Il pazzo aereo di Gran Bal Dub

Il progetto dub di Sergio Berardo (Lou Dalfin) e Madaski (Africa Unite) prende il volo: Benvenguts a bòrd

Gran Bal Dub
Disco
world
Gran Bal Dub
Benvenguts a bòrd
Gran Bal Dub / Self
2019

Certi dischi comunicano una gioia immediata (e lì per lì immotivata) al primo ascolto. Un po’ come succede con la buona letteratura: un attacco poderoso, che sappia toccare le corde giuste dell’emozione nelle prime dieci righe è già garanzia che si vorrà andare avanti a leggere, a scoprire perché chi ha scritto quelle parole s’è presentato agli altri con simile forza incatenante.

Qui, nel disco, l’attacco è una gentile voce femminile (Rosella Pellerino) che in occitano dà il benvenuto a bordo dell’aereo pirata un po’ sgarrupato, come l’astronave rattoppata di Ian Solo in Guerre Stellari, fornisce informazioni su temperatura e viaggio, e infine invita a gustarsi il Gran Bal Dub. Uno si predispone già bene, no? Se poi non avete mai ascoltato una nota di questo progetto tanto irriverente quanto saggio, nel maneggiare una “tradizione” che spesso viene brandita come polverosa arma contundente, facendola deflagrare in assoluta contemporaneità, tanto meglio.

Le sorprese arriveranno, e saranno sorprese nel segno di un indiscutibile dinamismo applicato. Perché Gran Bal Dub mette assieme le teste ideatrici di Sergio Berardo, che viene quasi automatico immaginare con una ghironda tra le braccia con i suoi Lou Dalfin, e Madaski, il diabolico tastierista, manipolatore di suoni ed echi dub e remixer, nome immediatamente associabile invece alla perentoria emergenza di gruppi reggae in Italia, in primis i “suoi” Africa Unite. Ma anche, a partire dall’ormai lontano 1995, produttore di materiali targati Lou Dalfin. 

Dunque cosa attendersi da questo secondo disco del Gran Bal Dub? Quanto in fin dei  conti era stato annunciato tra le righe undici anni fa dalla rivisitazione in chiave dancefloor di brani dei “delfini” ad opera della Feel Good Productions, e messo a fuoco compiutamente da Musica Endemica del 2016.

Spazio allora al cuore evidente di Lou Dalfin, la canzone da ballare, o, come dicono loro, il “ballo-canzone”, ossigenato a dovere con saporite e “tradizionali” dosi di gighe, rigodon, farandole, scottish, curente e via citando, rivestite di echi e inchiavardate in battute serrate trance dalle sagge programmazioni di Madaski. 

Nulla funzionerebbe, se alla base non ci fosse gran sostanza: e qui è tutta sostanza la scrittura di Berardo, impegnato a un’infinità di strumenti a corda e a fiato, e coadiuvato da una squadra efficiente con Robi Avena alla fisarmonica, Chiara Cesano al violino, Carlo Revello al basso, Dario Avena al clarinetto, Matteo Mammoliti alla batteria. Il disco fisico è distribuito da Self, ma si può scaricare gratuitamente sul sito di Gran Bal Dub.

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