La scomparsa di Péter Eötvös

Il compositore è scomparso a Budapest a 80 anni dopo una lunga malattia

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Péter Eötvös (Foto Szilvia Csibi)
Péter Eötvös (Foto Szilvia Csibi)

Péter Eötvös è morto a Budapest il 24 marzo all’età di 80 anni dopo una lunga malattia. Con lui scompare una delle figure di spicco della produzione musicale contemporanea.

Eötvös era nato nel 1944 in un villaggio della Transilvania, oggi in territorio rumeno. A soli 14 anni entra nella classe di composizione di Zoltán Kodály all'Accademia di Musica di Budapest. Da studente, Eötvös riceve molte commissioni dalla Budapest Film Factory e da vari teatri di Budapest. Grazie a una borsa di studio, a 22 anni si trasferisce a Colonia, dove viene a contatto con alcuni esponenti delle avanguardie musicali, soprattutto Karlheinz Stockhausen, che gli offre un posto da pianista nel suo ensemble. Sempre a Colonia, fra il 1971 e il 1979 lavora come ingegnere del suono presso il WDR Studio for Electronic Music. Nel 1978 avviene l’incontro con Pierre Boulez, che lo chiama a Parigi per dirigere un concerto dell’Ensemble Intercontemporain, del quale poco dopo sarà nominato direttore musicale, un incarico che manterrà fino al 1991.

Apprezzato direttore d’orchestra, si impone anche come compositore, soprattutto, ma non solo, nel teatro musicale, con lavori spesso ripresi in diversi allestimenti. Dal 1975 è l’opera da camera Radames, cui seguiranno numerosi altri lavori come Tri sestri (Tre sorelle) da Čechov nel 1998, Angels in America del 2004 da Kushner, Love and Other Demons del 2008 da García Marquez, Senza sangue del 2015 da Baricco, fino all’ultima opera Valuska dal romanzo Melancolia della resistenza di László Krasznahorkai presentata nel dicembre scorso a Budapest.

Molto attivo anche come docente, Péter Eötvös ha ricoperto a lungo incarichi a Karlsruhe e a Colonia. Nel 1991 a Budapest fonda l’Istituto Eötvös per giovani direttori d’orchestra e compositori con l’obiettivo di formare soprattutto al cosmopolitismo una nuova generazione di musicisti. Ma anche un po’ dell’arte circense, perché, nelle sue parole, “si dovrebbe affrontare la composizione con la stessa serietà degli artisti del circo. Si deve continuare a provare: quando si sbaglia, si deve risalire e riprovare. Non si può lasciare le cose così o magari dire: non ha funzionato. E questo vale per tutte le arti.”

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