Applausi per Ton Koopman a Venezia
Al Teatro Malibran Ton Koopman dirige Orchestra e Coro del Teatro La Fenice in un Mozart di luminosa intimità alla vigilia del Premio “Una vita nella musica” 2026
04 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Venezia, Teatro Malibran
Concerto sinfonico diretto da Ton Koopman
02/05/2026 - 03/05/2026Al Teatro Malibran gli applausi scattano ancora prima che la musica inizi. Applausi lunghi, partecipati, calorosi, all’ingresso sul palcoscenico dell’Orchestra del Teatro La Fenice: un gesto che nelle ultime settimane aveva assunto inevitabilmente il significato di solidarietà verso i professori d’orchestra per le note vicende legate alla contestata nomina del nuovo direttore musicale, ma che questa volta sembrava trasformarsi soprattutto in una manifestazione di gratitudine e affetto del pubblico veneziano verso i suoi musicisti. A interrompere solo marginalmente quell’abbraccio, una piccola squadra di contestatori, immediatamente zittita dal consenso pressoché generale della sala. Il concerto assumeva così, sin dall’inizio, un segno particolare: quasi una celebrazione della comunità musicale veneziana attorno a Ton Koopman, uno dei grandi maestri della musica europea, in occasione del conferimento del Premio “Una vita nella musica” 2026. Un riconoscimento prestigioso, che nella sua storia annovera figure leggendarie come Arthur Rubinstein, Mstislav Rostropovič, Claudio Abbado, Karl Böhm, Carlo Maria Giulini e Leonard Bernstein, e che appare perfettamente coerente con il lungo percorso artistico del direttore d’orchestra olandese.
Che un grande barocchista come Koopman salga sul podio per un programma interamente mozartiano sorprende poco. Anzi: proprio la sua frequentazione del repertorio settecentesco, la conoscenza profonda delle prassi storiche e l’attenzione quasi artigianale alla trasparenza del tessuto sonoro permettono di restituire un Mozart terso, mobile, naturale. A ottantadue anni, Koopman conserva una serena mozartianità che rifugge monumentalismi e retorica, privilegiando invece la leggerezza del fraseggio, l’agile dipanarsi delle linee melodiche e una luminosità timbrica sempre ariosa.
Apriva il programma l’Ave verum corpus KV 618, pagina del Mozart più maturo, sospesa fra devozione e pura contemplazione, scolpita con estrema semplicità: archi morbidi, coro raccolto, dinamiche mai eccessive. Koopman ne coglieva soprattutto la dimensione umana e pacificata, evitando ogni enfasi sacrale. Cuore della serata la Krönungsmesse in do maggiore KV 317, affrontata con uno spirito quasi cameristico. Più che la solennità liturgica, emergeva infatti una dimensione intima, quasi da “piccola messa solenne”, nella quale coro, orchestra e solisti dialogavano con naturalezza e trasparenza. Koopman privilegiava linee leggere, tempi mobili e una cantabilità continua, evitando ogni magniloquenza celebrativa e restituendo invece un Mozart raccolto, luminoso e profondamente umano. Ottima la prova del Coro del Teatro La Fenice preparato da Alfonso Caiani, preciso negli attacchi e capace di mantenere sempre leggibilità e compattezza anche nei momenti più mossi. Ben assortito anche il quartetto dei solisti: il soprano Giulia Semenzato luminosa e morbida nel fraseggio, Margherita Maria Sala dal timbro caldo e omogeneo, Kieran White elegante e misurato, e Adolfo Corrado saldo e autorevole.
Nella seconda parte, la celebre Sinfonia n. 40 in sol minore KV 550 confermava l’impostazione generale della serata musicale. Koopman evitava una lettura contrastata o protoromantica, scegliendo invece la via della chiarezza strutturale e della tensione interna. L’Allegro molto procedeva nervoso ma privo di contrasti esasperati, l’Andante si dipanava con naturalezza simile a un canto sommesso, il Minuetto conservava energia senza pesantezze; e l’Allegro assai del movimento finale trovava una brillantezza tersa e lucidissima.
Molti applausi e convinti per tutti: per Koopman, per i solisti, per coro e orchestra. Ma soprattutto per quella idea di musica condivisa, civile e profondamente veneziana che la serata, ben oltre il programma, sembrava voler riaffermare.