Combat Joy, Innarella racconta Ayler

Ayler's Mood, il trio di Pasquale Innarella con Danilo Gallo ed Ermanno Baron, è un gioioso omaggio al free

Combat Joy Ayler Innarella
Disco
jazz
Ayler's Mood
Combat Joy
Aut Records
2019

“Trane was the father, Pharoah was the son, i am the holy ghost”: così Albert Ayler, interprete di una musica vissuta fino alle estreme conseguenze come “healing force of the universe”.

Il trio di Pasquale Innarella (sax tenore e soprano), Danilo Gallo (contrabbasso) ed Ermanno Baron (batteria) tributa il monumentale musicista di Cleveland sin dal nome, Ayler's mood. Non di un omaggio didascalico si tratta ma di un ricordo vivido e intenso di uno spirito santo e maledetto, destinato a una musica feroce e lirica, nuda e selvatica, che lotta a mani nude contro l'entropia, in uno scontro titanico con la Storia, la Memoria. E ingaggia questa tenzone con una gioia vitalistica che non ha confini, che abbraccia il fare giocoso delle marching band, vertigini free, furori traboccanti negritudine fiera, ritmo, sudore, anarchia, melodia.

Questa attitudine pugnace, questa cocciuta Combat Joy, risuona in ogni singola nota, in ogni singolo colpo di batteria di questo ottimo disco, un live infuocato registrato a Roma nel novembre del 2018. Se Ayler era in qualche modo stato designato da irraggiungibili divinità per cercare di dire l'indicibile attraverso il suono, per raccontare quel mistero tragico e buffo, inesorabilmente individuale e collettivo, che è vivere (ancor più poi come jazzman afroamericano negli anni Cinquanta e Sessanta, il periodo di attività di Ayler), Innarella, Gallo e Baron riescono a restituire perfettamente proprio quel senso di urgenza, di febbre, di irrefrenabile creatività: cellule melodiche quasi elementari che fungono da architrave per improvvisazioni torrenziali, accenni addirittura a "La Marsigliese", un flusso ininterrotto e ispiratissimo che cattura l'attenzione dell'ascoltatore e spinge, una volta giunti alla fine, a premere di nuovo il tasto play.

Innarella ai sassofoni canta traboccando un soul sfrenato a ogni passo, Gallo e Baron portano un drive inesorabile, fluido e in perenne movimento. Un disco che trasmette un sentimento di urgenza sbracata, fiera e popolare nel senso profondo del termine e che fa venire voglia di alzare il volume e ballare, come se questo potesse capovolgere i destini del mondo.

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