Il Festival dei Due Mondi di Spoleto riscopre le sue radici

Annunciato il programma dell’edizione 2026 del festival, che si svolgerà dal 26 giugno al 12 luglio

MM

29 aprile 2026 • 4 minuti di lettura

Spoleto Concerto in PIazza Duomo (foto Andrea Veroni)
Spoleto Concerto in PIazza Duomo (foto Andrea Veroni)

Daniele Cipriani, nuovo direttore artistico del Festival dei Due Mondi, ha presentato a Roma la sessantanovesima edizione del festival spoletino. L’incontro con la stampa nazionale e internazionale si è svolto nel grande salone di Palazzo Barberini, affrescato da Pietro da Cortona, a cui si può acedere scegliendo tra il monumentale scalone del Bernini e la geniale scala elicoidale del Borromini e poi attraversando alcune sale dove sono esposti capolavori di Raffaello, Caravaggio, ecc. Una cornice sfarzosa per una edizione del festival che si presenta ricca di proposte. Cipriani ha dichiarato di volersi riallacciare allo spirito originale del festival fondato a Spoleto da Gian Carlo Menotti nel 1959, e di voler tornare alle radici e attingere al passato per far sbocciare nuovi fiori e nuovi fiori. È il motivo per cui questa sessantanovesima edizione del Festival dei Due Mondi 2026 è intitolata “Radici”.

Dopo i discorsi ufficiali di ministri e  viceministri e di rappresentanti della regione e del      comune e dopo il discorso di Cipriani - il suo momento di commozione ha umanizzato il tono ufficiale e un po’ retorico di questa prima parte dell’incontro - il programma è stato presentato nei dettagli dai due consulenti nominati dal nuovo direttore del festival, ovvero Leo Muscato per l’opera e la prosa e Beatrice Rana per la musica classica. L’inaugurazione ci riporta effettivamente alle radici, perché il 26 giugno andrà in scena la stessa opera che nel 1959 inaugurò la prima edizione del festival, ovvero Vanessa di Samuel Barber. Ebbe un grande successo e da allora è stata ripresa molte volte, ma solo all’estero, mai in Italia. La sudcoreana Sora Elisabeth dirigerà l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Regia di Leo Muscato. Interpreti principali Lauren Fagan, Sara Mingardo, Lulama Taifasi e Virginie Verrez.

Dal 27 giugno al 12 luglio (ultimo giorno del festival) si svolgeranno i concerti di mezzogiorno, un’altra tradizione spoletina, che negli ultimi anni era un po’ trascurata ma ora riceve nuova attenzione. Vi parteciperanno solisti e ensemble affermati come Nicolas Altstaedt, Marc-André Hameling e il Quartetto Indaco, ma anche giovani della Festival dei Due Mondi Academy, che suoneranno fianco a fianco con i loro maestri Benedetto Lupo, Andrea Obiso, Kim Kashkashian e Marc Bouchkov. Casa Menotti, la residenza spoletina del fondatore del festival, si apre alla musica sperimentale: il 28 giugno e il 5 e 10 luglio tre artisti internazionali - Agnese Menguzzato, Ben Bertrami e Temple Rat - trasformeranno quegli spazi in un laboratorio vivo d’incontri tra strumenti antichi e pratiche contemporanee. Il 7 luglio Casa Menotti accoglie anche una maratona musicale di ventiquattro ore, con oltre venti giovani musicisti provenienti dalle più prestigiose accademie e conservatori italiani. Il 30 in Piazza Duomo Mika rilegge in chiave sinfonica i suoi brani più amati, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e dal Coro del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto. L’11 luglio “concerto mistico” in San Simone, con due carismatici violoncellisti quali Mario Brunello e Giovanni Sollima, che intrecceranno un dialogo musicale libero e anticonformista, tra suggestioni mistiche, meditazioni rarefatte e cavalcate sonore

Da non perdere il concerto di Yannick Nézet-Séguin: le sue presenze in Italia sono rarissime ma è uno dei direttori più richiesti al mondo, attualmente direttore principale di due delle principali istituzioni musicali Usa, il Metropolitan di New York e la Philadelphia Orchestra: il 3 luglio nella splendida cornice di Piazza Duomo dirigerà la London Symphony in musiche di Prokof’ev e Rachmaninov, con Yuja Wang solista al pianoforte. Il giorno dopo al Teatro Nuovo un’altra star del pianoforte Arcadi Volodos dedica in suo concerto a Chopin. C’è spazio anche alla musica detta “leggera” con il concerto di Arisa in esclusiva per il Festival dei Due Mondi (il 9 luglio in piazza Duomo)

Come da tradizione il grande concerto di chiusura si svolge in Piazza Duomo, all’ora del tramonto, che rende ancora più suggestivo quel luogo magico. Quest’anno ne saranno protagonisti Gianandrea Noseda - uno dei migliori direttori italiani di oggi - e la Filarmonica del Teatro Regio di Torino. Il programma rende omaggio al duecentocinquantesimo anniversario della dichiarazione d’indipendenza americana e si basa su musiche legate agli USA per vari motivi: Si inizia con un brano dell’italiano Giancarlo Menotti, che scelse l’America come sua seconda patria. Il secondo brano è di Leonard Bernstein, ebreo di origini russe. Il terzo è la Sinfonia “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvořák, un compositore ceco trasferitosi per alcuni anni in America. Senza l’apporto di questi immigrati (tra cui i milioni di schiavi portati lì con la forza) la musica degli Usa non sarebbe quella che è.