Bach e gli ebrei a Lipsia

Una mostra al Bach Museum della città sassone esamina il legame tra la famiglia Bach e la cultura ebraica

SN

26 maggio 2026 • 2 minuti di lettura

Il Bach-Museum di Lipsia (Foto Jens Schlüter)
Il Bach-Museum di Lipsia (Foto Jens Schlüter)

C'è una parola yiddish che quest’anno risuona in tutta la Sassonia: Tacheles. Viene dall'ebraico e significa più o meno "parlare chiaro", andare dritti al punto senza giri di parole. È il nome scelto dallo Stato federale della Sassonia per l’anno tematico dedicato alla cultura ebraica: un invito a guardare senza filtri a una storia stratificata, spesso scomoda, sempre necessaria. Nell’ambito delle iniziative culturali messe in campo in Sassonia, il Bach-Museum di Lipsia ha da poco inaugurato una mostra intitolata La vita ebraica e la famiglia di musicisti Bach visitabile fino al 13 dicembre 2026.

Al tempo di Johann Sebastian Bach, la presenza ebraica a Lipsia era quasi inesistente sul piano legale: gli ebrei non potevano risiedere stabilmente in città. Tuttavia, in occasione delle grandi fiere commerciali, molti mercanti ebrei vi giungevano numerosi. Di questa convivenza intermittente e delle sue implicazioni culturali la mostra si fa archeologa: i libri della biblioteca di Bach aprono finestre sugli atteggiamenti del tempo nei confronti degli ebrei, con tutto il loro peso di pregiudizi e di curiosità. Il cuore pulsante dell'esposizione, tuttavia, guarda al futuro, cioè al futuro della musica di Bach dopo la sua morte. Partiture e manoscritti testimoniano l'entusiasmo e la passione collezionistica di famiglie ebraiche nella seconda metà del Settecento. Alcune delle più preziose Bachiana conservate nell'archivio sono dovute al musicologo e editore Max Abraham (1831–1900), che nel 1893 fondò la prima biblioteca musicale pubblica della Germania, e a suo nipote Henri Hinrichsen (1868–1942), che ne ampliò il patrimonio con acquisizioni straordinarie, prima di essere assassinato nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

La mostra rende omaggio a entrambi e introduce alla storia della Musikbibliothek Peters e dei suoi tesori. La ricerca si estende poi agli altri ambienti del museo: stazioni temporanee arricchiscono la collezione permanente con domande sul quotidiano dei mercanti ebrei, sul ruolo di una sinagoga scolastica, sui contatti di Bach con gli ebraisti cristiani del suo tempo. Postazioni di ascolto permettono di immergersi in un concerto sinagogale o di scoprire il suono dello shofar. La mostra è completata da stazioni multimediali che offrono prospettive sia ebraiche che cristiane, e da un ciclo di conferenze-concerto con composizioni da camera e per tastiera di Johann Sebastian Bach e dei figli che riportano in vita storie di collezioniste e musiciste ebree attraverso citazioni e narrazioni.

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