A Treviso una Lucia in chiaroscuro

L’opera di Donizetti chiude la stagione lirica del Teatro Comunale “Mario Del Monaco”

SN

09 marzo 2026 • 3 minuti di lettura

Lucia di Lammermoor (Foto Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso - Stagione Lirica e Concertistica)
Lucia di Lammermoor (Foto Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso - Stagione Lirica e Concertistica)

Teatro Comunale, Treviso

Lucia di Lammermoor

06/03/2026 - 08/03/2026

Con la Lucia di Lammermoor di Donizetti il Teatro Comunale Mario del Monaco chiude la propria stagione lirica — una stagione particolarmente ricca di titoli — con una produzione interamente realizzata dal teatro trevigiano. Una scelta che sottolinea la volontà di costruire un'identità produttiva autonoma e riconoscibile, affidata a un titolo di grande tradizione e a un regista che con quest'opera intrattiene da anni un rapporto privilegiato. 

La regia è firmata da Giulio Ciabatti, qui alla sua ottava Lucia. Proprio con il capolavoro donizettiano Ciabatti aveva inaugurato nel 2024 la stagione del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor, che collabora alla produzione trevigiana fornendo i costumi. Nella sua nota di regia Ciabatti spiega come il suo sguardo sull'opera sia mutato nel tempo: i grandi temi delle edizioni precedenti — gli odi tra clan, la vendetta, la morte che grava sui giovani protagonisti — vengono ora condensati in pochi oggetti simbolici, per lasciare spazio a un'indagine più intima sui conflitti tra dovere e desiderio, sulla lotta interiore che conduce Lucia verso una follia cristallina ed Edgardo verso il compimento del proprio destino. Coerente con queste premesse è l’essenziale impianto visivo, che ha le scene austere di Platon Bardhi fatte di semplici pannelli/pareti e un fondale neutro e animate dalle vivide luci di Andrea Gritti. Il risultato è uno spettacolo piuttosto tradizionale ma percorso da un’apprezzabile linearità narrativa, priva di sovrastrutture concettuali o didascalismi di maniera. 

Sul piano musicale, la direzione del giovane Matteo Dal Maso convince solo in parte. La lettura appare poco fantasiosa, con tempi spesso dilatati e una gestualità che fatica a imprimere tensione teatrale. Non lo aiuta l'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta: soprattutto gli ottoni risultano talvolta imprecisi, gli archi mancano di compattezza, e la tenuta complessiva dell'esecuzione ne risente in più di un passaggio. Più incoraggiante il versante vocale, affidato a una compagnia giovane. Giuliana Gianfaldoni tratteggia una Lucia sensibile e fragile, convincente sul piano espressivo, anche se difetta di quella forte personalità scenica che una delle grandi eroine romantiche del melodramma italiano richiede. Andrew Kim, già vincitore del Concorso "Toti Dal Monte", è un Edgardo focoso e tecnicamente solido, sorretto da un ottimo controllo della linea vocale e da un fraseggio di eleganza genuina. Jorge Martínez offre un Enrico di salda tenuta e di nobile linea espressiva; Manuel Fuentes Figueira è un Raimondo musicalmente affidabile e autorevole nella presenza scenica. Il resto del cast – Giovanna Lanza(Alisa), Andrea Schifaudo (Normanno) e Massimo Frigato (Arturo) – assolve il proprio compito con professionalità. Il Coro Lirico Veneto assolve il proprio compito con correttezza, pur senza brillare per compattezza di suono.

Pubblico folto e accoglienza calorosa per una produzione che rispecchia, nella sua sostanza, l'intera stagione del teatro trevigiano: una volontà produttiva ambiziosa, qualche risultato artistico convincente, e margini di crescita ancora aperti — sul podio come sul palcoscenico.