A Venezia un "Elisir" vecchio di vent'anni ma ancora efficace

Al Teatro Malibran torna il collaudato allestimento di Morassi e Fercioni del capolavoro buffo di Donizetti con la direzione di Ciampa

SN

29 agosto 2026 • 3 minuti di lettura

L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)
L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)

Venezia, Teatro Malibran

L'elisir d'amore

26/08/2026 - 01/09/2026

Con L'elisir d'amore di Donizetti riparte, dopo la pausa estiva, l'ultimo segmento della stagione del Teatro La Fenice. La ripresa va però in scena non sul palcoscenico maggiore ma al Teatro Malibran: la sala a San Giovanni Grisostomo supplisce infatti alla chiusura della Fenice, ferma fino a novembre per i lavori di restauro del palcoscenico. In effetti si tratta di un ritorno a casa per questa produzione di lungo corso, firmata da Bepi Morassi per la regia (riportata fedelmente in vita da Andrea Benetello) con le scene e i costumi di Gianmaurizio Fercioni, scomparso nello scorso novembre. Lo spettacolo nasceva infatti nel 2003 proprio per il Teatro Malibran – quando la ricostruzione del Teatro La Fenice era ancora in corso dopo il disastroso incendio del 1996 – per poi passare più volte sul palcoscenico maggiore dopo la riapertura e approdare anche al Teatro Comunale di Treviso nella scorsa stagione.

L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)
L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)

L'impianto scenico di Fercioni gioca dichiaratamente sulla citazione dell'iconografia ottocentesca: fondali e siparietti dipinti con vedute di campagna e piazze di paese, montati su telai che vengono srotolati e riavvolti a vista dai mimi. È un dispositivo che mette in scena l'artigianalità stessa del fare teatro, in una sorta di teatro nel teatro che dichiara apertamente i propri meccanismi anziché nasconderli dietro l'illusione scenica. Coerenti con la stessa impronta ottocentesca sono i bei costumi, anch'essi di Fercioni, che seguono la medesima logica citazionista. Qualche scarto rispetto al cliché della tradizione resta affidato a dettagli isolati, come il tailleur rosa in stile contemporaneo che Adina indossa nel duetto del primo atto con Nemorino, prima di tornare, aiutata da due assistenti in una sorta di camerino allestito in scena, all’abito d’epoca. Per il resto la regia di Morassi si tiene saldamente ancorata alle didascalie di Felice Romani, senza cercare vere e proprie deviazioni interpretative rispetto all’originale, puntando piuttosto su una messinscena solida e riconoscibile, costruita per durare nel tempo, come conferma anche questa ennesima ripresa.

L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)
L'elisir d'amore (Foto Manuel Silvestri)

Alla guida dell’affidabile Orchestra del Teatro La Fenice il direttore Francesco Ivan Ciampa non si mostra troppo interessato al lavoro di cesello, privilegiando un'interpretazione della partitura funzionale soprattutto al palcoscenico. La sua direzione non cerca raffinatezze ma privilegia una lettura diretta e teatrale, che tiene insieme lo spettacolo e asseconda con efficacia un cast ben affiatato, che raccoglie molti consensi a scena aperta.

Sul palcoscenico, Gilda Fiume affronta con sicurezza il ruolo di Adina per la prima volta: la voce non è troppo ampia ma ben proiettata; se sul piano espressivo la resa appare talvolta poco variata, il soprano compensa con sicurezza vocale e una presenza scenica decisa, disegnando un personaggio volitivo e mai stucchevole. Valerio Borgioni presta a Nemorino una voce dal timbro chiaro ma tecnicamente matura per le esigenze di un ruolo tutt'altro che leggero, sostenendo con autorevolezza l'intera parte, culminando in una “Furtiva lagrima” risolta con misura e senza cedimenti sentimentali, oltre che in acuti squillanti fuori ordinanza; anche sul piano scenico, il personaggio è sciolto e credibile. Bruno Taddia restituisce un Dulcamara costruito con cura sul piano della parola e del gesto, capace di evitare i facili stereotipi del basso buffo e di introdurre nel personaggio una vena più cinica dell’ordinario, senza tuttavia sacrificare la dimensione comica. Alessandro Luongo delinea un Belcore vocalmente solido e scenicamente disinvolto, tratteggiato con sicurezza e senza eccessi caricaturali. Buona prova anche per la Giannetta di Barbara Massaro, che si fa valere sia nei concertati sia nella propria aria con coro del secondo atto. Efficace la prova del Coro del Teatro La Fenice preparato da Alfonso Caiani in una delle ultime produzioni veneziane prima della partenza per Bari.

Pochi vuoti in sala alla seconda recita. Successo incondizionato.