senza restarne schiacciata, specchio di un’epoca fragile e incerta. In questo contesto risultano particolarmente riusciti i costumi di Giada Masi, che strizzano l’occhio al presente con intelligenza e ironia, delineando personaggi riconoscibili e fortemente caratterizzati, senza indulgere alla rassicurante iconografia disneyana. 

Sul piano musicale lo spettacolo funziona con convinzione, grazie a un cast giovane e affiatato. Claudia Ceraulo offre un’Alice di notevole slancio poetico, mentre Caterina Dellaere disegna una Regina di Cuori furiosa ma mai caricaturale. Divertente e centrato il Bianconiglio “rider” contemporaneo di Martina Camoriano, così come la Duchessa “en travesti” di Matteo Mollica che è anche il bruco-operaio dalle molte braccia. Più deboli risultano invece le prove del Cappellaio Matto di Filippo Scanferlato e i Tuidelì e Tuideldùm in versione punk di Davide Zaccherini e Lorenzo Liberali, che faticano a trovare una vera incisività scenica. Molto apprezzata dal pubblico più giovane la cuoca di Giovanni Fregonese, protagonista di acrobatiche evoluzioni da breakdancer. 

Efficace il contributo dell’Orchestra Filarmonia Veneta, diretta con eleganza da Jacopo Cacco (e Eddi De Nadai in alternanza), nel restituire la tavolozza di colori, ritmi e umori della partitura di Valtinoni. 

Nella recita matinée riservata alle scuole, la risposta del pubblico è stata calorosa, con risate, attenzione costante e applausi convinti.