Il fascino discreto di Tirzah

Nel nuovo album Colourgrade la trentatreenne londinese Tirzah si espone tra le righe

Tirzah Colourgrade
Disco
pop
Tirzah
Colourgrade
Domino
2021

Che Tirzah fosse un personaggio dall’indole appartata, più ancora di quanto evidenziasse la musica, fu chiaro quando si esibì tre anni fa alle OGR di Torino per Club To Club: schiva, quasi intimidita, esponeva dal vivo le canzoni dell’album d’esordio Devotion, uscito in estate.

– Leggi anche: Tirzah, il romanticismo nell’era digitale

La affiancavano allora sul palco Mica Levi, amica e partner artistica da sempre, e Coby Sey: gli stessi che – insieme al fratello maggiore del secondo, Kwes, in veste di produttore – le sono stati accanto nell’elaborazione del nuovo lavoro, intitolato con il vocabolo che designa il procedimento digitale di rifinitura cromatica volto a enfatizzare l’efficacia emotiva di video e fotografie, Colourgrade.

«Un’istantanea del subconscio», l’ha definito l’autrice intervistata da “Stereogum”, alludendo in qualche modo alla situazione in cui l’opera ha preso forma: tra una gravidanza e l’altra, in una dimensione – diciamo così – domestica. E ciò affiora all’ascolto: “La mia bimba, stanotte sta dormendo”, dice un verso di “Sleeping”, ninna nanna adagiata su arpeggio di chitarra distorta e glitch assortiti, mentre la fragile melodia di “Beating” mette in scena la simbiosi riproduttiva (“Tu hai me, io ho te, abbiamo creato vita, sta pulsando”).

Intimità mostrata con riservatezza: di questo si tratta in termini narrativi. A ciò corrisponde un arredo sonoro addirittura più essenziale e austero che al debutto, in sé già d’ispirazione minimalista: la traccia d’apertura ostenta accento robotico e ambientazione sintetica, seguita da “Tectonic”, dove a dispetto di argomenti carnali (“Quando mi tocchi, esco dal mio corpo, l’istinto prende il sopravvento”) il tono è distaccato e appena impercettibilmente sensuale, suggerendo scorci da “post clubbing” (“Inseguito come un ritmo, magnetizza i nostri fianchi, techno alle placche tettoniche”).

Dopo di che entra in azione Coby Sey, duettando con la protagonista in “Hive Mind”: cantilena ipnotica da trip hop liofilizzato.

E se a tratti l’intonazione diventa più confidenziale, accennando vaghe inflessioni soul, ad esempio in “Sink In” e “Send Me”, c’è comunque qualcosa che agisce da elemento di contrasto: la cadenza funerea, nel primo caso, o un inopinato e feroce imbizzarrimento metal della chitarra elettrica, in coda all’altro.

All’età di 33 anni, la londinese Tirzah Mastin dispensa dunque fascino con massima discrezione: Colourgrade richiede perciò pazienza e attenzione per essere apprezzato, ma ne vale la pena, anche solo per lasciarsi inghiottire all’epilogo dalla magia amniotica di “Hips”, fluttuando tra l’elegiaca svagatezza della voce e i gorgoglii del sintetizzatore.

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