Portogruaro: Alessandro Taverna racconta "Consonanze"

Intervista al Direttore Artistico del 44° Festival Internazionale di Musica di Portogruaro

LS

07 agosto 2026 • 4 minuti di lettura

In collaborazione con Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro

Alessandro Taverna (courtesy Festival Internazionale di Musica di Portogruaro)
Alessandro Taverna (courtesy Festival Internazionale di Musica di Portogruaro)

Alessandro Taverna, uno dei più apprezzati pianisti italiani a livello internazionale, è al suo sesto anno come Direttore Artistico del Festival Internazionale di Musica di Portogruaro. Il Festival, che si terrà dal 26 agosto al 16 settembre 2026, è giunto alla sua 44^ edizione. Quest'anno il titolo del programma, presentato a luglio, è "Consonanze". Abbiamo chiesto al Maestro Taverna di parlarcene.

Perché il nome “Consonanze”?

In musica, una consonanza nasce dall’incontro tra suoni diversi che riescono a trovare un equilibrio senza perdere la propria identità. Mi sembrava un'immagine particolarmente adatta per raccontare questa edizione del Festival. Il filo conduttore non è la ricerca dell’uniformità, ma la capacità di creare relazioni: tra epoche diverse, tra linguaggi artistici differenti, tra artisti affermati e giovani musicisti, tra il territorio e una dimensione internazionale. Credo che oggi la cultura abbia proprio questo compito: costruire spazi di ascolto reciproco e di confronto, nei quali differenze e sensibilità diverse possano generare nuove prospettive.

Chi saranno gli ospiti principali di questa edizione del Festival?

Il programma ospita personalità molto diverse tra loro, ma accomunate da una forte identità artistica. Tra i nomi di maggiore rilievo ci sono Emmanuel Pahud, primo flauto dei Berliner Philharmoniker, Giovanni Sollima, Paolo Fresu, Dardust ed Eijiro Nakagawa. Tornerà inoltre l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la cui presenza rappresenta un tassello importante nel percorso di crescita e consolidamento del Festival.

Emmanuel Pahud (foto: Stefan Höderath)
Emmanuel Pahud (foto: Stefan Höderath)

Quali generi si toccheranno?

La musica classica rimane il cuore della manifestazione, ma il programma si apre a una pluralità di linguaggi. Accanto alla grande tradizione lirico-sinfonica e cameristica trovano spazio il jazz, l'opera, la musica contemporanea, l'elettronica e progetti che nascono dall'incontro tra estetiche differenti. L'obiettivo non è accostare mondi separati, ma costruire un dialogo che permetta di cogliere connessioni e affinità spesso inattese.

Il Festival metterà la musica in dialogo con altre arti e discipline?

Sì, ed è probabilmente uno degli aspetti più caratterizzanti di questa edizione. La musica rimane il centro del progetto, ma viene osservata come una disciplina capace di dialogare con molti altri ambiti della conoscenza e dell'esperienza umana. Penso a Piano & Sand, dove il repertorio pianistico incontra la sand art dal vivo; a I Suoni dei Pianeti, con protagonista il duo pianistico formato da Alberto Nosè e Valentina Fornari, che accosta l'ascolto musicale alla divulgazione astronomica; oppure al percorso tra musica e archeologia dedicato a Giuseppe Sinopoli, figura che incarna in modo esemplare il rapporto tra musica, archeologia e riflessione intellettuale.

Penso anche a Terroir, il progetto del musicista e sound designer Francesco Sarcone, in arte Sarc:o, che mette in relazione tecnologia, ascolto e cultura del territorio attraverso una performance di musica biogenerativa generata dall'analisi del vino. Non si tratta di affiancare discipline diverse per semplice curiosità, ma di esplorare i punti di contatto che permettono alla musica di aprirsi ad altre forme di conoscenza e di esperienza.

Coro Polifonico di Ruda
Coro Polifonico di Ruda

In quali modi il Festival intende promuovere i rapporti tra maestri e allievi?

La formazione è da sempre uno degli elementi fondanti del Festival. Da oltre quarant'anni la manifestazione vive in stretta relazione con le masterclass internazionali della Fondazione Musicale Santa Cecilia. I giovani musicisti non sono semplici spettatori: studiano con grandi maestri, si esibiscono davanti al pubblico, collaborano con artisti affermati e costruiscono qui una parte importante del proprio percorso professionale. Anche la nuova collaborazione con la Fondazione Pia Baschiera Tallon e il Teatro Verdi di Pordenone nasce da una visione condivisa del rapporto tra chi trasmette un'eredità artistica e chi è chiamato a raccoglierla e a svilupparla: per i migliori allievi si aprirà la possibilità di essere coinvolti in rassegne, stagioni concertistiche di rilievo e iniziative culturali promosse da prestigiose istituzioni anche al di fuori dell'ambito locale, offrendo continuità al percorso formativo avviato a Portogruaro in contesti musicali di alto profilo, con nuove opportunità di crescita artistica e professionale.

I prezzi sono accessibili?

Abbiamo scelto di mantenere una politica dei prezzi sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno, con l'obiettivo di continuare a proporre un'offerta accessibile e sostenibile. Una parte significativa della programmazione è a ingresso libero, grazie anche alla collaborazione con le amministrazioni del territorio.

Tra le novità di questa edizione c'è poi il Carnet Giovani, pensato per la fascia tra i 20 e i 30 anni. Acquistando il biglietto per il concerto di Dardust, con un supplemento complessivo di soli 10 euro è possibile assistere anche ad altri due concerti del Festival. È un modo concreto per avvicinare nuovi pubblici e favorire una partecipazione più ampia alla vita della manifestazione.

L’offerta è molto ricca, ma se dovesse indicare un appuntamento da non perdere…?

È una domanda difficile, perché il Festival è stato costruito proprio come un percorso nel quale ogni appuntamento dialoga con gli altri. Uno dei momenti più significativi lo abbiamo già vissuto con l'omaggio di Paolo Fresu a David Bowie nel decennale della sua scomparsa, un progetto capace di mettere in relazione mondi musicali apparentemente lontani.

Guardando al programma che ci attende, penso certamente al concerto inaugurale con Giovanni Sollima e l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, che rappresenta l'incontro tra una delle principali istituzioni musicali italiane e un artista dalla straordinaria libertà creativa. Così come considero particolarmente importante la presenza di Emmanuel Pahud, figura di riferimento assoluto nel panorama musicale internazionale.

Sono molto curioso anche per il debutto di Dardust al Festival. Al di là dell'etichetta di crossover, ciò che trovo interessante nel suo lavoro è la capacità di costruire un linguaggio personale a partire dalla scrittura pianistica, aprendola al dialogo con l'elettronica e con una forte dimensione visiva. È una ricerca che intercetta pubblici diversi e che testimonia come la tradizione dello strumento possa continuare a evolversi e a confrontarsi con la sensibilità contemporanea.

Dardust (foto: Emilio Tini)
Dardust (foto: Emilio Tini)