Tutti i poeti di Marianne Faithfull

Marianne Faithfull rilegge i poeti romantici inglesi, con le musiche di Warren Ellis e la complicità di Nick Cave e Brian Eno

Marianne Faithfull with Warren Ellis
Disco
pop
Marianne Faithfull with Warren Ellis
She Walks in Beauty
Bmg
2021

A un certo punto, declamando con voce arrochita i versi da “The Prelude” di William Wordsworth, Marianne Faithfull esclama: «Respiro di nuovo». Parole dense di significato particolare per lei: reduce dal Covid-19 di cui si era ammalata un anno fa, rischiando di morire e subendone i postumi, tali da farle considerare l’eventualità di non potere più cantare. «Forse quella storia è finita. Fosse così, ci starei malissimo, ma del resto ho 74 anni», ha dichiarato in gennaio a “The Guardian”.

«Il fatto di essere indaffarata in un disco tanto meraviglioso mi ha dato la forza di resistere quando ero in ospedale».

Proprio l’idea di completare la lavorazione dell’album – cominciata agli albori della pandemia – l’aveva aiutata ad affrontare la degenza: «Il fatto di essere indaffarata in un disco tanto meraviglioso mi ha dato la forza di resistere quando ero in ospedale».

Il senso profondo di questo progetto al confine tra musica e poesia si annida nella biografia dell’artista inglese: esplorata già nel 1995 in A Secret Life, opera introdotta dall’incipit della Divina Commedia di Alighieri e suggellata con una citazione da La tempesta di Shakespeare, e nella successiva rilettura del Brecht orchestrato da Weill in Seven Deadly Sins (1998), la relazione tra le due forme espressive rievoca altresì la passione per i connazionali romantici del XIX secolo coltivata durante l’adolescenza, prima di venire risucchiata – non ancora maggiorenne – nel vortice spumeggiante della Swinging London. Rivisitando i testi di quei poeti, Marianne Faithfull chiude dunque un cerchio con She Walks in Beauty, aperto e intitolato dall’inno alla grazia e all’armonia composto da George Gordon Byron nel 1814.

Principale complice è nell’occasione l’australiano Warren Ellis, già implicato nel precedente Negative Capability (2018) e qui addirittura co-titolare dell’impresa, avendo architettato l’ambiente sonoro che accoglie la recitazione e coinvolto il suo abituale datore di lavoro, ossia Nick Cave, in alcune decorazioni impressionistiche al pianoforte.

– Leggi anche: Carnage, Nick Cave in lockdown

Altro fuoriclasse impegnato sullo sfondo è Brian Eno, il quale conferisce volatilità ambient a “The Bridge of Sighs” (ritratto di giovane donna sventurata firmato nel 1844 da Thomas Hood) e “La Belle Dame sans Merci”, atto iniziale di un trittico dedicato a John Keats che include inoltre in sequenza “Ode to a Nightingale” e “To Autumn”.

All’appello non poteva mancare Percy Bysshe Shelley, rappresentato dal sonetto “Ozymandias” e da “To the Moon”, dove la voce finisce filtrata da un megafono, mentre l’epilogo è affidato al tour de force lirico di “The Lady of Shalott”, poemetto scritto nel 1833 da Alfred Tennyson traendo ispirazione dal mito di Camelot.

Raccontato in questo modo, She Walks in Beauty potrebbe sembrare un esercizio lezioso, ma non lo è affatto: la qualità del corredo musicale imbastito da Ellis, molto più che banalmente ornamentale, asseconda in maniera garbata ed elegante l’intensità emotiva dovuta al movente originario e alle circostanze incidentali. Cosicché la sensazione all’ascolto ricorda da vicino quella provata con l’ultimo Johnny Cash.

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

pop

John Murry: l’outsider perfetto

Il cantautore di Tupelo John Murry conferma il proprio valore nel terzo album, The Stars Are God’s Bullet Holes

Alberto Campo
pop

Moin, senza discussioni

Tra post punk ed elettronica, convince la collaborazione tra i Raime e Valentina Magaletti

Ennio Bruno
pop

L’Rain, la fatica del cambiamento

Fatigue è il secondo, affascinante lavoro di Taja Cheek, meglio conosciuta come L’Rain

Ennio Bruno