I Giardini della Filarmonica Romana

Il festival, intitolato Radici, si svolgerà tra giugno e luglio

MM

16 giugno 2026 • 4 minuti di lettura

Giardini della Filarmonica ( Foto Max Pucciariello)
Giardini della Filarmonica ( Foto Max Pucciariello)

È intitolata Radici l’edizione 2026 del festival estivo dell’Accademia Filarmonica Romana, che si svolgerà dal 28 giugno al 2 luglio, andando a colmare un periodo di relativa stasi della vita musicale romana. “Abbiamo scelto questo titolo - dice il direttore artistico Domenico Turi - perché sarà un’esplorazione profonda di ciò che ci tiene ancorati, di ciò che ci forma e, spesso, di ciò che rimane invisibile ma essenziale. Le radici sono tradizioni scritte e orali, suoni ancestrali, lingue e ritmi che attraversano generazioni e luoghi. Ma le radici sono anche ciò che non si vede. Sono le esperienze intime, le emozioni nascoste, le storie personali che plasmano ogni individuo”. Il presidente Paolo Baratta ha ringraziato le rappresentanze ufficiali dei paesi presenti a Roma, che hanno collaborato alla realizzazione di un programma intenso, con due appuntamenti quotidiani, uno alle 20.00 nella Sala Casella e l’altro alle 21.30 e negli adiacenti, appartati e freschi giardini della sede della Filarmonica in via Flaminia. Si potranno ascoltare musiche provenienti da ogni angolo del pianeta, dal Giappone alla Colombia, dall’Iran all’Argentina e all’Indonesia, passando per Polonia, Spagna, Francia, il Mare Nostrum e molto altro. Musica classica, tradizionale, elettronica, jazz, danza e teatro daranno vita a un dialogo continuo tra passato e presente, tra memoria e innovazione.

Si inizia il 18 con il pianista nonché musicologo e divulgatore Giovanni Bietti, con un programma intitolato “Brindisi, Trinklieder e brani conviviali nella musica dei grandi compositori” (e alla fine anche il pubblico potrà brindare). A seguire Paolo Angeli con la chitarra preparata di sua ideazione, una sorta di orchestra a 25 corde: influenze del free jazz, folk sardo, pop minimale, flamenco contemporaneo, musica araba e post-rock confluiscono in una sintesi di linguaggi che costituisce lo stile personalissimo di questo musicista. 

Nell’impossibilità di citare uno per uno tutti i concerti, segnaliamo il 19 un’orchestra di gamelan indonesiano. E il 21 i tre fratelli giapponesi Munedaiko, che tramandano la pratica millenaria del Taiko, i tradizionali tamburi giapponesi. Lo stesso giorno un’insolita formazione di quartetto di viole, con Luca Sanzò, violista di lunga esperienza, e tre giovani talenti: eseguiranno musica contemporanea, con brani di Daniele Carnini (in prima assoluta), Francesco Giore e Giona Mason.

Il 23 musica francese con l’arpista Lucie Spedicato, vincitrice nel 2025 del Premio Valentino Bucchi per l’Interpretazione della Musica Contemporanea. Poi musica polacca con l’Atom String Quartet. Il 24 serata teatrale con Per futili motivi di Andrea Muzzi (regia di Marco Carniti, con gli attori Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante) e a seguire un omaggio a Ennio Morricone con pagine della sua musica per film in originali trascrizioni per violoncello (Alessandro Guaitolini) e pianoforte (Emanuele Stracchi). Il 25 il pianista e divulgatore Luca Ciammarughi spazia da Bach a George Michel e poi si salta al Seicento con il Thaleia Ensemble. Il 26 si svolge la consueta giornata dedicata alla cultura iraniana, diventata uno degli appuntamenti di maggior richiamo del Festival: prima le sorelle italo-iraniane Leila e Sara Shirvani (violoncello e pianoforte) con l’attrice e autrice Barbara Amodio e poi un quintetto di musicisti persiani riuniti intorno a Sahba Motallebi, tra le maggiori interpreti del tar (strumento simile al liuto), che svelerà le sinergie tra tradizione e modernità di un ricchissimo contesto artistico qual è il Medio Oriente. Il 27 La notte del tango, altro appuntamento di grande richiamo con l’Ensemble Aguante e i danzatori Cristina e Leonardo Elias.

Il 30 Il suono dell'invisibile. Omaggio a Rilke e Monet nel centenario della scomparsa, in collaborazione con il Master in Sonic Arts dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Il 1° luglio, nel giorno esatto in cui cadono i cento anni della sua nascita, verrà ricordato Hans Werner Henze, uno dei compositori più grandi del nostro tempo, che scelse l’Italia come paese di residenza: il Cimarron Ensemble Duo eseguirà sue musiche accanto a quelle di Stefano Taglietti, Luca Lombardi e ad una prima assoluta di Francesco Antonioni. La serata prosegue con Vento, progetto franco-italo-brasiliano, nato da un’idea del pianista italiano Davide Petrillo e del chitarrista e poeta brasiliano Fernando Schirr. Il 2 gran finale con la prima assoluta di L’amore che ti diedi: le verità di Maria Antonietta e Lietta Pirandello, due melologhi in omaggio Pirandello a 90 anni dalla scomparsa: il primo con libretto di Cecilia d’Amico e musica di Stefano Cucci, il secondo di Giovanni Maria Briganti e musica di Fausto Sebastiani. E poi spazio all’entusiasmo e all’allegria della Colombian Latin Band.

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