Basilea: Berio, una voce, un trombone, due marionette

Uno spettacolo su archivi e memoria organizzato dalla Paul Sacher Stiftung

LS

15 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Ph: Angela Ida De Benedictis
Ph: Angela Ida De Benedictis

Basler Marionetten Theater, Basilea

Una voce poco fa...?

07/05/2026 - 08/05/2026

A volte basta poco. Bastano una voce, un trombone e due marionette per fare una grande serata di teatro e musica. Così è stato a Basilea, il 7 maggio (replica l’8), nel Basler Marionetten Theater accanto alla Cattedrale, dove è andato in scena uno spettacolo, molto apprezzato dal pubblico, co-organizzato dal teatro e dalla Paul Sacher Stiftung, uno dei maggiori archivi e centri di ricerca europei per la musica del XX e XXI secolo.

Lo spettacolo è nato da un’idea di Angela Ida De Benedictis, responsabile scientifica della Paul Sacher Stiftung. Tra i fondi che cura c’è quello di Luciano Berio, e Berio riempiva gran parte del programma, con alcuni pezzi suoi, altri variamente legati a lui, altri chissà: tra Cage, i Beatles, Andriessen, Weill, Andrea Tarrodi e Christian Lindberg, il programma era un reticolo intessuto di corrispondenze note a chi conosce l’universo Berio e ignote agli altri, i quali erano perciò invitati a sbrogliare – come lo chiamerebbe il commissario Ingravallo – lo «gnommero». Ma tutto si susseguiva in un flusso ipnotico. L’apparente tiro mancino giocato al pubblico, quello di eseguire i dieci brani in un ordine totalmente diverso dal programma di sala, predisponeva a perdersi nel flusso. Lentamente si accantonavano le domande, tutte, tranne quella del titolo.

Il titolo dello spettacolo era “Una voce poco fa...?”. I puntini di sospensione e il punto interrogativo sembravano dire a noi spettatori: «sicuri? Sedetevi e vi mostreremo che una voce molto fa». La voce che molto ha fatto era quella della grande Laura Catrani. Dal canto al parlato, dalla risata all’urlo, dal bisbiglio al colpo di tosse e a molto altro ancora, Catrani ha dispiegato al pubblico tutte le risorse del proprio apparato fonatorio, sollecitandolo in innumerevoli combinazioni, per minuti e minuti. Lungi da essere puro virtuosismo (che pure c’era), l’intento era espressivo al di là della parola. Con i mezzi offerti dal proprio strumento, lo stesso ha fatto Christian Lindberg, trombonista leggendario, nonché amico di Berio. Che ci faceva vestito da clown?

Secondo il programma di sala, che ci ha già ingannato una volta, evocava o respingeva ricordi; ricordi in forma di marionette (mosse da Ruth Wolfensberger e Dieter Aegerter) che fragilmente prendevano vita; ricordi che la cantante stava forse rincorrendo o da cui stava forse scappando; ricordi che uscivano da un baule, da un televisore, da un velo, da una sedia: i soli oggetti di scena nello spazio immaginato dal regista Siegmar Körner; ricordi fatti di suono, diffusi nella sala da varie fonti (gestite da Thomas C. Gass).

A fine spettacolo, riemersi dal flusso, le domande tornavano alla mente. A distanza di giorni, le rifrazioni tra suoni, parole, immagini, corpi, continuano a imprimersi nella memoria come una sciarada, come uno «gnommero». Così è il passato. Gli archivi danno indizi. Va da sé che, per fare uno spettacolo del genere, «basta poco» per modo di dire.