Le cartoline da Berlino degli Einstürzende Neubauten

Nel nuovo album Alles in Allem gli Einstürzende Neubauten disegnano una topografia concettuale della capitale tedesca

Einstuerzende Neubauten nuovo album
Disco
oltre
Einstürzende Neubauten
Alles in Allem
Potomak
2020

Al momento del debutto in pubblico degli Einstürzende Neubauten, il primo aprile 1980 al Moon Club, Berlino era ancora divisa dal Muro e distante un decennio dalla riconquista del ruolo di capitale: ben diversa dalla città giovane e cosmopolita che conosciamo oggi. E loro stessi erano tutt’altra cosa da ciò che sono adesso: ben presto ebbero fama da eversori rumoristi, dovuta principalmente alle devastanti esibizioni dal vivo.

– Leggi anche: I migliori colpi degli Einstürzende Neubauten

Ma sarebbe troppo semplice, e soprattutto errato, liquidare gli Einstürzende Neubauten con il celebre aforisma di Pitigrilli su chi nasce incendiario e muore pompiere. Sono cambiati, questo senza dubbio, applicando metodo e disciplina a una vocazione sperimentale mai negata, mentre si affrancavano dalle regole del mercato musicale rendendosi – dal 2002 – completamente indipendenti con un uso pionieristico del crowdfunding, attraverso cui – inoltre – hanno radunato e consolidato intorno a sé una folta comunità di appassionati estesa su scala planetaria.

In qualche modo esemplare della metamorfosi compiuta è il nuovo lavoro Alles in Allem, intitolato con un’espressione traducibile nel nostro “tutto sommato”: primo album concepito in quanto tale da 13 anni in qua, escludendo dal conteggio Lament del 2014, trasposizione discografica di materiale destinato in origine a una performance sulla Prima guerra mondiale.

Si tratta di un’opera densa di argomenti, a cominciare dal tacito tema conduttore: una sorta di ricognizione in alcuni luoghi che disegnano un’insolita topografia concettuale di Berlino. Su dieci brani, quattro sono intestati in maniera esplicita: ad esempio al "Landwehrkanal", dove nel 1919 fu rinvenuto il cadavere di Rosa Luxemburg, celebrata dal quintetto in un dolente blues dal tono espressionista.

In sequenza, nella parte conclusiva, vengono evocati poi “Grazer Damm” (viale nel quartiere di Schöneberg in cui trascorse l’infanzia il capobanda Blixa Bargeld, che nella circostanza imbraccia nuovamente – dopo un’eternità! – la chitarra elettrica), “Wedding” (zona del centralissimo Mitte onorata da una ballata spettrale) e “Tempelhof” (sede dello storico aeroporto cittadino divenuta nel 2010 parco pubblico: mutamento al quale sembra alludere lo scenario sonoro sommesso e quasi idilliaco nei pizzicati d’arpa).

Chi cercasse viceversa l’impeto elettrizzante di un tempo può trovare soddisfazione nell’iniziale “Ten Grand Goldie”, che avanza a ritmo incalzante fra sinistri rumori da thriller, campionamenti stranianti, silenzi improvvisi e maestoso crescendo di fiati, trama in cui Bargeld insinua una narrazione psicotica alternando tedesco, inglese e urla strozzate.

Come già in passato, nella composizione i Neubauten si sono fatti guidare dalle indicazioni contenute nelle carte da gioco che chiamano Dave, procedura affine alle Strategie Oblique ideate nel 1975 da Brian Eno e alla consultazione dell’I Ching praticata nel 1951 da John Cage per creare Music of Changes. Se sia merito dell’arte divinatoria o dell’estro dei protagonisti, conta relativamente: Alles in Allem è album di qualità eccellente. “Abbiamo avuto un migliaio d’idee ed erano tutte buone”, intona a un certo punto Blixa con impudenza in “Am Landwehrkanal”, e in fondo non gli si può dare torto.

«Abbiamo avuto un migliaio d’idee ed erano tutte buone».

Blixa Bargeld

 

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