Orchestra della Toscana, continuità e novità

Presentata nella sede del Teatro Verdi di Firenze la stagione ‘26-’27 dal direttore artistico Daniele Spini e dal direttore principale Diego Ceretta

ET

13 giugno 2026 • 4 minuti di lettura

Foto di Marco Borrelli
Foto di Marco Borrelli

E’ stata presentata giovedì scorso nella sede del Teatro Verdi di Firenze la 46.ma stagione concertistica 2026/27 dell’Orchestra della Toscana. Il cinquantenario si avvicina, ma già adesso si può trarre un bilancio positivo del primo mandato come direttore principale di Diego Ceretta, mandato che è stato rinnovato alla pari di quello del direttore artistico Daniele Spini: risultati positivi infatti, anche sul piano della risposta del pubblico, perché il teatro più grande del centro storico di Firenze è regolarmente pieno, e molte sono le soddisfazioni che vengono dal progetto “Le vie della musica” che porta al Verdi anche il pubblico del Mugello, Vadisieve e Chianti Fiorentino, e la ramificata presenza in altri teatri e sedi concertistiche toscane. L’incremento complessivo del pubblico coinvolto continua ed è costante, e questa nota positiva, riecheggiata anche il giorno dopo nella conferenza stampa parimenti di presentazione della stagione ‘26-’27 degli Amici della Musica, sembra suggerire che non solo la sindrome dell’isolamento, che aveva influito anche sulle prime stagioni successive al Covid, è superata, ma lascia intravedere una rinnovata e diremmo decisa volontà del pubblico di ritrovarsi per vivere insieme il rito del concerto e dello spettacolo, che a Firenze concerne le stagioni musicali “grandi”, Maggio, Ort, Amici, ma anche tutte le associazioni cittadine.

La scelta, quattro anni fa, di un giovane direttore che allora muoveva i primi passi, Diego Ceretta, è confermata nella sua radicalità, facendone il perno della ricerca e del conseguimento di un nuovo suono dell’organismo orchestra, soggetto ad un pressoché totale ricambio dell’organico, e, come detto allora, si basa, secondo le convinzioni di Ceretta, sul riguardo particolare dato per la ri-formazione del sound e dello stile esecutivo, al repertorio austro-tedesco classico-romantico, che anche in questa stagione resta egemone con la prosecuzione del lavoro su Beethoven, Schubert, Schumann, Mendelssohn, nei programmi di Ceretta ma anche degli altri direttori e solisti, ma anche con un ampliamento della presenza di Brahms, Cajkovskij, Dvorak, autori sfidanti per un complesso come l’Ort, con le loro sonorità più ricche e nutrite e con più ampiezza di costruzione.

Però a questa che resta la linea guida si intreccia, rispetto alle passate stagioni, uno sguardo più attento al Novecento e alla musica contemporanea, un intreccio che è visibile fin dal concerto inaugurale al Verdi il 22 ottobre con Ceretta sul podio e Francesca Dego solista ospite non solo per il concerto per violino di Brahms, ma anche per la novità per l’Italia di Io cammino muovendo le dita per violino solo di Nicola Campogrande, e la conclusione è la Sesta di Cajkovskij. Questa linea prosegue anche nel concerto successivo del 10 novembre diretto da Riccardo Bisatti, che si chiude con la Terza beethoveniana ma che si apre con qualcosa di certamente graditissimo al pubblico fiorentino, con la prima assoluta (commissione Ort) di Eine tanzende Stern (“Una stella danzante”) di Alessandro Solbiati per pianoforte a quattro mani e orchestra scritto appositamente per l’inossidabile duo pianistico Bruno Canino – Antonio Ballista, due novantenni che hanno cominciato a suonare insieme al Conservatorio di Milano nel 1955… fate voi il conto. Più o meno tutti i concerti hanno questa falsariga, ben espressa dal motto della stagione appena presentata, “Costruire traiettorie, liberare contrasti”. Infatti se la “traiettoria” classica austro-tedesca di Ceretta e degli altri direttori continua, non manca il “contrasto” impersonato dal Novecento storico. Fra i quindici programmi, citiamo come esempio il concerto del 13 gennaio 2027, sempre con Ceretta sul podio: Stravinskij, Dumbarton Oaks, accostato a Casella, il concerto per violoncello op. 58, solista Silvia Chiesa, completa il programma la Sesta beethoveniana. Ma ci sono anche l’ultimo Strauss, Prokof’ev, Piazzolla, Copland. Oltre a Solbiati di cui si è detto c’è anche un’altra commissione Ort, Due rituali per voce femminile e orchestra di Danilo Karim Kaddouri nel concerto del 15 aprile diretto da Giampaolo Pretto.

Fra i programmi segnaliamo almeno quello diretto da Katharina Wincor per la prima volta sul podio Ort il 7 aprile, con Federico Colli nel terzo concerto beethoveniano (ci sono anche l’ouverture del Coriolano e una sinfonia di Haydn), e il concerto conclusivo del 5 maggio in cui Ceretta propone le Metamorfosi di Richard Strauss e poi un’impaginazione delle bellissime musiche beethoveniane per l’Egmont di Goethe con il filo rosso della voce di Peppe Servillo.

La stagione sarà preceduta da un'anteprima speciale il 26 settembre nella Basilica di Santa Croce, con un concerto dedicato alla memoria di Andrea Tacchi, storico violino di spalla dell'Ort scomparso dieci anni fa.