A Venezia torna la "Carmen" di Bieito che non fa più scandalo
Al Teatro la Fenice ripresa dell’opera di Bizet nell’ormai classico allestimento di Calixto Bieito con Annalisa Stroppa protagonista
25 maggio 2026 • 3 minuti di lettura
Venezia, Teatro La Fenice
Carmen
24/05/2026 - 03/06/2026Torna alla Fenice la Carmen di Calixto Bieito, uno degli allestimenti più celebri e discussi degli ultimi decenni, insignito del Premio Abbiati 2011 come migliore regia vista in Italia e presenza stabile nei cartelloni di numerosi teatri internazionali. A distanza di un paio di decenni (o poco meno) dalla sua creazione, e dopo varie riprese veneziane – alcune delle quali affidate alla bacchetta di Myung-Whun Chung (nel 2017, mentre quella annunciata nel 2020 fu cancellata a causa della pandemia) – lo spettacolo conserva una certa efficacia scenica, pur avendo inevitabilmente smarrito quella carica eversiva che ne accompagnò gli esordi.
La Spagna folcloristica e cartolinesca associata all'iconografia tradizionale dell’opera di Bizet lascia il posto a un universo degradato e violento, tipico dell’immaginario teatrale di Bieito, ambientato negli ultimi anni del franchismo: una terra di confine dominata da sopraffazione, desiderio e brutalità. Sul palcoscenico ideato da Alfons Flores bastano pochi elementi – il pennone per l’alzabandiera, una cabina telefonica, automobili ammaccate, il gigantesco toro del brandy Osborne che incombe come un simbolo nazionale svuotato di ogni retorica – per costruire un ambiente di un certo impatto visivo. Oggi, in un panorama teatrale che ha ampiamente assimilato certe estetiche registiche (eccessi compresi), molte delle provocazioni di Bieito risultano marcatamente meno urticanti; resta però intatta la lucidità con cui il regista spagnolo mette a nudo la violenza strutturale che attraversa l'opera, trasformando il dramma passionale in una vicenda di possesso e dominio.
In questo contesto si inserisce il debutto scenico veneziano di Annalisa Stroppa, artista che frequenta il ruolo da anni e che dimostra una conoscenza approfondita del personaggio. La sua Carmen evita facili stereotipi folklorici e si presenta come una donna concreta, istintiva e pienamente consapevole della propria libertà. Il timbro scuro e corposo si rivela una risorsa preziosa, ma è l'esecuzione vocale a convincere meno: l’emissione indulge talora a un’eccessiva accentuazione dei colori scuri della voce e il fraseggio, raramente vario negli accenti, resta spesso monocorde, limitando il gioco di seduzione, provocazione e ambiguità che costituisce l'essenza stessa del personaggio. È soprattutto sul versante teatrale che l'interprete trova i risultati migliori, grazie a una presenza scenica sicura e ben integrata nel disegno registico. Più problematico il Don José di Jean-François Borras. Se la resa vocale appare sostanzialmente corretta, il personaggio fatica a trovare una reale evoluzione drammatica e quell’adesione fisica che il teatro di Bieito esige per funzionare pienamente. La recitazione rimane spesso rigida, quasi legnosa, e il progressivo precipitare del soldato verso l'ossessione non raggiunge mai quella tensione psicologica che costituisce il vero motore della tragedia. Ne risente anche il rapporto con Carmen, che raramente sprigiona il necessario magnetismo. Anche la Micaëla di Elisa Balbo convince soprattutto sulla distanza: la linea di canto è ordinata nonostante qualche fragilità, ma l'interprete non riesce sempre a conferire spessore a un personaggio che Bieito, peraltro, sottrae deliberatamente all'immagine della fanciulla angelicata. Più incisivo l'Escamillo di Alessandro Luongo, interprete di carattere, che tratteggia un torero spavaldo ma senza eccessi, sostenuto da un'emissione robusta e ben proiettata. Adeguato il contributo dei comprimari, specialmente quello del duo delle gitane Frasquita e Mercédès, rispettivamente Julie Mossay e Loriana Castellano, e dei due contrabbandieri le Dancaïre e le Remendado, Armando Noguera e Paolo Antognetti.
Sul podio Francesco Ivan Ciampa sceglie una lettura energica, muscolare, a tratti perfino debordante, ben assecondato dall’Orchestra del Teatro La Fenice. La concertazione privilegia l'impeto drammatico e i contrasti dinamici, ma talvolta il volume orchestrale appare eccessivo per le dimensioni contenute di una sala come quella della Fenice, più adatta a sonorità più intime. Di livello molto elevato, invece, la prova del Coro del Teatro La Fenice preparato da Alfonso Caiani, autentico protagonista collettivo della serata. Precisione, compattezza sonora e incisività teatrale contribuiscono in modo decisivo alla riuscita dello spettacolo. Ottimo anche l'apporto dei Piccoli Cantori Veneziani guidati da Diana D'Alessio, puntuali e vivaci nei loro interventi.
Accoglienza calorosa da parte di un teatro gremito, con applausi generosi per tutti. Tutte esaurite le numerose repliche in programma fino al 3 giugno.