La "voja de comparì": Lucilla Galeazzi e UmbriaEnsemble

Donna, voja e fronna è il progetto di Lucilla Galeazzi con UmbriaEnsemble, con le musiche di Piero G. Arcangeli

Lucilla Galeazzi Donna, voja e fronna
Disco
world
Umbria Ensemble & Lucilla Galeazzi
Donna, voja e fronna
Squilibri
2019

Un meta disco, verrebbe voglia di dire. Un disco che è se stesso, inteso come progetto compiuto che si ascolta di fila, inseguendo un filo logico ed emozionale, e al contempo un lavoro che scavalca la propria identità di oggetto sonoro, e diventa riflessione sul concetto di tradizione orale e su quello di composizione, sulle modalità peculiari espressive della voce contadina di un’Italia che non c’è quasi più, sui limiti e le possibilità che hanno strumenti usati in situazioni bachianamente “ben temperati” di trovare il dialogo con note che temperate e educate non sono.

Con bella sintesi, per cercare di dar conto di questo lavoro, si potrebbero usare le parole della terza di copertina: «La voce contadina umbra, nell’interpretazione di Lucilla Galeazzi con UmbriaEnsemble, da ricerche musicali degli anni ’50 e ’70 del novecento, con musiche originali di Piero G. Arcangeli e di Raffaele Sargenti». 

Affrontiamo allora parecchi piccoli misteri celati in quanto sinora accennato. La luce che rischiara un po’ di angoli bui ce la fornisce uno studioso che molto ha fatto per accendere torce su un mondo in ombra, Roberto Leydi, quando sosteneva che la musica di tradizione, sollevata da incombenze “storicistiche” è, per sua natura e fattura, sempre contemporanea, ovvero del nostro tempo. È un’osservazione di Arcangeli, a introdurre il tutto. Si sarà capito che questo cd con libretto è una sfida: una sfida al femminile raccontata già dal titolo, Donna, voja e fronna.

Donna, perché nell’Italia contadina una donna che, uscita di casa (dove pure si cantava, funzionalmente: si pensi alle ninnananne) intonava uno stornello o una canzone, per molti versi prendeva una posizione di sfida aperta, verso un mondo patriarcale, si riprendeva la voce, letteralmente, e la rilanciava. Questa è anche la “voja” del titolo: la “voja de comparì”, di dare un segno al mondo, di esistere insomma non solo come figura femminile ancillare tra le mura, la sfida del canto per andare ed essere “altrove”, oltre il ruolo fisso inchiavardato dalle regole di genere. E fronna, perché, come dice uno stornello qui affrontato, “trema la vita mia come una fronna / le bastonate che m’ha dato mamma”: un modo per alludere alla precarietà, all’essere sempre su un filo teso sull’abisso per chi poteva vedersi la vita rovinata da una grandinata, da una scossa di terremoto, da una violenza, col carico di rinforzo dell’essere donna e dovere accudire gli altri. 

Si sarà capito che questo è un lavoro complesso e affascinante, maturato sulla fonte lontana ma straordinariamente viva e pulsante delle magistrali registrazioni in Umbria di Diego Carpitella e Tullio Seppilli.  Manca ancora un dato decisivo, oltre a ricordare l’intensità preziosa e aspra del canto di Galeazzi: l’apporto di UmbriaEnsemble, una sorta di continuo controcanto di incontro e scontro con strumenti “classici” quali violoncello, violino, flauto, pianoforte, nato dalla testa e dal cuore di Arcangeli. Dove non è controcanto (ma per certi versi continua a esserlo, rispetto alle musiche di tradizione) è proposta di composizione dirompente, straniante, è, e sono di nuovo sue parole, un «laboratorio paradossale, per attraversare fasi sempre più azzardate di una cosciente incompatibilità musicale». E ancora «l’incontro di una voce da un  lato e di un ensemble dall’altro per come sono. Irriducibili e non mediabili».

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